(Ricorrono quest’anno 40 anni dalla morte di Tecchi. Lo ricordiamo con questo articolo di Barbiellini Amidei. bdm)
[dal “Corriere della Sera”, domenica 31 marzo 1968]
Roma 30 marzo, notte.
Bonaventura Tecchi è morto stamane, alle 8.30, nella clinica «Mater Dei », per complicazioni sopravvenute dopo un intervento chirurgico cui era stato sottoposto nei giorni scor si. Tecchi aveva settantadue anni, essendo nato a Bagnoregio (Viterbo) l’11 febbraio 1896.
Tra i numerosi messaggi dì cordoglio giunti alla famiglia è quello del presidente della Repubblica, Saragat, che ha co sì telegrafato: «La scomparsa di Bonaventura Tecchi rappre senta un grave lutto per le lettere e per la scuola italiana che egli onorò con la sua ap passionata intelligente e fecon da opera. Partecipo con com mosso animo al lutto inviando le mie sincere condoglianze ».
I funerali si svolgeranno lu nedì, alle 9, nella chiesa di San Bellarmino in piazza Un gheria. A Bagnoregio, nel po meriggio, si svolgerà a spese del comune un’altra cerimonia prima che la spoglia sia tu mulata nella tomba di fami glia accanto a quella della mo glie Cleta, morta nel 1955.
Ai familiari le commosse e profonde condoglianze del Cor riere della Sera.
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L’ultimo libro che Bonaven tura Tecchi ci ha lasciato ha il titolo di Antica terra, pa gine sparse, frammenti scritti dal 1934 al 1967, pubblicati al cuni mesi fa nelle edizioni del l’Albero. L’antica terra di Tec chi è l’alto Lazio, una Tuscia che sa ancora un po’ di Etruria, Montefiascone, Orvieto, Viterbo, e la sua Bagnoregio do ve nacque l’11 febbraio 1896, e dove tornava sovente a concludere le sue opere, a ripensare gli studi di germanista e di fi lologo, a riposare dalle fatiche dell’insegnamento universitario.
Adesso che si è chiuso trop po presto, ma serenamente, tutto l’itinerario suo potrebbe essere ripercorso anche guar dando al rapporto, ora eviden te ora sottile, ora di lontanan za ora di affinità, tra lo scrit tore e la sua terra, fra il ricercatore di filologia e l’uomo di una regione che talvolta nella cadenza, in una certa chiave di stile sembra ricorda re, quasi custodire il mistero di una ignota lingua, fra una serietà soda, ostinata, che è nelle cose, nei campi, ed è stata sempre nel suo lavoro di esegeta, fra la misura rigo rosa che è del paesaggio e del le sue pagine, dei suoi elzeviri mai troppo brevi mai troppo lunghi, dei suoi giudizi lontani dalla stroncatura e dall’apolo gia, delle sue immagini quasi fiabesche eppur nemiche del luogo comune, della facile as sonanza (e anche nell’ultimo libro di Etruria non parla mai, pure se è nell’aria, proprio per un gusto di elusione delle co se scontate).
I libri di Tecchi, narratore, notò più volte la critica, han no diversi spessori, diversi mo di di essere letti, diversi tem pi di racconto e di descrizio ne. Come i libri è la sua vita, che per diversi spessori proce dette, nell’intima consapevolez za di bene operare, una consapevolezza che gli si coglieva nella sincerità degli incontri. La laurea in lettere all’univer sità di Roma, dopo gli studi classici, e la decorazione di lui volontario nella prima guerra mondiale, dove fu uomo valoroso ed ebbe una ferita, sono degli stessi anni.
A sentirglieli raccontare, gli inizi della sua carriera di let terato e di filologo quasi si confondono: del 1924 è il suo primo libro II nome sulla sab bia che non passò inosservato; ma ecco già nel 1927 quel Wackenroder che era l’annun cio di una lunga opera insi gne di germanista. A rileggere oggi quei primi brani si può trovare la prova che Tecchi scrittore e studioso nella pre dilezione narrativa e nella scel ta critica mai si allontanò da alcuni interessi che gli dove vano essere nativi: certe situa zioni ambientali, nei romanzi, e certi nomi di novellieri, nei commentari, riconducono a un suo amore per la fiaba, che è rappresentativo della sua poe tica relazione con la realtà. Una relazione che non è mai banale. Dietro c’è una ricerca intellettuale che già si svelava quando le sue pagine giovani li, nel 1926, apparvero su So-laria. Era allora direttore del «Gabinetto Vieusseux » a Fi renze, dove rimase dal 1925 al 1929. Poi nel 1933 fu chiamato come lettore nelle università di Brno e di Bratislava. Nel 1939 era all’università di Pa dova, quindi a Roma dove insegnò, fino quasi a ieri, lette ratura tedesca e diresse l’Isti tuto Italiano per gli studi ger manici.
Quella lingua, quella lettera ta, quel mondo germanico, li aveva incontrati per la prima volta, in un confronto difficile, ancora ragazzo quando era stato fatto prigioniero, durante la prima guerra mondiale, nel tempo di Cellelager, a sud di Amburgo. Ogni suo corso di lezioni, ogni opera di saggistica, ogni traduzione furono poi per quarant’anni un più meditato ac costarsi a questo mondo, visto nei contrasti e nelle somiglianze con la propria attitudine intel lettuale. Vengono così, dopo Wackenroder, Scrittori tedeschi del Novecento (1941), Carossa (1947), Sette liriche di Goethe (1949), L’arte di Thomas Mann (1956), Teatro tedesco romanti co (1957), Scrittori tedeschi moderni (1959), Romantici tede schi (1959), Le fiabe di Hoffmann (1962).
Tecchi critico non ignorò, anche in tanta attenzione per il mondo tedesco, la letteratura italiana: e ne sono testimonian za così Maestri ed amici (1934) come Officina segreta (1957).
Tra la sua saggistica e la narrativa c’è un’affinità elettiva davvero goethiana. Goethe è autore chiave nell’esperienza letteraria di Tecchi. L’interpretazione quasi cristiana di Goe the svela la profondità della sua lettura critica, un andare perpendicolarmente alle ragioni del grande tedesco.
E anche la narrativa di Tec chi, come la sua prosa di viag gio, è consapevole di Goethe, pur con un’ombra della provin cia liberale e cattolica italiana. Le pagine sono molte e le oc casioni non sempre uniformi: Il vento tra le case (1928), Tre storie d’amore (1931), I Villatàuri (1935), La signora Ernestina (1936), Idilli moravi (1939), Giovani amici (1940), La vedova timida (1942), Vi gilia di guerra (1945), Un’estate in campagna (1945), L’isola ap passionata (1945), La presenza del male (1949), Valentina Velier (1950), Creature sole (1950), Luna a ponente (1955), Le due voci (1956), Storie di bestie (1958), Gli egoisti (1959) che ebbe il «Premio Bancarella », Baracca 15 C (1961) dove sono rievocati i giorni della sua prigionia in Germania, Gli onesti, (1965). Tra tanti titoli i romanzi maggiori (I Villatàuri, Giovani amici, Valentina Velier, Gli egoisti, Gli onesti) erano tornati tutti assieme nel discorso della critica di recente nell’oc casione dei settant’anni dello scrittore, che Roma aveva celebrato con una festa, con al cuni discorsi e molti articoli.
Già il «Premio Bagutta » nel 1960 e l’elezione a socio dell’Ac cademia dei Lincei nel 1S63 avevano sancito il riconosci mento della cultura allo studioso e al letterato. Ora, ancora ricco di molti anni che potevano essere fruttuosi per la letteratura, la sua antica terra lo ha rivoluto.
Commenti
10 risposte a “È morto Bonaventura Tecchi: era lo scrittore di un’antica terra”
io ero molto piccola. I miei genitori erano molto amici col professore. Mi ha scritto molte lettere ed ho molte fotografie di Lui. Eravamo al suo fianco alla premiazione del “Campiello”. Presto pubblicherò le lettere che il Professor Tecchi mi scriveva.
Gentile Donata, sarebbe molto bello volesse scrivere qualcosa per la mia rivista circa i suoi ricordi di Bonaventura Tecchi. Lo pubblicherei molto volentieri.
Quando uscirà il suo libro, potrà inviarmi, se vuole, la scheda del libro, una sintesi del suo contenuto, i suoi dati biobibliografici, e le prime 2/3 pagine, in un file word. La rivista ha una sezione Incipit (clicchi sull’apposita voce a sinistra della Home, per vedere gli esempi).
Bart
Qualcuno può aiutarmi nel sapere il seguito di questo piccolo testo?! per favore: “ed è rimasta un attimo così lieta e pensosa contro quello sfondo balenante di scrimi bianchi e di abissi paurosi, come se la bellezza di un viso di donna che scende nel cuore di un uomo sia veramente una delle cose più… ” sono rimasta qui… non mi viene il resto.. grazie in anticipo.
Speriamo, Laura, nell’aiuto di qualche lettore.
come se la bellezza di un viso di donna che scende nel cuore di un uomo sia veramente una delle cose più dure a morire in questa breve fuggevole vita
Grazie. Ho provveduto ad informare, via e-mail, Laura.
La citazione che interessa Laura si trova in “Antica Terra”
m.o.
Grazie, Massimo.
GABINETTO SCIENTIFICO LETTERARIO
G.P. VIEUSSEUX
La S.V. è cordialmente invitata alla presentazione dei volumi
Bonaventura Tecchi. Identità di una terra antica
A cura di Luigi Martellini
SETTE CITTí€
Marino Moretti – Bonaventura Tecchi
Carteggio (1929-1968)
A cura di Alberto Raffaelli
EDIZIONI DI STORIA E LETTERATURA
Intervengono
Marino Biondi e Laura Desideri
Saranno presenti i curatori dei volumi
Martedì 27 settembre 2011, ore 17
Firenze, Palazzo Strozzi, Sala Ferri
un giorno lessi un pensiero di Bonaventura Tecchi (non ricordo da quale opera) che cito sempre e che racchiude una grande verità: “io vorrei soltanto tenere compagnia in questa spaventosa solitudine morale che è la nostra vita moderna”