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PITTURA: Gauguin e il Sintetismo

29 Agosto 2010

di Francesco Pieraccini

Laddove gli impressionisti cercavano nei  loro quadri l’immagine della natura e della realtà, impressa nei loro occhi dai tremolanti effetti della luce, Gauguin procede oltre e ad essa sostituisce  quella  che la natura scolpisce nella sua anima.

Per raggiungere questo scopo, elabora un’arte quasi totalmente distaccata da ogni forma di realismo, creando uno stile eclettico che univa insieme varie tecniche appartenenti all’arte primitiva: dalle vetrate medievali,all’ arte giapponese,  agli antichi fregi orientali.

Questa nuovo stile è appunto il sintetismo, a cui Gauguin aderisce in risposta alla società moderna della seconda metà dell’ottocento, giudicata dall’artista ipocrita e artificiosa. Abbiamo già osservato che anche gli impressionisti avevano espresso il loro dissenso con la società  del tempo, denunciandone il senso di alienazione e la sua monotonia, ma con Gauguin assistiamo ad un rifiuto netto di essa: lo stesso artista per dipingere si ritirerà in luoghi arcaici e primitivi, incontaminati dalle istanze della cultura moderna, come la Bretagna e la Polinesia.E’ lo stesso Gauguin a dire:      ”Amo la Bretagna, vi trovo il selvaggio, il  primitivo”.

Ed è proprio in Bretagna che nel 1888 ha

inizio il periodo sintetista di Gauguin con il dipinto “La Visione dopo il Sermone” (chiamato anche “ Giacobbe Lotta con l’Angelo”), quadro che dal pittore Emile Bernard sarà visto come un plagio della sua opera “Donne Bretoni sul Prato”. In realtà non è affatto così: se in entrambi i dipinti possiamo incontrare affinità di tecnica e di soggetti, infatti entrambi i pittori rappresentano le donne bretoni, caratterizzate dal particolare abbigliamento arcaico del luogo, e le rendono attraverso uno stile primitivo, dalle forme esemplificate  dipinte con colori puri e brillanti, con un distacco quasi totale dai tradizionali canoni prospettici, troviamo tra i due una differenza concettuale non indifferente.

Di fatto quadro di Gauguin è  permeato da un forte misticismo che si confonde col mondo reale arcaico della Bretagna.

Il pittore rappresenta la visione che delle donne bretoni hanno dopo aver assistito alla messa; ponendo esse in primo piano, fa in modo che lo spettatore assuma il loro medesimo punto di vista,  permettendogli di distinguere nella scena tanto il mondo reale, rappresentato appunto dalle figure in primo piano, quanto il mondo mistico, ovvero Giacobbe e l’angelo in lotta su di un paesaggio che trascende la natura e caratterizzato da figure oltremodo irreali e sproporzionate. Ed è questa la vera essenza dell’ arte di Gauguin, del mondo arcaico e primitivo il pittore non apprezza soltanto la semplicità e la genuinità, ma anche il forte misticismo che permea ogni aspetto della vita, in un misto di religione e superstizione.

Questa concezione si può trovare in diverse opere del periodo bretone, tra le quali spicca

“La Bella Angéle” Si tratta del ritratto di Marie Angélique Satre, considerata la donna più bella di Pont-Aven. Tuttavia l’artista, più che porre l’accento sulla sua bellezza terrena, lo pone sulla sua bellezza spirituale, racchiudendo la donna dentro una sorta di cornice ponendola come un’ icona sacra, la figura è caratterizzata da forme molto elementari e da una fissità innaturale che la pongono in una dimensione ultraterrena. Accanto ad essa sulla sinistra la statua di un idolo primitivo contribuisce ulteriormente a suggerire una lettura in chiave mistico-religiosa dell’immagine.

Si racconta che Marie Angèlique rimase alquanto perplessa da questo ritratto, evidentemente non conosceva Gauguin così affondo…

Nel 1891 Gauguin si trasferisce a vivere in Polinesia a Tahiti e in seguito nelle isole Marchesi, sempre per cercare un contatto maggiore con le popolazioni primitive e per fuggire al disagio esistenziale della civiltĂ  moderna.

Da questo momento in poi si aggiungerà nelle sue opere un gusto spiccatamente esotico e maggiormente decorativo, senza però abbandonare i principi da cui la sua opera sintetista era partita.

Se prima i soggetti erano gli abitanti della Bretagna adesso sono gli indigeni indonesiani, e il misticismo del cristianesimo primitivo si fonde con i culti e le superstizioni locali, in una dimensione trascendentale che assume la forma di un “Eden Tropicale”.

Possiamo a tal proposito prendere in esame “Ia Orana Maria” (Ave Maria), dove assistiamo ,similmente alla pri  ma opera di Gauguin, ad una visione mistica, ma ambientata in terra Indonesiana.

Sono infatti rappresentate due donne indigene che pregando, vedono di fronte a se Maria con il Bambino, che, sia per sottolineare il carattere soggettivo della visione, sia per ribadire il concetto di una religione più pura e vicina alle persone, sono scuri di pelle e vestiti come la gente del posto. Intorno a loro il paesaggio, con la sua varietà  e i suoi colori accesi, trasforma il paesaggio orientale in una natura mistica e trascendentale, così come l’angelo, decorato da colori molto accesi.

Più vicino alle superstizioni ed ai culti locali è il quadro “Manaò Tupapaù”, che significa “Lo Spirito dei Morti Veglia”,  Gauguin prende infatti ispirazione dalla credenza indonesiana che gli spiriti maligni  dei morti si manifestassero di notte nell’oscurità. Ancora una volta il mondo reale e il mondo mistico si fondono assieme,il quadro raffigura una ragazza indonesiana sdraiata su di un letto, spunto dall’ Olympia di Manet, osservata da un sinistro essere nero, che rappresenta lo spirito maligno,caratterizzato dalla tradizionale fissità e ieraticità delle figure ultraterrene. Su quasi tutto il dipinto prevalgono diverse sfumature accese del viola, che suggeriscono il senso di angoscia e paura che è legato alla presenza dello spirito, in netto contrasto con le tonalità di bianco e giallo che avvolgono la fanciulla, che sembra cercare rifugio nel suo giaciglio.

Verso la fine dell’ ottocento, il sintetismo di Gauguin raggiunge la massima maturazione, nei suoi quadri si ritrovano uno stile primitivo eclettico, soggetti legati ad una civiltà primitiva ed un simbolismo sempre più marcato rivolto a temi mistici ed esistenziali.

Di questo periodo è il dipinto “Rupe Rupe”.

Sullo sfondo del dipinto domina il colore giallo, che ci rimanda al colore aureo dei dipinti medievali, che sottolinea l’aspetto trascendente dell’opera, il cui centro è occupato da una figura di spalle che sta cogliendo un frutto, allusione al peccato originale o ,in generale, all’atto di peccare, alla cui sinistra si trovano due figure femminili circondate da un paesaggio ameno e paradisiaco, e alla cui destra troviamo raffigurati un cavaliere curvo su un cavallo nero e dei cuccioli. Il quadro sembra rappresentare dunque la condizione umana, posta a metà tra l’agire rettamente, che porta a raggiungere la pace nel Paradiso, e il peccare, che allontana l’uomo da Dio verso una  vita puramente terrena, caratterizzata solo dalla angosciosa successione senza soluzione di continuità di vita (rappresentata dai cuccioli) e morte(il nero cavaliere).

RIFERIMENTI

Visione dopo il Sermone  

Donne Bretoni sul Prato (Bernard)

La Bella Angèle

La Orana Maria

Manaò Tupapaù

Rupe Rupe


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4 Comments

  1. Comment di Silvia Filippini — 29 Agosto 2010 @ 12:19

    Bravissimo Francesco! Un ottimo articolo! Come sempre non deludi mai!

  2. Comment di Guido — 29 Agosto 2010 @ 13:41

    Complimenti!!..Sei veramente forteeee!!!

  3. Comment di Stefano Pieri — 29 Agosto 2010 @ 13:44

    Professionista come al solito!

  4. Comment di Stefania D'Addio — 30 Agosto 2010 @ 23:34

    Bravo Francesco!

    Grazie per quest’altro articolo, veramente molto bello. Riesci in modo chiaro e semplice a spiegare l’arte agli appassionati ma non esperti di arte come me.

    Al prossimo articolo!

     

     

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