di Panfilo Gentile
[dal “Corriere della Sera”, lunedì 15 dicembre 1969]
Il senatore Tiziano Tessitore, come egli stesso ci informa nella prefazione al suo « San Paolo » (edizioni del Conciliatore) aveva inizial mente l’intenzione di narrare solo la lunga vicenda giudi ziaria sofferta dall’Apostolo, probabilmente tra il 47 e il 52 d. C., dal suo arresto a Ge rusalemme fino al suo arrivo a Roma. Ma, strada facendo, nella stesura del libro, la sua curiosità si è allargata, e così ne è venuta fuori una biografia completa di Paolo, sobria mente contenuta in circa centocinquanta pagine. Ed io non mi rammaricherò di questa sua più ambiziosa fatica, per ché ho letto tutto di un fiato il volume, senza che venissi fermato dagli inevitabili dis sensi per le diverse posizioni di partenza, laica la mia e cat tolica quella del Tessitore.
In realtà, quando si tratta di San Paolo, laici e cattolici possono facilmente intendersi su alcuni punti, per due motivi. Il primo è che entrambi accettano, sia pure con varian ti di impugnative critiche, le fonti di informazione più im portanti: gli « Atti degli Apo stoli » e l’« Epistolario paolino ». I laici introducono negli « Atti » una sola correzione importante e cioè la narrazio ne del terzo viaggio missiona rio. Per i cattolici il racconto di questo terzo viaggio è vali do. Per i laici invece esso è dovuto solo a un errore del redattore, il quale ha giustaposto due fonti diverse che si riferiscono ad un unico e stes so viaggio. Per quanto riguar da l’« Epistolario » i cattolici si tengono al canone. I laici ritengono invece alcune delle epistole apocrife o largamen te interpolate, anche se non sono d’accordo sulle contesta zioni. Si trovano generalmente fuori contestazione le epistole ai « Calati », ai « Corinzi »; ai « Tessalonici », ai « Roma ni ». Il secondo motivo sta nell’incontrovertibilità dei ri sultati dell’apostolato paolino. Quali che siano le opinioni de gli storici sui rapporti tra il messaggio evangelico e le dot trine paoline, è universalmen te riconosciuto che il cristianesimo fu ricevuto fuori di Israele nella interpretazione paolina e che si dovette proprio a quest’interpretazione la sua diffusione fra i gentili. Paolo fu un personaggio «weltgeschtiliche » (storico-mondia le, senza l’espressione di He gel), di cui forse non è passa to mai l’eguale su questa ter ra. Così, se da parte dei cat tolici si fa dell’apologetica, da parte dei laici si racconta una storia, che prende atto dell’eccezionale significato del per sonaggio nella storia della ci viltà.
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Tuttavia, non posso tacere che anche a proposito di que sto « San Paolo » del Tessitore si ripropone l’interrogativo se i vincoli della fede e del l’intangibilità dei testi canoni ci sieno compatibili con l’uf ficio dello storico. Alfredo Loisy, quando ancora spera va di farla franca per il suo famoso capolavoro: « L’évangile et l’église », pensò di di scolparsi adducendo che lo storiografo poteva avere la via libera anche in rapporto a Ge sù Cristo, in quanto dal dog ma della doppia natura di Gesù, vero Dio e vero uomo, di scendeva che il Gesù uomo po teva essere studiato secondo i comuni canoni ermeneutici di ogni personaggio o fatto umano restando riservata alla teo logia quanto atteneva invece alla sua natura soprannatura le. La difesa del Loisy fu giudicata non a torto dalla Chie sa pretestuosa e Loisy, come si sa, fu condannato.
Altri tentativi di concilia zione, che io sappia, non sono stati tentati. Ed ogni credente, che si accinga a narrare la storia delle origini e del pri mo secolo del cristianesimo, si trova sempre nell’imbarazzo di dover scegliere spesso tra gli articoli di fede e gli accertamenti della critica storica, fra i dogmi e la verità dei fat ti. A proposito di Paolo, questo contrasto appare subito, non appena si incontra il pro blema, per ogni credente così scottante, dei rapporti tra Gesù e San Paolo. I credenti non possono scostarsi dall’insegnamento codificato che Ge sù è il maestro e Paolo il di scepolo, che la religione cri stiana fu fondata da Gesù e solo propagandata da Paolo. Viceversa la critica moderna neo-testamentaria ha accertato in maniera incontrovertibile che Paolo predicò una «sua » religione, che si differenzia dall’insegnamento impartito da Gesù, anche se egli mise al centro di essa la fede in Cristo e più ancora la fede nella virtù redentrice della sua morte e della sua resurrezio ne. Dottrina su Gesù, dunque, ma non di Gesù. Il che poi fu una trasposizione del dramma consumatosi a Gerusalemme negli schemi dei misteri soteriologici ellenistici, dei culti delle divinità che morivano e risorgevano ed assicuravano agli iniziati la immortalità beata.
Orbene, Tessitore scrive nel suo libro: «Non è possibile negare una certa giustificazione alla critica moderna quan do afferma che il vero fonda tore del cristianesimo è stato Saulo ». E sarei riconoscente al Tessitore di tale ammissio ne, se egli poi non la facesse seguire da una svalutazione della critica moderna, carican dola di colpe del tutto imma ginarie. L’autore aggiunge in fatti che questa critica « si è illusa di avere dimostrato che la persona e l’opera di Gesù vanno relegate nell’evanescen te e vacuo regno della leggen da e del mito ». E la promozio ne di Paolo, con la conseguen te retrocessione di Gesù, sa rebbe avvenuta perché: « il giovane fariseo convertito di Tarso aveva ed ha a proprio vantaggio la riconosciuta au tenticità d’un fascio di docu menti personali, cioè l’Episto lario ». Gesù invece era mor to, senza lasciare una sola pa rola scritta. Ed infine Tessito re pretende che la critica si sarebbe accanita contro tutte le fonti, vangeli, lettere, atti degli apostoli e via dicendo per contestare tutto, negare veridicità a tutto e « rifare co sì una sua fantasiosa storia delle origini cristiane ».
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Sono codeste affermazioni cui Tessitore s’è lasciato anda re per un evidente eccesso polemico. Non è vero che la cri tica abbia relegato la persona e l’opera di Gesù nel regno della leggenda e del mito. So lo qualche stravagante, senza nessun credito nel mondo de gli studiosi, ha sostenuto che Gesù era un mito solare o una invenzione degli Esseni o di non so quale altra sètta.
La critica qualificata, cito per tutti Loisy e Weitzsacher, non ha mai contestato la storicità della persona di Gesù e della sua opera. È poi sorprendente l’argomento che i critici avrebbero sopravvaluta to Paolo, perché in possesso dei suoi scritti, e preso sotto gamba Gesù perché non aveva lasciato nessun suo scritto. Se Gesù non ha scritto niente, i suoi discepoli diretti ne hanno tramandato i discorsi e le no tizie biografiche sufficienti a supplire la lacuna degli scritti. Il fatto poi che di questi di scorsi e di questa vita possediamo tre redazioni scritte da diversi redattori (i tre Sinottici) quasi del tutto concordan ti, conferma la attendibilità dei documenti, e quindi non sussiste il preteso svantaggio di Gesù non scrittore di fron te al Paolo scrittore. Ed in ul timo dove mai Tessitore ha trovato una critica negatrice, contestatrice per partito pre so, demolitrice per il gusto di screditare i documenti? Circa un secolo di ricerca di un eser cito di maestri, insigni per dot trina e probità scientifica, non merita davvero di essere giu stiziato così sommariamente. E poi, questa critica, donde ha tratto le sue ricostruzioni se non dai documenti, che, se condo Tessitore, sarebbero sta ti demoliti? Tutto il contrario. I Sinottici, gli Atti degli Apo stoli, gli stessi documenti giu dicati apocrifi, sono stati valo rizzati ed utilizzati, tanto che oggi si può raccontare una sto ria del cristianesimo come non si sarebbe potuto un secolo fa e questo, non perché sieno in tervenute nuove fonti, ma per ché le vecchie fonti sono state più attentamente e dottamente studiate.
Ovviamente le fonti sono state utilizzate criticamente, né più né meno come si accettano coi dovuti controlli tutte le testimonianze. E così anche nei testi neo-testamentari, la criti ca ha dovuto segnalare falsi tà, interpolazioni, passi con troversi e di dubbia interpretazione e via dicendo. E non meno ovviamente vi sono stati critici radicali e critici conser vatori, critici che hanno chie sto garenzie di credibilità se vere e critici più indulgenti. Ma nel complesso la critica ha salvato e non ha demolito le fonti.
Un credente e un laico su certi punti non potranno mai andare d’accordo. Contentiamoci se io e Tessitore andia mo d’accordo perlomeno nel giudicare la grandezza di San Paolo.
Commenti
Una risposta a “La religione di San Paolo #8/10”
Mai e poi mai San Paolo avrebbe preteso di sostituirsi al Cristo e di diffondere una fede che in qualche modo si differenziasse dalla parola e dall’esempio di vita del Messia. Per San Paolo il Cristo era la sua luce, la sua guida, la sua forza.
E non si può più negare l’attendibilità dei documenti lasciati dagli Evangelisti sul Cristo stesso.
Tuttavia non posso fare a meno di esprimere tutta la mia ammirazione per la figura di San Paolo e per il suo carisma. Le sue lettere sono gioielli preziosi di fede cristiana e di amore per il prossimo.
Ogniqualvolta leggo la Prima Lettera ai Corinzi col suo inno alla Carità, mi sento letteralmente avvinto e trascinato, fino a provare profonda commozione. Vi è, in quella meravigliosa lettera, autentica poesia e immensa sostanza
Gian Gabriele Benedetti