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Dalle convergenze parallele alla sintesi plurale

27 Gennaio 2010

La politica si prepara a vivere le poche settimane che la separano dalle elezioni regionali cercando di dare agli elettori un volto rassicurante.
Allo stesso modo che si nasconde la polvere sotto il tappeto per la fretta di ricevere un ospite che sta salendo le scale, così fanno i partiti.

Nessuna polemica di quelle sanguigne che ci hanno accompagnato in questi mesi infiammerà le pagine dei giornali. Gli opinionisti sono un po’ a bagnomaria e faticano a scrivere. Avremo calma piatta almeno fino alla chiusura delle urne. Salvo forse qualche scaramuccia con alcune magistrature, le solite, in cerca di visibilità e maniache dell’arte di mettere i bastoni tra le ruote. Ma anche la giustizia (quella con la g minuscola) ha i giorni contati, visto che un po’ tutti, maggioranza e opposizione (se si esclude il solito Di Pietro, che pare lo sportello avanzato di certa magistratura) si sono resi conto che la politica è stata messa sotto scacco, e a stabilire chi governa il Paese nelle sue varie articolazioni centrali e territoriali sono certi magistrati spregiudicati, arroganti e ambiziosi (chi sa perché finiscono quasi tutti in parlamento).

Dopo le regionali, si aprirà invece un largo spazio di tempo, fino alla scadenza della legislatura, libero da competizioni elettorali, che consentirà ai due opposti schieramenti di mettere le carte in tavola e si potrà così vedere se le promesse elettorali sia di una parte che dell’altra saranno mantenute.

Uno dei risultati più attesi, almeno dal mio punto di vista, sarà ciò che l’Udc riuscirà ad ottenere con la sua politica dei due forni

E’ mia convinzione, infatti, che non tutto il suo elettorato sarà contento di allearsi e votare con il Pd e l’Idv di Di Pietro, se è vero, come credo, che i cattolici dell’Udc hanno ben poco in comune con quelli che militano nel Pd.
Una tale verifica sarà, secondo me, uno dei temi più importanti, se non il più importante, della prossima tornata elettorale.
Da questo risultato potrebbero cambiare molte cose e molte prospettive.

Ma ora, in questa pausa di attesa, condizionata dal clima elettorale (avrete notato che il Pd chiede con insistenza la riduzione delle tasse. Quando mai! Le chiede ora, in presenza di una profonda crisi dalla quale stiamo uscendo con fatica) in questa pausa di attesa, dicevo, è interessante notare l’evoluzione del linguaggio cosiddetto politichese

Nichi Vendola, pluripresente in tv dopo la vittoria alle primarie del Pd in Puglia, ha introdotto l’espressione “narrazione della politica”, che, accanto ad una sua indiscutibile eleganza letteraria, dice poco o niente.

Ma la sorpresa è venuta dalla solita Rosi Bindi che a Ballarò di ieri sera ha parlato di “sintesi plurale”. Vi ricordate le “convergenze parallele” di Aldo Moro?
Siamo nei paraggi.

A quel tempo la sinistra non aveva tutti i torti a sorridere di Aldo Moro (che oggi osanna) per l’uso oscuro del suo linguaggio, che poteva o non poteva significare qualcosa.

La Bindi non vuol essere da meno. Probabilmente ambisce ad assumerne l’eredità e a vantare così un ascendente, oggi giudicato illustre dal Pd (come cambiano i tempi!), che potrebbe tornarle utile nel caso di una resa dei conti all’interno del suo partito.
Si vede che, anziché preparare dei programmi alternativi alla linea di Bersani, ha scelto di preparare un linguaggio oscuro che possa servire per tutte le stagioni.

Un linguaggio che potrebbe attrarre – più di quello asciutto di Bersani – lo smarrito e nostalgico Casini dei due forni, al quale non parrà vero di tornare indietro nel tempo.

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2 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 27 Gennaio 2010 @ 19:05

    Questo l‘emblema della “giusta sintesi”

  2. Commento by Ambra Biagioni — 27 Gennaio 2010 @ 19:15

    Ricordiamo che cosa stava andando a fare Moro proprio il giorno del suo rapimento e domandiamoci l’effetto di certe coincidenze.

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