di Vittorio Baccelli
“Diario di un podestà antifascista. Coreglia Antelminelli Giugno – Dicembre 1944” di Giovanni Gelati, prefazione di Alberto Cavaglion, introduzione di Giorgio Bernard, copertina di Antonio Possenti, collana I racconti, Salomone Belforte editore, Livorno 2009, pp.130.
Trovarsi, da livornese, a scampare ai bombardamenti atroci del 28 maggio e 28 giugno 1943 che misero a ferro e fuoco la città labronica, sfollato insieme alla famiglia a Coreglia Antelminelli, nella Media Valle del Serchio, là dove un tempo si recava per la villeggiatura, costretto “moralmente” da antifascista a diventare il Podestà del luogo per ovviare al vuoto istituzionale creatosi nell’estate del ’44, in seguito a un’azione dei partigiani che avevano catturato le più alte cariche del paese, e poi gestire diplomaticamente fino alla liberazione le enormi difficoltà e i pericoli della fase finale, la più drammatica della Seconda Guerra Mondiale, evitando a Coreglia ciò che era successo nella vicina S. Anna di Stazzema… questa, in estrema sintesi, è la storia raccontata da Giovanni Gelati, avvocato livornese nato nel 1910 e deceduto dieci anni fa. Nella avvincente narrazione, ovviamente autentica e rispettosa dei fatti, a Coreglia si incontrano personaggi noti dell’ambiente lucchese, partigiani di tutto rispetto, come Pippo e anche combattenti tedeschi, persone per bene, ai quali si contrappongono partigiani inaffidabili (lo Slavo), tristi Brigate Nere e tedeschi fanatici. Un’umanità dunque, composita e vera, al di la degli schematismi ufficiali.“Diario di un podestà antifascista. Coreglia Antelminelli Giugno – Dicembre 1944” è un libro dove la scrittura è briosa, essenziale, precisa senza indulgere a considerazioni pedanti o moralistiche, al di fuori d’ogni ottusità ideologica, quella che per troppo tempo ha scritto una storia “pro domo sua” facendola divenire la Storia Assoluta di un periodo non del tutto ancora esplorato e per tale motivo spesso mistificato. Non vi sono confini netti fra il bene e il male, ma le vicende s’intrecciano, così come il bianco e il nero, il buono e il cattivo, il giusto e l’ingiusto.
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