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Ciao amore ciao26 febbraio 2010
di cletus Stanotte sono rientrato tardi. Mentre ero in macchina, la radio casualmente accesa non ricordo più su quale stazione, ho sentito questa canzone. Sarà stato il buio, il freddo, il silenzio, il fatto che a quell’ora non c’era nessuno per strada, beh mi ha preso e mai come stanotte mi sono fermato ad ascoltarla. Sentita chissà quante volte, nel mio immaginario di bimbetto che seguiva, col permesso dei genitori a restar sveglio un po’ più del dovuto davanti alla tivvù (era una sorta di concessione straordinaria), ricordo ancora l’effetto del suo suicidio durante un festival di Sanremo. Cosi, la tetraggine che si taglia a fette, si è cementata dentro di me, concorrendo a stiparle entrambe (la canzone e l’autore) in un angolo delle cose tristi del mio cervello, da dove, di volta in volta, tirarla fuori. Stanotte, quasi per magia, tutta la sovrastruttura che la teneva imprigionata, si è come sciolta. Ed è potuta uscire, intatta, la sua poesia. Un canto d’amore struggente. La nostalgia per un amore lasciato “al paese†che affiora in un universo “città †nel quale sentirsi nessuno, sebbene confuso fra mille luci. Tenco ha saputo fotografare, come pochi, quel momento dell’Italia. Quella perdita delle proprie radici, contro un’improbabile modernità , dalla quale venire schiacciati. E allora forte il richiamo, nemmeno fosse una tragedia greca, a quelle poche, assolute certezze: un cortile, i campi, la strada bianca come il sale, e un amore, che chissà , avrà saputo restare vivo sebbene strappato dalla lontananza.. Una grande pagina.
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Comment by Bartolomeo Di Monaco — 26 febbraio 2010 @ 23:17
Con la bella foto di Tenco mi hai convinto, cletus, a pubblicare ogni tanto qualche immagine. La rivista finora non lo aveva mai fatto.