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LETTERATURA: I MAESTRI: Una testimonianza sugli anni triestini di Joyce

13 marzo 2009

di Michele Risolo
[dal “Corriere della Sera”, gioved√¨¬† 27 febbraio 1969]¬†

La pubblicazione del breve scritto di James Joyce dal titolo Giacomo Joyce, a torto presentato come un romanzo d’amore da parte del¬≠l’editore italiano, ha procurato a me, fin dal suo primo apparire, in America (gennaio 1968), una valanga di ritagli – da riviste e giornali – e numerose lettere, per lo pi√Ļ di studiosi americani e inglesi, che mi chiedono delucidazioni e mi pongono¬† dei quesiti. Ci√≤ √® dovuto al fatto che Richard Ellmann
– il quale conosceva il manoscritto fin dal 1953 e lo ha largamente sfruttato nella sua vasta biografia di James Joyce (1959; ediz. italiana 1964: Feltrinelli) – ha creduto di poter identificare in Amalia Popper (diventata nel 1914 signora Risolo, mia moglie) la giovane triestina che aveva inconsciamente suscitato nel maestro d’inglese, James Joyce,¬† il¬† travaglio amoroso di cui in Giacomo Joyce si parla.

Dodici lezioni

Il Figaro Litt√©raire del 26 febbraio – 3¬†¬† marzo¬†¬† 1968, ri¬≠chiamandosi a un diffuso servizio di E. H. Hughes apparso su Life a proposito della ¬ęmistery Lady of Giacomo Joyce¬Ľ (ed. Atlantica, in data 19 febbraio 1968), si domandava:¬†¬† ¬ę A-t-on √©lucid√© l’un des nombreux myst√®res de la cr√©ation d’Ulysses? ¬Ľ. Va risposto che ¬ęse gli avvenimenti nominati in Giacomo Joyce – come il professor ¬†Ellmann mi scrisse in sua lettera del 31 gennaio 1968,¬† ed ha peraltro confermato nella prefazione all’edizione italiana dell’opera, che √® dell’ottobre 1968 – vanno¬†¬†¬†¬†¬† dal 1912 al 1914, per la maggior parte ¬Ľ, nessun mistero √® stato chiarito, e si rimane nel campo delle congetture, che risultano anche, per molta parte, arbitrarie.
Gi√† altrove ebbi a precisare che la signorina Amalia Popper trascorse a Firenze tutta la prima met√† dell’anno 1910, quale uditrice presso la facolt√† di let¬≠tere¬†¬† dell’allora Istituto di Studi Superiori pratici e di perfezionamento e che, avendo ottenuto da Roma la concessione di poter dare l’esame integrativo di lingue classiche (greco e latino, che non si studiavano al civico liceo femminile di Trieste, dov’ella aveva ottenuto il diploma di maturit√† in data 2 luglio 1908), si iscrisse regolarmente ai corsi nel novembre 1911 e assiduamente li frequent√≤ per quattro anni.
√ą quindi chiaro che Amalia Popper, dal 1910 in poi, non fu a Trieste. Quanto alle le¬≠zioni¬† d’inglese¬†¬† con James Joyce le prese non gi√† dal 1913 al 1914-’15 (come l’Ellmann ha scritto, e tanti altri al suo seguito), ma dall’ottobre¬†¬† 1908¬†¬† al novembre 1909, in tre periodi ampia¬≠mente intervallati: prese le ultime lezioni un paio di mesi dopo che Joyce si era trasferito in un appartamento di via Barriera Vecchia 32 (una casa dall’aspetto molto miserabile, mi raccontava mia moglie; quel rione era allore il pi√Ļ squallido di Trieste , e malfamato anche): ella vi¬≠de Joyce e ¬ę Giorgino ¬Ľ – il primo figlio di Joyce – a casa sua, per l’ultima volta, quando il piccolo aveva tre anni e mezzo o poco pi√Ļ.
Questo riferimento a via Barriera Vecchia lo ricordo con precisione, perch√© Joyce – che si era gi√† fatto anticipare le 12 lezioni mensili – fece alla scolara un divertito discorso sul tema di se¬≠die e mobili, concludendo che nel nuovo appartamento, al¬≠quanto spazioso (erano lui, Nora, i due bambini Giorgio e Lucia, e la sorella di lui Eileen, da poco venuta dal¬≠l’Irlanda ) di sedie e mobili non ce n’erano per tutti. La ragazza cap√¨ e lo disse al pa¬≠dre, che fece pregar Joyce di passare dal suo ufficio.
Quest’ufficio, che Joyce cono¬≠sceva, occupava una serie di locali molto grandi in uno stabile sul Canale, dalla parte della chiesa di S. Antonio Nuovo, alla destra di essa guardando il mare: vi cam¬≠peggiava all’ingresso una grande scritta: ¬ęBrum & Popper¬Ľ.
Per chi ami le analogie, potrebbe darsi che quel Brum associato a Popper, il cui no¬≠me era Leopoldo, abbia sug¬≠gerito a Joyce l’idea di dare al suo eroe dell’ Ulisse il no¬≠me di Leopold Bloom; allo stesso modo non pu√≤ esclu¬≠dersi che il nome di Amalia – ch’egli sentiva chiamare in casa, oltre che Malietta, anche Mali√ļ e M√†li – ab¬≠bia suggerito il nome di Molly, nello stesso Ulisse. Ma ci√≤ nulla dice ai fini della identificazione della giovine donna segretamente amata da Giacomo Joyce.
Con i Popper i rapporti di Joyce furono senz’altro ami¬≠chevoli; tanto ch’egli fre¬≠quent√≤ quasi assiduamente i pomeriggi domenicali, molto festosi, di villa Popper. Vi convenivano, dalle ville vici¬≠ne, giovani graziose amiche delle sorelle Popper, si face¬≠va un po’ d’accademia mu¬≠sicale, fra grande profusione di monumentali torte, di pasticcini, di t√®, di caffellatte, a seconda dei gusti. Ci ve¬≠nivano anche degli artisti, pittori, perch√© la padrona di casa era una pittrice di ta¬≠lento gi√† allieva del Favretto. Pi√Ļ volte Joyce, da solo, e poi anche con la sorella Eileen, si esib√¨ al piano, cantando¬† arie¬†¬† d’opera Verdi, ¬≠molto Puccini). Romanze, can¬≠ti popolari irlandesi: entrambi i fratelli avevano una voce bellissima.
Della nutrita, chiassosa e burlona – a scherzi e burle Joyce ci stava con pieno agio – compagnia giovanile face¬≠va anche parte una fiorenti¬≠na, venticinquenne, la go¬≠vernante delle sorelle Popper. Era alta, diritta e fiera, ch’√® proprio di tante fioren¬≠tine, aveva viso ovale e chia¬≠ro con un sottofondo lieve¬≠mente olivastro, occhi scuri, capelli nerissimi annodati a trecce dietro la nuca; par¬≠lava un magnifico toscano, e poich√© Joyce aveva avuto per maestro d’italiano un tosca¬≠no, il Francini, s’intratteneva volentieri con lei. Si chiama¬≠va Ina Bassano, √® finita in un campo di sterminio na¬≠zista. Era sempre lei ad ac¬≠compagnarlo per il corridoio della villa, precedendolo, si¬≠no all’uscita, al termine di ogni lezione. Durante la le¬≠zione, che si svolgeva nel ti¬≠nello, sedeva nell’attigua sa¬≠la da pranzo. E in questo senso va interpretato il Fi¬≠garo Litt√©raire l√¨ dove scri¬≠ve: ¬ęIdylle chaste et pure: Joyce ne fut jamais laiss√© seul avec sa Beatrice, pas m√™me pendant les le√ßons d’anglais! ¬Ľ.
 

Quattro allieve

Ma cotesta villa non era in via San Michele, come il professor Ellmann scrive nel¬≠la sua biografia di Joyce; era in cima a via Alice (ora via Don Minzoni), al n. 16; fa¬≠ceva e fa tuttora angolo con via Bellosguardo. Ora lass√Ļ, sui declivi del colle di San Vi¬≠to, c’√® tutta una nuova citt√†, ma ai tempi di Joyce – e del mio fidanzamento con la signorina Popper -, da quel¬≠le parti c’eran soltanto po¬≠che strade solitarie, fiancheg¬≠giate da grandi ville con bel¬≠lissimi giardini. Il professor Ellmann, (e tanti altri, con lui) s’√® lasciato ingannare dalle fantasie del Giacomo Joyce (ch’egli ebbe in visio¬≠ne dal fratello dello scrittore, Stanislao, ma non vagli√≤ n√© approfond√¨): e ha creato un Leopoldo Popper dalle baset¬≠te candide (aveva soltanto 48 anni, essendo nato nel 1862, in Boemia), che s’intrattiene per via San Michele col mae¬≠stro della figliola James Joy¬≠ce, uscendo dalla propria villa.
Fra altro, quando Joyce usciva dalla casa di via Alice passava in via Bellosguardo, a dar lezione a una zia di Amalia, quindi, ritornando per via Alice (non poteva fare diversamente), ch’√® mol¬≠to ripida, scendeva in via Tigor e si fermava nella ca¬≠sa di Eva Venezian, del gran¬≠de ceppo dei Venezian irredentisti ed eroi, cugina della madre di Amalia: ivi dava lezione ¬ę collettiva ¬Ľ a quat¬≠tro allieve. Frequentemente sostava un attimo all’ingres¬≠so della casa di via Alice, per consegnare alla governante, o alla cameriera un biglietto della zia per Amalia, in rispo¬≠sta a un altro che Amalia gli aveva affidato prima. Di que¬≠sta curiosa storiella, Joyce si ricord√≤ nel 1934, quando, nel¬≠la lettera di risposta a quel¬≠la che mia moglie aveva scritto per chiedergli l’auto¬≠rizzazione a tradurre Dubliners, usc√¨ in questa frase: ¬ęCome vuole che non mi ricordi di lei se le ho fatto anche da postino!¬Ľ
Fu lieto di dare l’autoriz¬≠zazione – perch√© aveva sem¬≠pre considerato Amalia la sua migliore allieva. ¬ę Il mio n. 2 ¬Ľ disse una volta; e la ragazza domand√≤ : ¬ę Chi √® al¬≠lora il n. 1? ¬Ľ. ¬ęSi chiama Schott ¬Ľ. ¬ę E com’√® fatto? ¬Ľ. ¬ęHa la testa che sembra un puledro ¬Ľ -; e fece inoltre pervenire, dattiloscritta, la traccia per la ¬ę biografia es¬≠senziale ¬Ľ premessa al volu¬≠me Araby, che contiene sol¬≠tanto cinque dei racconti tra¬≠dotti (1935).
Concludendo osserver√≤ che non mi rendo conto come mai il professor Ellmann ab¬≠bia seguito la falsariga del Giacomo Joyce e abbia insi¬≠stito a parlare d’una via San Michele dal momento che lo stesso indirizzario di Joyce reca chiarissima, alla lettera ¬ęP¬Ľ, questa riga: ¬ęPopper, Amalia. Via Alice, 16 ¬Ľ. E ri¬≠spondendo ai vari quesiti che mi sono stati posti, dir√≤: del¬≠le opere di Joyce, mia moglie lesse soltanto Dubliners, do¬≠po il 1920, in un esemplare di propriet√† della sorella Li¬≠setta (il quale √® tuttora in casa); nel 1932, quando si propose di fare un esame di concorso per cattedre d’ingle¬≠se nelle medie superiori (ave¬≠va gi√† vinto un concorso per le medie inferiori), acquist√≤ A portrait of the artist as a young man, ma si arrest√≤ al¬≠la pagina 10 e non and√≤ ol¬≠tre; non ha mai conosciuto Ulisse (e, confesso la mia ignoranza, neppure io l’ho mai letto); non conobbe la biografia dell’Ellmann; quan¬≠do l’edizione italiana di que¬≠sta fu diffusa, mia moglie era gi√† ammalata di un terribile male che poco pi√Ļ di due an¬≠ni dopo la condusse alla tom¬≠ba.
Questo spieghi perch√© sol¬≠tanto ora io sono intervenu¬≠to a correggere alcune delle inesattezze in cui l’Ellmann in buona fede √® incorso. E quanto al cos√¨ detto ¬ę roman¬≠zo d’un amore triestino ¬Ľ, e cio√® il Giacomo Joyce, √® in¬≠dubbiamente, come ben ha visto Gabriele Baldini, una sorta di poemetto in prosa, non rifinito, nel quale molti elementi derivano dalla real¬≠t√† e qualcuno si accorda an¬≠che (al principio, per esem¬≠pio: ¬ęscrittura filiforme, dal tratto lungo e delicato segna¬≠to con quieto disdegno e ras¬≠segnazione: una giovine don¬≠na distinta¬Ľ) col carattere e la persona della giovine allieva.


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ LETTERATURA: I MAESTRI: Una testimonianza … — 13 marzo 2009 @ 18:09

    […] Prosegue Articolo Originale:¬† Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ LETTERATURA: I MAESTRI: Una testimonianza … […]

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Bart