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LETTERATURA: I fratelli Grimm, Jakob e Wilhem #2/2

30 Agosto 2011

di Nino Campagna

[Nino Campagna, presidente dell’Acit di Pescia (Associazione Culturale Italo-Tedesca) (acitpescia@alice.it), che conosco da vari anni, è un infaticabile messaggero della cultura, in particolare di quella tedesca, di cui si può dire sappia tutto. Affascinato da quella letteratura va in giro a parlarne davanti a studenti e professori, incantando tutti con il suo eloquio da oratore tanto preparato quanto appassionato. Non si finirebbe mai di ascoltarlo. Della cultura tedesca conosce non solo la letteratura, ma la musica e in modo tutto speciale – al contrario di quanto accade in Italia – la fiaba, che nella Germania gode di grande considerazione, quasi a livello di vero e proprio culto. Per la sua attività ultra quarantennale è stato insignito della croce al merito culturale concessagli dal Presidente della Repubblica Federale di Germania Horst Köhler. Essendo la sua opera protesa alla diffusione della cultura tedesca, la rivista è lieta della sua collaborazione, che ci farà conoscere molti aspetti interessanti di quella Nazione, e per questo lo ringrazia.]

Con l’acribia tipica degli studiosi tedeschi i due fratelli avevano incominciato a raccogliere, ancora giovanissimi, racconti e fiabe dalla viva voce del popolo. Già nel 1810 erano stati invitati a fornire la loro “collezione” privata a Clemens Brentano, da tempo impegnato in una iniziativa analoga.   I fratelli, da sempre estimatori di Brentano, non si rifiutarono, anche se ebbero l’accortezza di fare una copia del manoscritto, che, una volta affidato all’estemporaneo poeta, sarebbe andato regolarmente smarrito…   Intanto cominciavano ad acquistare contorni sempre più definiti le attività culturali dei due Grimm; se da un lato Jacob approfondisce i temi giuridici, fino a diventare uno dei massimi esperti della materia, Wilhelm dall’altro si dedica ai temi epico-storici. Tra le opere che favorirono questa sua particolare predilezione bisogna annoverare la famosa “Hildenbrandlied” (canzone di Hildenbrand) trascritta nel monastero di   Fulda da due monaci intorno al 830, miracolosamente recuperata dalla biblioteca di Kassel dopo la sanguinosa guerra dei Trent’anni e da allora considerata l’opera più preziosa della letteratura tedesca, potendo annoverare il documento più antico della poesia eroica, che segna al contempo l’inizio della letteratura tedesca. Questo reperto, primo esempio sull’allitterazione (Stabreim), fu pubblicato assieme alla “Wessobrunner Gebet” dai due fratelli nel 1812. Nello stesso anno, e precisamente a Natale e grazie alla mediazione di Arnim, sarebbero state pubblicate a Berlino, dall’editore Reimer, le prime “Kinder- und Hausmärchen. Gesammelt durch die Brüder Grimm”, in tutto 85 fiabe raccolte dai fratelli Grimm, il cui nocciolo era costituito dal manoscritto originale contenente 49 fiabe, destinato a diventare un “libro popolare e didattico”, sull’esempio autorevole che aveva tre secoli prima ispirato Martin Lutero, con la traduzione delle sue sedici fiabe di Esopo. La prima tiratura del 1812 – 900 esemplari, dedicati a Bettina Brentano -,  si sarebbe  presto arricchita da un secondo volume (3 settembre 1814) con l’aggiunta di altre fiabe, in parte raccontate dalla locandiera Katharina Dorothea Viehmann, la cui conoscenza risaliva alla primavera del 1813, e in parte fornite dalla poetessa Annette Von Droste-Hülshoff, conosciuta nel Münsterland in quello stesso anno. Le edizioni pubblicate al tempo dei Grimm saranno ben sette. Da non trascurare il significato che doveva assumere Brentano in questa “antologia” di fiabe. Era stato proprio lui, giustamente considerato tra gli interpreti più vivaci del Romanticismo tedesco, a segnalare ai due fratelli, allora fermamente convinti di aver raccolto fiabe della loro zona e quindi tipiche dell’Assia, che esistevano altri esempi in Europa, e precisamente in Italia, dove a metà del Seicento uno studioso dell’epoca, Gianbattista Basile, si era fatto carico della raccolta di alcuni “cunti” – cinquanta per la precisione – pubblicandoli poi, sull’esempio del volume di origine araba “Le Mille e una notte”, suddivisi in giornate e dando così vita al “Pentamerone”. Dell’opera originale, allora introvabile, lo stesso Brentano, grazie alla ricca biblioteca del padre, un noto finanziere milanese trasferitosi a Francoforte, ne aveva un esemplare che tenne gelosamente custodito per tutta la vita. Proprio a   questa opera Brentano aveva fatto espressamente riferimento, rifiutandosi al contempo di prestarlo… Una volta che i reiterati tentativi dei Grimm ebbero successo sarebbe stato Jacob e definire Basile come il primo e più autorevole raccoglitore di fiabe che avesse avuto l’Europa, mentre Wilhelm doveva addirittura constatare come i motivi trattati nel Pentamerone  o “lu Cunto de li Cunti” erano ampiamente presenti nella loro raccolta da poco pubblicata. Quel libro tra l’altro aveva avuto fin dall’inizio una storia “tormentata”, perché non era bastato il sottotitolo – “Intrattenimiento pe le piccirille” ( Intrattenimento per i bambini) – ad esimerlo dalla pesante censura allora in vigore negli Stati dominati dal Papa e di conseguenza era stato costretto a delle vere e proprie “acrobazie” editoriali per essere stampato prima a Firenze e poi a Venezia, per emigrare definitivamente in Francia e cogliere il successo meritato presso i “salotti” delle Dame che si interessavano di letteratura popolare. Doveva così cadere la tesi originaria degli studiosi tedeschi, che avevano visto nella loro raccolta Fiabe tipicamente “locali” o al massimo in qualche modo legati alla lingua e cultura francese che, in seguito alla cacciata degli Ugonotti (Strage di San Bartolomeo del 24 agosto   1572) aveva trovato proprio nella zona di Kassel e in quella di Francoforte una recezione notevole.

Il 1813, che   vedrà la catastrofe russa di Napoleone con le conseguenti sollevazioni nella Prussia e in Germania, risulterà decisivo anche per la vita privata dei due fratelli. Dopo la battaglia di tre giorni a Lipsia i Tedeschi avevano riconquistato la loro libertà e tutto si sarebbe ricomposto come sette anni prima. Anche i Grimm finirono col subire le conseguenze di quel cambiamento in Europa. Di un bibliotecario „personale“ di Geronimo a Kassel non c’era più bisogno e Jacob,  riciclato a Natale come segretario di legazione, fu destinato ad accompagnare l’ambasciatore dell’Assia a Parigi e subito dopo a Vienna per il Congresso del 1815. A Wilhelm, rimasto a Kassel, sarebbe stato assegnato il compito di secondo bibliotecario, che comportava  un modesto stipendio. Ma nonostante questi „sconvolgimenti“ epocali i fratelli Grimm ebbero modo di continuare i loro studi e le loro attività preferite, anche se con interlocutori e amicizie diverse. Jacob, che si autodefiniva un’ape operaia, era in grado di sottoporsi a orari lavorativi estenuanti, e, nonostante i suoi impegni diplomatici continuava a seguire assieme al fratello la pubblicazione del „Povero Enrico“, considerato il più bel racconto poetico del medioevo. Particolare attenzione veniva dedicata ai canti dell’Edda, un manoscritto scoperto nell’Islanda nel 1643.  Bisognava aspettare tuttavia il1816 per salutare l’evento tanto auspicato, e cioè l’assunzione dei due fratelli presso la biblioteca del Museo Fridericianum; così Jakob e Wilhelm avrebbero coronato il loro antico sogno di  lavorare assieme. Comincia proprio in questo periodo l’immane fatica di Jacob, impegnato a redigere la sua „Grammatica tedesca“ (5 volumi), lavoro cui si dedicherà fino alla sua morte. Egli, in grado di  comprendere ben 15 lingue straniere, sarà l’inventore della filologia tedesca, da lui definita „Liebe zum Wort“ (Amore per la parola). Mentre la „Grammatica“ aveva monopolizzato l’interesse e l’attenzione di Jakob, la passione di Wilhelm si rivolgeva   alla poesia epica e lirica. Si trattava di testi non scritti ma affidati alla tradizione orale germanica. Leggende di fatti eroici risalenti a Carlo Magno, che in particolare avevano come oggetto il Lied, le ballate legate al “mitico” Hildebrando e l’epopea dei Nibelunghi. Erano stati soprattutto i menestrelli di corte a farsi carico di raccontare a loro modo quelle gesta, di norma soggette a continue contaminazioni.   Fedeli al motto volutamente impresso nella prefazione del primo volume delle “Deutsche Sagen” – “La fiaba è più poetica, la leggenda più storica” – avrebbero dato vita ai volumi sulle „Leggende  tedesche”, 585 leggende   regionalmente articolate che, per l’impegno profuso, costituiscono una pietra miliare nella storia letteraria della Germania. Ma non era solo quella sulla storia della poesia epica l’attività che doveva costituire il fulcro dell’opera di Wilhelm. Egli, una volta che Jacob si defilò da quel comune obiettivo rappresentato dalla raccolta   delle Fiabe, e precisamente subito dopo la seconda edizione del 1819 – continuò da solo il lavoro che poté considerarsi concluso nel 1822, con la pubblicazione del terzo volume. Tuttavia anche questa edizione avrebbe contenuto i „preziosi“ commenti frutto della ricerca scientifica di Jacob, cui si deve tra l’altro il riferimento preciso e dotto all’opera di Giambattista Basile, lo studioso napoletano del diciassettesimo secolo, sulle cui orme entrambi i fratelli erano stati condotti grazie ai suggerimenti di Brentano, personalmente in possesso di una delle rare copie del volume “Lu Cuntu de li Cunti”, conosciuto anche come “Il Pentamerone”. Con questa iniziativa i Grimm avevano dato dignità letteraria alla categoria „Fiaba“, inventando una nuova materia scientifica „La Germanistica popolare“, che nei Paesi anglosassoni avrebbe subito dopo trovato una definizione specifica come „folklore“ per poi affermarsi come „antropologia culturale“. Le fiabe, cui i fratelli dovranno fama imperitura, avranno numerose edizioni con Wilhelm sempre più impegnato a fare di esse uno strumento educativo e didattico. Vengono esaltati i “valori” religiosi e morali; soprattutto le “eroine”, grazie loro impegno e  amore verso gli animali e la natura, acquistano presto le stimmate di personaggi esemplari le cui virtù si impongono al di là dello spazio e del tempo. La società che rispecchiano è quella fondata su valori gerarchici e su una incondizionata ubbidienza ai genitori. In esse si respira un’aria di tranquilla religiosità facilmente riconducibile all’insegnamento di Lutero e della “sua” chiesa.

Tuttavia la loro tranquilla esistenza di Kassel, città enormemente amata, avrebbe dovuto subire un brusco colpo nel 1829, quando, a causa di un mancato riconoscimento (era stata bocciata la candidatura dei due fratelli ad un avanzamento di carriera), sarebbero diventate insuperabili le divergenze   col principe elettore.   I due bibliotecari, dopo 15 anni di servizio, saranno bruscamente licenziati e per fortuna avranno modo di rimediare a questo duro colpo esistenziale accettando la  chiamata dell’Università di Göttingen. Seppure a malincuore, anche se confortati dall’affettuosa solidarietà di Savigny, i due fratelli avrebbero accettato, nell’ottobre del 1829, di lavorare nella biblioteca di quella città universitaria; la prospettiva era più cheallettante, arricchita com’era dalla promessa fare carriera e di ricevere una cattedra nella facoltà di filosofia di quella Università   – la Georgia Augusta – già allora  molto famosa.  Questa parentesi di Göttingen non avrebbe impedito ai fratelli di curare quelli che erano considerati i loro obiettivi primari. Risale a quel periodo la monumentale opera di Jakob “Die deutsche Mythologie”, una ricca collezione di materiali che lo impegnerà per decenni, fino a  diventare tra l’altro una fonte preziosa per l’opera wagneriana, mentre Wilhelm continuerà a dedicarsi all’edizione di testi medievali senza per questo tralasciare  la sua infaticabile opera di limatura linguistica alle sue “Fiabe” per rendere il loro linguaggio sempre più comprensibile e soprattutto adeguato all’età dei suoi piccoli destinatari.

Con la morte del re Guglielmo IV, re di Inghilterra e di Hannover di (20 giugno 1837), sarebbe salita al trono della Gran Bretagna  la nipote Vittoria,, per la quale, in base alla legge “salica”, che escludeva la discendenza femminile dalla successione al trono, salvo estinzione del ramo maschile, era impossibilitata a succedere nel Regno di Hanover. Da allora quindi non ci fu più un erede unico al trono e Hannover, che sarebbe toccato al fratello Ernst August, un sovrano rigidamente reazionario. Non potendo imporre le sue idee in Inghilterra pensò bene di farlo nel Regno di Hannover, decidendo di cancellare in modo autonomo e assoluto i timidi segnali di rappresentanza popolare in vigore e dichiarando scaduti quei diritti   duramente conquistati con la costituzione del 1833. Veniva così ripristinata in modo autoritario la costituzione del 1819, decisione completata dalla pretesa di ottenere dai funzionari statali del Königsreich Hannover un giuramento di fedeltà (novembre 1837). Sette professori della locale Università non si piegarono a quella decisione unilaterale e firmarono una petizione contraria, che,  rivisitata da Jacob Grimm, sarebbe entrata nella storia come la “Göttinger Protest”. Quel sovrano assoluto e reazionario, vista la resistenza dei Sette professori, indisponibili a ritrattare, avrebbe di lì a poco provveduto al loro immediato licenziamento (11 dicembre 1837). A tre di loro, tra cui i Grimm, venne addirittura intimato di abbandonare entro  tre giorni il Rego, marchiati per di più dalla scandalosa quanto infelice dichiarazione attribuita allo stesso re: “Professori non hanno patria; professori, buttane e danzatrici li si può avere dovunque, basta offrire alcuni talleri in più”. Per loro fu costituito a livello nazionale un Comitato che, grazie ad una colletta, avrebbe garantito  lo stesso stipendio fino a quando avessero trovato una occupazione similare. I fratelli furono pertanto costretti a tornare a Kassel, “disoccupati” e   ospiti del fratello Ludwig Emil, che nel frattempo era riuscito ad imporsi come grafico ed illustratore di libri. Ad Aprile del 1838  accettano la proposta degli editori Reimer e Hitzel di Lipsia e si dedicano alla edizione del “neuhochdeutsches Wörterbuch”, la cui compilazione definitiva era prevista in una decina di anni. Con la salita al trono di Friedrich Wilhelm IV (Prussia), nonostante la parentela che lo legava al re di Hannover, ai due fratelli viene concesso l’ingresso nella Accademia delle Scienze di Berlino (novembre 1840), con uno stipendio annuale di 3000 talleri… A marzo del 1841 i fratelli arrivano a Berlino e prendono i primi contatti ufficiali col mondo accademico, cui farà seguito un’udienza privata del re. Accompagnati dall’aureola della protesta di Göttingen, la prima lezione di Jacob nella locale università, fondata da Wilhelm von Humboldt nel 1810, è sul diritto romano a viene seguita da alcune centinaia di studenti. Mentre Wilhelm due mesi dopo  dedica la sua prima lezione al “Lied di Gudrun”.  A Berlino i due fratelli verranno integrati nella vita letteraria della città in cui cominciavano a farsi strada i primi “salotti” letterari, alla cui vita partecipavano illustri personalità. Su loro iniziativa avrà luogo a Francoforte nel 1848, in quella che sarebbe diventata la sede più prestigiosa della storia tedesca – la Paulskirche –  la prima assemblea dei “Germanisti”, eminenti studiosi del diritto, della storia e della lingua germanica, il cui primo presidente sarà proprio Jacob. Erano quelli tempi “turbolenti” per l’Europa; infatti alla rivoluzione francese di febbraio 1848 doveva subito far seguito quelle tedesca del marzo; la Paulschirche di Francoforte, dove si sarebbe riunito il primo Parlamento tedesco (18 maggio 1848),   ne sarebbe diventata il centro propulsore   Jacob Grimm viene inviato nell’Assemblea Nazionale come candidato eletto  dal collegio Essen-Mühlheim e parteciperà ai relativi lavori fino all’ottobre dello stesso anno (1848) per poi prendere definitivamente le distanze da una politica ancora troppo legata ai “particolarismi” (Federico Guglielmo IV di Prussia non aveva accettato di diventare re di uno stato federale…). A Berlino i due  fratelli perseguono i loro studi anche lavorando alla compilazione di un dizionario di tedesco, il Deutsches Wörterbuch. Sebbene meno noto al grande pubblico moderno, il Deutsches Wörterbuch fu un passo essenziale nella definizione della lingua tedesca moderna “standard”, probabilmente il più importante dopo la traduzione della Bibbia da parte di Martin Lutero. Il dizionario dei Grimm, in 33 volumi, è ancora oggi considerato la fonte più autorevole per l’etimologia dei vocaboli tedeschi.


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Bart