di Marisa Cecchetti
Un circuito di amore mancato il tema fondamentale del romanzo di Luca Dachille, “Amo la vita”. Una storia che si ambienta a Montecarlo e si estende alla Garfagnana, protagonista un padre, Carlo, che compare attraverso una lunga lettera finita nelle mani di sua figlia, dopo che lui è morto suicida, secondo l’opinione comune, e il caso è stato archiviato. Figlio non amato, trattato peggio di una cenerentola, umiliato ed emarginato, costretto alla più servile sottomissione per essere accettato, uscendo col matrimonio dalla propria famiglia è caduto in una seconda trappola di disamore e di disinteresse. E’ riuscito a sopravvivere grazie a pochi momenti che gli hanno fatto conoscere la bellezza di relazioni umane corrette e grazie alla fiducia meritata nel mondo del lavoro. Compaiono figure estreme in questa storia, inverosimili nella loro decadenza morale che cancella anche i sentimenti materni, e senza possibilità alcuna di riscatto. In parallelo e in contrasto, figure positive, giovani di buoni sentimenti che si improvvisano detective, fanno riaprire il caso del presunto suicidio e affidano i responsabili alla giustizia. Vittoria dunque del bene sul male. Ma anche romanzo che esalta la bellezza di Montecarlo, la sua storia e la bontà dei suoi vini.
Luca Dachille, Amo la vita, Essedi 2009
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