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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LIBRI IN USCITA: MERIDIANOZERO 13/2011

12 giugno 2011

Care lettrici e cari lettori,

questa settimana compare in libreria il romanzo “Yellow Medicine”, una storia dura e nera di terrorismo nel profondo della provincia americana da un nuovo autore presentato da Meridiano zero ai lettori italiani: Anthony Neil Smith che sara’ ospite a fine giugno al Festival del Blues di Piacenza. L’altro libro che vi attende sugli scaffali e’ “Lucio-Ah” di Massimo Del Papa, in cui l’autore ripercorre il tragitto musicale di Lucio Battisti, sullo sfondo degli anni piu’ neri e pesanti della Repubblica italiana.

E infine una buona notizia per chi vuole fare provviste di libri da leggere sotto l’ombrellone. Per tutto giugno lanciamo la campagna “5 al 50″: 5 libri al 50%, per gli iscritti alla newsletter. E’ sufficiente fare l’ordine per email o sul nostro sito, aggiungendo le parole “5 al 50″ e vi sara’ riconosciuto lo sconto del 50%.

Buona lettura
la vostra redazione

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LE NOVITA’ IN LIBRERIA:

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Yellow Medicine di Anthony Neil Smith – euro 15,00
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Minnesota: fra i campi di granturco coperti di neve e il vento che fischia fra gli alberi Billy Lafitte cerca un nuovo inizio sulle pianure ghiacciate. E’ stato nominato vicesceriffo nella contea di Yellow Medicine, ma per uno come lui quel posto e’ solo un purgatorio. Perche’ Billy viene dal Golfo del Mississippi, e’ un uomo del Sud, tutto temperamento e testosterone, e fatica a capire le leggi rurali che regolano i rapporti fra gli abitanti delle terre del Nord e i Sioux dei casino’. In un universo popolato da perdenti e ubriaconi, medici alcolizzati e guardie del corpo corrotte, Lafitte e’ una mina vagante. E quando Drew, la ragazzina che gli ha acceso il sangue, gli chiede di rintracciare il suo fidanzato, non se lo fa ripetere due volte.
Trovera’ Ian quasi subito in un dormitorio studentesco ma il ragazzo, che e’ a letto con un’altra, e’ gia’ finito in un mare di guai: marchiato con un ferro da mandriani, e’ ora sul libro nero di una gang che sta progettando di fare del Minnesota la nuova raffineria di metanfetamine degli States. Ma se e’ vero che ogni indagine ha un prezzo, ficcare il naso in questa costera’ a Billy molto caro, perche’ Ian e la sua nuova fiamma scompaiono e quando lui torna al college trova ad aspettarlo una testa mozzata e un manipolo di scalcagnati terroristi che ha l’obiettivo di ucciderlo.
Narrato in prima persona, intriso di humour nero e cinismo, “Yellow Medicine” e’ un formidabile pastiche di genere in cui la visione manichea e retrograda di un antieroe americano si fonde con le atmosfere dark della provincia piu’ rurale e retriva. Ne emerge una storia che ha l’aroma ferroso del Thompson piu’ crudele e l’onirica violenza di Fargo dei fratelli Coen.

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Lucio-Ah – Le stagioni italiane nella musica di Lucio Battisti di Massimo Del Papa – euro 10
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Le canzoni di Battisti sono emozioni collettive, ciascuno le assorbe a modo suo ma mai da solo. Sono momenti da vivere insieme, da cantare con la chitarra in riva al mare o attorno al fuoco. Sono sogni di gruppo, fatti per viaggiare, per amare, per conoscersi, per raccontarsi.
Battisti era tacciato di qualunquismo e persino di fascismo, perche’ la destra lo venerava. Ma nel covo delle Brigate Rosse di via Monte Nevoso a Milano fu trovata l’intera collezione dei suoi dischi. A quanto pare sia i fascisti che i comunisti si innamoravano con le sue canzoni. La verita’ e’ che lui ha sempre mantenuto una rigorosa separazione tra impegno politico e creativita’ artistica.
Massimo Del Papa parla dell’uomo e dell’artista, di ogni suo album, del sodalizio con Mogol, che come lui non si e’ mai rifugiato nella nostalgia del passato ma ha sempre tenuto gli occhi fissi sul presente. Racconta la collaborazione con i piu’ importanti cantanti e musicisti, la partecipazione a Sanremo, il duetto con Mina a Teatro 10, il fallito assalto alle classifiche americane e il prematuro ritiro dalle scene. Ma soprattutto Del Papa allaccia strettamente tutto questo con lo scorrere degli anni in Italia, con i costumi, l’attualita’, la politica, per mettere in luce quanto di quelle passate stagioni italiane vive nella musica di Battisti.

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LE RECENSIONI

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Uomini da mangiare di Christine Leunens – Euro 13
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D Repubblica delle donne

Innamorarsi al primo morso
Eros e cibo
Ironica e sfrontata, Christine Leunens narra la bizzarra ricerca di “Uomini da mangiare”

Cā€™e’ piu’ di un fraintendimento nellā€™educazione sessuale di Kate, figlia di una vedova dal robusto accento lituano e dal polso di ferro in fatto di educazione. Il suo disgusto per i succulenti arrosti e le frattaglie che la madre porta in tavola, sā€™intreccia indissolubilmente allā€™amplesso della coppia di amici di famiglia spiati dal corridoio, che con il concerto di grugniti, schiocchi di lingue, e invocazioni tipo ā€œMangiami!ā€ le rivela che il sesso non e’ altro che un rivoltante banchetto. La morte del padre in un incidente stradale, con una sedicenne tra le gambe, la conferma in questa convinzione. Le cose si complicano quando i primi pruriti adolescenziali la mettono alla ricerca di un uomo da ā€˜mangiareā€™.
Ha una scrittura ironica e spudoratamente sfrontata, Christine Leunens ex modella di Givenchy e Paco Rabanne, figlia di madre italiana e padre fiammingo che, grazie al successo del libro, ha comprato una tenuta in Piccardia e si e’ data allā€™allevamento di cavalli e alla scrittura per il teatro in inglese e francese. Ora alterna la campagna, lā€™attivita’ letteraria a poche occasionali incursioni nel mondo della moda.
La seconda parte del suo romanzo dā€™esordio finisce in una gourmandise drammaticamente pulp. Kate vince una borsa di studio per la facolta’ di Teologia (e sua madre tenta di spronarla a incassare i soldi senza andare allā€™universita’), trasferendosi poi in citta’. I suoi obiettivi sessual-cannibalici sono un paio di malcapitati professori e un negoziante superdotato del quartiere. Esperienze cosi’ poco soddisfacenti (anche per loro), che la stramba diciassettenne optera’ per un estremo rituale gastro-onanistico.
Monica Capuani

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Real Life di Christopher Brookmyre – Euro 14
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Venerdi’
Lā€™Inghilterra salvata a colpi di videogame
Quel tragitto in macchina verso lā€™aeroporto racconta di frustrazioni, di ambizioni fallite, del placido e riconosciuto orrore del quotidiano che solo il possesso di unā€™auto imponente riesce a compensare.
Ma e’ anche qualcosā€™altro: e’ lā€™inizio della nuova vita di un uomo qualunque che diventera’ il terrorista piu’ crudele e ricercato del pianeta.
Nonche’ lā€™incipit di “Real Life”, ultimo romanzo del geniale scrittore scozzese Christopher Brookmyre, uno dei pochi a poter azzardare una spy story raccontata nella modalita’ narrativa del videogame. Perche’ a ritrovarsi e sfidarsi negli orrori di una Gran Bretagna che teme un attentato ancor piu’ distruttivo di quelli che stanno insanguinando il mondo, sono due assassini: uno reale, Simon, e uno virtuale, Raymond. Il primo e’ sfuggito alla monotonia diventando un terrorista. Il secondo, suo antico amico, ex musicista inchiodato alle responsabilita’ familiari, e’ un campione di videogiochi online. Si riconosceranno e si sfideranno: come in una straordinaria e irripetibile partita.
I ritmi e il linguaggio (ben sostenuti dalla traduzione di Anna Feruglio Dal Dan) sono malinconici, crudeli, feroci.
In sostanza, Brookmyre e’ bravissimo.
Loredana Lipperini

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Dia de los muertos di Kent Harrington – Euro 14
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Buscadero
“Dia de los muertos” e’ uno dei piu’ avvincenti romanzi ambientati sul border degli ultimi anni. Gia’ il fatto di essere introdotto da una strofa di Volver Volver, un tradizionale notissimo a chi ha seguito fin dall’inizio la storia dei Los Lobos, dovrebbe bastare come biglietto da visita. In piu’, servono magari le parole dello stesso Kent Harrington che a proposito del libro ha detto: “Dia de los muertos appartiene alla scuola dei romanzi di Jim Thompson: Ie cose vanno di male in peggio e arriva un colpo di scena, ma in piu’ credo che abbia l’andamento di un film. Ho cercato di sposare cinema e romanzo”. La trama sembra effettivamente la sceneggiatura standard per passare l’esame del corso di noir assoluto, relatori gli illustrissimi il gia citato Jim Thompson (per l’assenza di vie d’uscita) e James Ellroy (per via di “Tijuana Mon Amour”): potete scoprirvela da soli, perche’ in “Dia de los muertos” conta soprattutto il protagonista. Vincent Calhoun e’ un uomo roso dall’odio e dal desiderio, due sostanze apparentemente inconciliabili, ma che sul border, nel ‘dia de los muertos’, si fondono come la nitro con la glicerina. Dal canto suo, lui, un loser di primissima categoria, fa poco o nulla per disinnescare tutte le probabili esplosioni che incontra nel suo andare avanti e indietro sulla linea di fuoco del confine. Essendo un coyote (e qui bisogna andare a leggere e rileggere il significato di questa parola in “Leggende del deserto americano” di Alex Shoumatoff, che ne offre una definizione ben al di la’ della semplice connotazione zoologica) Vincent Calhoun ha un’esistenza parecchio complicata e il carattere rocambolesco di “Dia de los muertos” ne riporta magnificamente l’essenza con un ritmo serrato e avvincente da thriller, ma con un paesaggio da frontiera e una citta’, Tijuana, in cui “c’era gente con cui era preferibile non correre rischi”. Non si tratta soltanto di brutti ceffi o di stare dalla parte sbagliata. In Dia de los muertos prima o poi lā€™inganno viene a galla e si paga sempre perche’ “tutti mentiamo a noi stessi. Fa parte della vita. Mentre guidava Calhoun si raccontava bugie. Gli uomini da cui stava per farsi prestare soldi erano suoi nemici, e quando diceva a se stesso che erano soltanto strozzini mentiva. Sapeva che non era vero. Aveva giurato che non sarebbe mai venuto a tarsi prestare soldi da El Cojo perche El Cojo era il piu infimo di Tijuana e, in effetti, suo nemico, in quanto gestiva le pattuglie piu’ cattive dei topi del deserto. Ma in Messico mentire a se stessi risulta piu’ facile che altrove. E’ un paese cosi’, si disse”. Leggetelo con la colonna sonora del bellissimo “Borderland” di Tom Russell e vi sembrera’ di essere nel mezzo di un film di Sam Peckinpah.
Marco Denti

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Missione in Alaska di Mykle Hansen – Euro 13
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Sartoris, 11.5.11

Stravolti, cinici e vincenti in balia dellā€™orso…
Ci risiamo. Quelli di Meridiano Zero ne hanno scovato un altro. Instancabili nel loro nasometrico sondare nomi e tendenze di eccellenza nel variegato panorama noir di matrice anglo-americana (con succulente capatine anche in quello italiano e francese), stavolta sono andati a pescare una chicca per intenditori: tal Mykle Hansen, scrittore di Portland, Oregon, tra gli inventori della cosiddetta ā€œbizzarro fictionā€, una sorta di straordinaria mescolanza di commedia tragica e surrealtaā€™ condita da sotterranee venature di grottesco. ā€œMissione in Alaskaā€ eā€™ un romanzo breve e feroce, a tratti strampalato, di sicuro assai caustico: racconta la vicenda di Marv Pushkin, ā€œResponsabile della Comunicazione Creativa, Condottiero Aziendale, Leader di Uomini, Conquistatore di Femmine, abbonato di Esquireā€, un creativo manager che ha messo in formalina lā€™anima per lasciarsi alle spalle qualsiasi traccia di tenerezza o sentimentalismo. Reso cinico dal consumismo esasperato, dalla miriade di comfort che la nostra societaā€™ elargisce in maniera esponenziale (in primis gli psicofarmaci, baluardo legalizzato della felicitaā€™ chimica contemporanea), Marv eā€™ uno scorrettissimo, sfegatato arrivista che considera il suo prossimo alla stregua di un numero da contabilizzare e sfruttare nelle campagne di marketing, oppure semplicemente qualcuno da subordinare – anche sessualmente, in caso si tratti di bella gnocca! Un bel diā€™, questā€™essere repellente organizza una caccia allā€™orso in Alaska, certo che questo serviraā€™ a compattare la sua squadra lavorativa per renderla ancora piuā€™ vincente, ancora piuā€™ imbattibile. Il massimo. Ma le cose, come scopriamo giaā€™ in apertura del libro, prenderanno una piega piuttosto imprevista. Immobilizzato sotto il suo imponente SUV a causa dā€™un crik difettoso, il protagonista si ritrova bloccato al terreno. Ma questo non eā€™ lā€™unico inghippo. Attorno al veicolo che lo tiene inchiodato si aggira ungrosso plantigrado, un bellā€™orsone bianco che ha deciso di utilizzarlo come integratore proteico per la sua dieta ed ha iniziato a nutrirsi con lā€™unica parte che al momento riesce a raggiungere: i piedi. Maneggiando siffatte coordinate, lā€™autore statunitense – scrittore, performer e musicista, dicono le note biografiche – daā€™ vita ad un romanzo satirico davvero tagliente, unā€™opera che, attraverso lā€™uso calibrato quanto sottilissimo dellā€™ironia, sfregia ad unghiate il cuore del Sogno Americano, svelando la pochezza e la bruttura (se ancora ce ne fosse bisogno) che soggiacciono alla pulsione malata che regola ogni architettura sociale odierna: arricchirsi, svettare sugli altri, vincere ad ogni costo: una prospettiva che ci viene inoculata sin da bambini grazie alle vetrine colorate, i cellulari sempre piuā€™ high-tech, le macchine veloci, i vestiti piuā€™ cool. Qualcosa che ci sta facendo impazzire tutti. Bello, rapido e spassoso. Con uno spunto riflessivo importante. Che altro chiedere, da un romanzo cosiā€™?
Omar De Monopoli

Corpifreddi, 25.5.11
Devo ammetterlo, quando mi contatto’ il buon Matteo Strukull proponendomi questo libro, pensai subito che a sto giro sarebbe venuta fuori la prima recensione negativa per Meridiano Zero sul blog dei corpi freddi. La mail parlava di un libro delirante, carico di humor, con un personaggio cinico ai massimi livelli, blasfemia da far arrossire Lucifero in persona, ecc.
Inizio la lettura di queste 160 pagine pensando a che tipo di abbaglio avesse preso Marco Vicentini nel pubblicare “Missione in Alaska” e gia’ dalla copertina la cosa si faceva funesta, davvero bruttina.
Prime 20 pagine divorate in ufficio e piu’ leggo piu’ mi convinco di avere di fronte un libro scritto da uno scrittore sotto peyote spinto. La frase iniziale recita: “Voi pensate di avere problemi? Be’, qui c’e’ un orso che mi sta mangiando! Oooh, mi dispiace, scusatemi tanto, no, no, avete ragione, parliamo dei vostri, di problemi. Mmmhmm, ma non mi dite! Il capo vi tratta male? L’auto e’ da cambiare? E siete anche preoccupati per l’ambiente? Be’, sapete che c’e’? A me, il vostro ambiente ha appena mangiato un piede! Ci sto sanguinando, sul vostro ambiente!”
E’ stato un incipit folgorante, potrei stare a copiarvi pezzi di questo romanzo all’infinito perche’ infiniti sono i punti di riflessione, di amaro cinismo, di deliranti finti colloqui che il personaggio, Marv Pushkin, fa direttamente col lettore.
Prima di andare avanti con la lettura passo un po’ di tempo sul web e cerco informazioni sullo scrittore, Mykle Hansen, anche perche’ continuo a pensare che e’ un tossico armato di penna e blocknotes e non e’ bello dare del tossico ad uno scrittore. Spulciando il suo sito, lo spessore malato non si abbassa. Dice di vivere in un castello rosa con un fossato pieno di galline mangia uomini e tra i vari link ha una pagina dedicata ai pornografi felini ovvero una pagina chiamata: foto di nudi del suo gatto. Geniale!
Tornando al libro, lo strillo dietro la copertina ci prepara anticipatamente a cio’ che andremo a leggere dicendoci che e’ “Il romanzo piu’ folle e scorretto di uno dei maestri della bizarro fiction” e con questo epitaffio arriviamo alla trama: Marv Pushkin e’ il personaggio chiave. Un lurido pezzo di merda, sfondato di soldi, arrivista, egocentrico che per far colpo verso i boss della sua azienda, promuove un fine settimana immersi nella natura alla sua intera equipe in modo da rafforzarne lo spirito di gruppo. Ma non tutto va bene in questa gitarella. Cambiando una ruota al suo adorato SUV, il crick molla la presa e rimane coi piedi sotto il cerchione possente del suo bolide che tratta meglio della sua ragazza e da qua inizia il delirio. Entra in scena un orso, che senza chiedergli il permesso inizia a nutrirsi per giorni delle sue gambe tanto che, grazie a questo legame “sanguigno” lo promuove da orso a Compare Orso. Incastrato, il nostro “amico” Marv, inizia con dei monologhi folli (anche se, letti con attenzione c’e’ dietro una critica alla cultura americana dell’arrivismo e di tutto cio’ che rende l’americano “padrone del mondo”).
Un libro fantastico, forse ai margini del target corpi freddi ma che vi assicuro vi fara’ divertire, riflettere ed indignare allo stesso tempo. Durante l’anno, sono pochissimi i libri che invito FORTEMENTE a mettere in libreria e queste 160 pagine faranno parte del mio tormentone del 2011.
Complimenti quindi ad Hansen (di cui spero di riuscire a leggere altri romanzi) e alle intuizioni di Meridiano che spesso ci delizia con perle di questo tipo.
Libro STRACONSIGLIATO.
Enzo Carcello

(recensioni Missione in Alaska)

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Notte di sangue a Coyote Crossing di Victor Gischler – Euro 14,00
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Alias, 7.5.11
Accumulo ad Oklahoma
Coyote Crossing, una contea persa nel nulla dell’Oklahoma, della quale il protagonista, Toby Sawyer, aiuto sceriffo part time per cronica mancanza di fondi statali, non ha di meglio da dire che: “Doveva essere proprio un coglione, il pioniere che ha chiamato questo posto Coyote Crossing. Forse, prima che arrivasse la ferrovia e il bianco di turno gli cambiasse il nome, lo chiamavano Creek Qualcosa, con qualche parola indiana che significava spirito di scorpione sputato dall’inferno o giu’ di li'”. In questa miseranda terra di nessuno Toby, una moglie con bambino a carico che vuole cambiare aria il prima possibile, un’amante minorenne e figlia di un camionista alcolizzato, un capo grande e grosso che lo ha preso in simpatia ma che non tollera trascuratezze sul lavoro, una notte si perde un cadavere. Ne’ piu’, ne’ meno. Lasciato dai colleghi a guardia del corpo di Luke Jordan, un balordo che qualcuno ha finalmente deciso di riempire di piombo, il vice sceriffo lo lascia per qualche minuto, giusto il tempo di farsi una sveltina con la piccola Molly, e quando torna il cadavere e’ sparito. Non soIo: quando si mette in moto per ritrovarlo, Toby ha la netta sensazione che un’auto misteriosa lo segua passo passo, e ben presto si rende conto che ci sono altre persone molto interessate a capire che fine abbia fatto Luke, e pronte a eliminare senza scrupoli chiunque metta loro i bastoni tra le ruote.
Sono, queste, le semplici premesse di un romanzo che procede per cumulo e per accelerazione, disseminando la trama e l’occhio del lettore di sparatorie, risse letali, sangue e sesso: ma soprattutto, cadaveri a’ gogo. Una miscela western-noir composta e imbandita da un autore che conosce a menadito l’arte di spingere l’hard-boiled fino a un passo dall’inverosimile, ma anche di evitare derive irrealistiche grazie al filtro di un protagonista ordinario, uomo senza qualita’ gettato in una vicenda molto piu’ grande di lui e capace di attingere a risorse che non sapeva di avere, pur di togliersi dai guai.
Tradotto da Luca Conti, che insegue e asseconda con la consueta competenza la girandola di invenzioni di cui la trama e’ costellata, “Notte di sangue a Coyote Crossing” e’ il settimo romanzo di Victor Gischler, cittadino di Baton Rouge, Louisiana: scrittore sudista, dunque, proprio come Joe Lansdale, cui lo accomuna ima vena umoristica inesauribile, figlia della tradizione del tall tale, e la grande disinvoltura con cui lavora a cavallo tra i generi, alternando veri e propri noir adrenalinici (come il suo fulminante esordio “La gabbia delle scimmie”), gialli atipici (“Anche i poeti uccidono”), mescidazioni di horror, crime e fantascienza (il post-apocalittico “Black City”). Una poetica dell’eccesso e dell’accumulo lontana mille miglia dal nitore formale dei grandi thrilleristi americani degli ultimi due decenni (Connelly e Lehane sopra tutti); ma anche, paradossalmente, assai piu’ vicina allo spirito dell’hard-boiled e del noir, la cui vocazione allo scandalo, sebbene attutita da anni di tarantinismo, risuona ancora nelle pagine piu’ brute e cristalline di questo nuovo, piccolo maestro.
Luca Briasco

Mucchio, maggio 2011
Notti pulp
Nell’Oklahoma piu’ profondo e bifolco, tutto in una notte. Si esplode di caldo in mezzo al nulla, non succede mai niente. Fino a ora.
Per essere una piccola citta’ Coyote Crossing ha fin troppi segreti. In una notte d’agosto, un redneck viene rinvenuto senza vita: si chiama Luke Jordan e ha cinque fratelli, tutti poco di buono, stupidi e robusti come tori. Comincia cosi’ “Notte di sangue a Coyote Crossing”, il nuovo noir di Victor Gischler, nell’ironica e disincantata narrazione in prima persona del giovane aiuto sceriffo Toby Sawyer. Toby non si sente un vero sbirro, ha solo visto troppe puntate di CSI, e’ tornato in Oklahoma per il funerale della madre senza riuscire ad andarsene piu’. Il suo intento era diventare un chitarrista rock, ma la vita lo ha intrappolato a Coyote Crossing, la ragazza incinta e un improbabile impiego. Dal ritrovamento del corpo di Luke Jordan, tutto va a rotoli con velocita’ supersonica: l’aiuto sceriffo, goffo e sfortunato, dapprima perde il cadavere che avrebbe dovuto custodire.
E’ abbandonato dalla moglie, che gli lascia il bambino di pochi mesi; e’ perseguitato da una Mustang minacciosa; distrugge un motel. Quindi colleziona omicidi – lui che non aveva neanche mai visto un cadavere – fino a compiere una carneficina. Inatteso giustiziere nella notte, Sawyer, che e’ specializzato a non fare mai la cosa giusta, nondimeno scopre un traffico di clandestini messicani e deve tirare fuori coraggio e scaltrezza per salvare la pelle svariate volte. Perche’ la sua scoperta potrebbe costargli la vita, e le sue gesta il carcere a vita. Il western-pulp di Gischler e’ irresistibile, rocambolesco, amorale. Lo scrittore fa uscire dalle pagine l’afrore delle bettole – gli honky-tonk – e il puzzo stantio dei pick-up polverosi e unti. Non ci meraviglieremmo se “Notte di sangue a Coyote Crossing” diventasse un film dei fratelli Coen.
Gianluca Veltri

(recensioni Notte di sangue a Coyote Crossing)

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Il vangelo della scimmia di Christopher Wilson – euro 13
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Film tv, 26.4.11
Sull’isola britannica di Iffe, terra popolata da individui ignari del mondo e obbedienti a leggi intransigenti, approda Maria, una scimmia fortunosamente scampata al naufragio di una nave da guerra. Scambiata per eccentrico francese dagli abitanti del luogo, Maria semina lo scompiglio, mettendo a repentaglio il ferreo e ottuso ordine che vige sull’isoletta.
Christopher Wilson, autore inglese nato nel 1949 con trascorsi da docente universitario, dipinge questo quadretto caratterizzato dall’irruzione di un elemento scompaginante all’interno di un universo autoreferenziale con stile mordace e pungente, indugiando causticamente sulle storture dell’ignoranza e sulla crudelta’ dell’intolleranza. Eppure non e’ il solo taglio satirico-pamphlettistico a rendere “Il vangelo della scimmia” un romanzo di rara arguzia, e’ la scrittura stessa a farsi incisivo strumento di sarcasmo: che si dispieghi sardonicamente nell’ampollosa eloquenza dei potenti e dei sapienti o che si rattrappisca rabbiosamente nell’isteria linguistica di Vera la Pazza e nelle bestiali raffiche che passano per la testa di Maria, quello di Wilson piu’ che uno stile e’ una stilettata, ritagliandosi addirittura un capitolo (“La Notte di Ophal”) per dare sfogo alla visionarieta’ degna di un sabba tutto al maschile.
Joseba

(recensioni Il vangelo della scimmia)

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Stanze nascoste di Derek Raymond – Euro 16,00
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Carmillaonline, 3.4.11
La vita e gli incubi di Derek Raymond
Finalmente arriva anche in Italia “Stanze nascoste”, l’autobiografia di un grande – forse il piu’ grande – scrittore di noir contemporaneo, Derek Raymond, pseudonimo di Robin Cook, scomparso nel 1994. Il merito di aver portato in Italia l’autore inglese va a Meridiano Zero, che recentemente ha anche pubblicato “Incubo di strada”, di cui parleremo piu’ avanti.
Nato da una famiglia aristocratica, Derek Raymond lascia presto la sua casa (un castello) per andare ad osservare il mondo dalla parte della barricata meno comoda. La sua vita e’ a dir poco avventurosa, girando l’Europa, la Spagna, l’Italia e molta Francia, e sbarcando il lunario con lavori spesso al limite e oltre la legalita’. Perche’ per essere un buon scrittore di noir, ci ricorda l’autore, non basta pensare come parlano i delinquenti ma e’ indispensabile parlare con loro; non si puo’ immaginare cosa si prova perdendo l’amore ma bisogna perderlo davvero, ne’ come si vive per strada perche’ e’ necessario viverci; e per narrare la disperazione occorre diventare disperati. E questo e’ il motivo per cui molti romanzi etichettati come noir sono solo degli innocui polizieschi o gialli.
Nel saggio “Perche’ odio Agatha Christie” Raymond afferma: “…il fine della regina del giallo era proprio quello di sedare e tranquillizzare la middle class inglese, salvandola dalle paure di qualunque cambiamento sociale”, e critica aspramente la rappresentazione bidimensionale della vittima in quei romanzi.
E l’incolmabile diversita’ rispetto alla Christie e’ ribadito: “A me sembra che il fine principale della scrittura debba essere indagare la realta’ nel modo piu’ profondo possibile: non e’ credibile uno scrittore che non sia mai stato tormentato dal fantasma di una morte violenta, che prorompe all’improvviso nella stanza, ne’ abbia mai provato su di se’ l’angoscia della disperazione assoluta”. E del resto Raymond ci rivela che quando scriveva risultava indisponente e distratto. Il suo immedesimarsi nei personaggi, nelle vittime, era completo e la sua mente ruotava sempre attorno all’idea del romanzo.
L’autobiografia dedica molti passaggi a “Il mio nome era Dora Suarez”, quarto titolo del ciclo della Factory del Tenente senza nome. E’ il romanzo di Raymond che amo di piu’, forse il piu’ violento, dove la disperazione e le sofferenze della vittima passano direttamente all’investigatore e dove sono piu’ evidenti le caratteristiche dello scrittore: la lucidita’ nell’indagare la societa’, la predisposizione a vedere il mondo circostante con gli occhi della vittima, il sentire pulsare nelle vene il desiderio di una giustizia che rasenta la vendetta, la pieta’ per i perdenti. La stesura del romanzo, durata diciotto mesi, lo fece vivere sull’orlo di un baratro, per il totale coinvolgimento emotivo. Un testo sofferto, scritto per entrare nei propri incubi, nel proprio intimo piu’ nascosto, e che ha sovvertito i canoni tradizionali del noir.
In “Stanze nascoste”, inoltre, Derek Raymond da’ anche parecchi consigli di scrittura: un’occasione per capire come siano nati romanzi di una caratura superiore, sia dal punto di vista stilistico che dei contenuti.
“Incubo di strada” non fa eccezione. Nonostante pensassi di trovarmi di fronte a un episodio minore (pregiudizio che trova riscontro in una frase dell’autobiografia: “Non e’ un libro riuscito, e non sono certo il solo a pensarla cosi'”), non avevo considerato che Raymond, anche se non in piena forma, spazza via una quantita’ di colleghi.
Kleber e’ un detective di un distretto di Parigi. Non ha mezze misure, in nessun campo, perche’ e’ ossessionato dalla giustizia. Per questo si mette nei guai picchiando un collega appena promosso e per questo viene sospeso per due mesi dal servizio, in attesa di un probabile licenziamento. E ancora per questo il suo miglior amico, Mark, e’ un delinquente e l’amore della sua vita, Elenya, e’ una ex prostituta. Non e’ difficile, per Kleber, mettersi nei guai; riesce pero’ sempre a sfilarsi dalle situazioni piu’ complicate. Del resto e’ stata la strada la sua scuola.
Ma ad un tratto tutto cambia: prima con la morte della moglie, Elenya, poi dell’amico Mark. E da qui comincia la discesa verso l’abisso, verso una non vita. Amore e sofferenza, vita e morte, sentimento e insensibilita’, bene e male, fede e dubbi, sogno e realta’ si sfiorano fino a (con)fondersi. Fino a rendere Kleber un disperato in attesa di ricongiungersi con Elenya e Mark.
Una prima parte del romanzo in cui sono protagonisti l’azione, il deterioramento della societa’, l’indifferenza della gente e i tentacoli della criminalita’. Una seconda in cui l’amore e il sentimento prendono il sopravvento sulla trama e sul protagonista, che si interroga sul senso della vita, sulle cose per cui vale la pena vivere, sulla morte, sulla solitudine (peggiore della morte), sugli affetti, sull’amore e sui limiti dell’esistenza.
Due libri importanti, insomma: un romanzo che va oltre la trama e travalica i limiti di genere e un’autobiografia che, oltre a narrare gli episodi fondamentali della vita dello scrittore, ne svela i dubbi, le paure, gli incubi ma anche i punti di forza: la ricerca ossessiva della giustizia sociale, dell’amore, dei sentimenti, di un senso alle aberrazioni che si compiono ogni giorno. E la sua disperata paura per il peggior male del nostro tempo: l’indifferenza.
Roberto Sturm

(recensioni Stanze nascoste)


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Invito tutti a non inviarmi piĆ¹ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso piĆ¹ accontentare nessuno. CosƬ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart