Sul caso Fini c’è del marcio in procura?

Che la giustizia faccia acqua da tutte le parti lo sanno tutti. Non solo perché i suoi tempi sono biblici, ma anche perché certi suoi magistrati non sono preparati e combinano pasticci. Qualche volta proprio per l’impreparazione giuridica, qualche altra per difetto di deontologia professionale.

Va dato atto ai bravissimi Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica di non aver mollato la presa e di voler diradare le ombre, e perché no?, i sospetti che gravano sulle indagini condotte sul caso Montecarlo dalla procura romana.

Che si sia cercato di favorire Fini è stato già dimostrato dalla blindatura fatta intorno alla sua figura di indagato. Se ciò fosse emerso, Fini si sarebbe trovato a mal partito, avendo richiesto e ottenuto le dimissioni del ministro Scajola per un fatto che non ha richiesto nemmeno un’indagine giudiziaria.

Ma ora ci viene rivelato dai due giornalisti che la notizia che i pm romani diramarono (e comunque non smentirono o corressero mai) per farci sapere che sul contratto di affitto di Giancarlo Tulliani le firme del locatore e del locatorio erano diverse, è un clamoroso falso. Agli atti sta scritto il contrario! Ecco che cosa scrivono i due inviati:

“Ecco cosa scrive Pierfilippo Laviani, pm romano titolare del fascicolo d’indagine, nella sua richiesta di archiviazione: «Il contratto di locazione intervenuto tra il locatore Timara ltd, priva dell’indicazione della persona fisica che lo rappresentava, e il locatario Giancarlo Tulliani, nato a Roma il 19 aprile 1977, reca sotto le diciture “locatore” e “locatario” due firme che appaiono identiche, così come quelle apposte sulla clausola integrativa ».
A questo punto il giallo è un altro. Perché la procura, quel 20 settembre, diede alla stampa una notizia falsa?”

Concorderete con me che, ove la notizia fosse vera, non ci sarebbero parole adatte e sufficienti per commentare un fatto gravissimo di questa portata, che non so se abbia precedenti.

Dietro a Fini, come scrivevo tempo fa, ci sono poteri forti e tenebrosi, tali che dovrebbero far riflettere anche coloro che stanno all’opposizione e che mai hanno richiesto (salvo Di Pietro) le dimissioni del presidente della Camera.
Poteri tanto forti da costringere i pm a diffondere notizie false di tale gravità.

Vediamo come si muoverà il Csm. Se tutto è vero, c’è solo un provvedimento da prendere: quello dell’espulsione dalla magistratura. Non basterebbero infatti i soli provvedimenti disciplinari.

Per quanto riguarda Fini, continuiamo ad attendere le sue dimissioni. La casa fu acquistata da suo cognato. Ormai è definitivo. Arciprovato.
E per quanto riguarda il capo dello Stato vogliamo sperare che si svegli dal lungo sonno.

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“I favori dei pm a Gianfranco, indagato per un giorno solo”. Qui. Da cui estraggo:

“Con la scusa del nuovo partito faccia un beau geste, lasci la poltrona e dica nuovamente a suo cognato di lasciare la casa che fu della contessa e degli iscritti del suo ex partito.”

“Pontone: “Vendere a 300mila? Fu Fini a stabilire quel prezzo”. Qui.

“Il bunga bunga di Fini” di Massimo De Manzoni. Qui.

Il caso Ruby e Montecarlo. Rassegna stampa del 30 ottobre 2010. Qui.

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Commenti

Una risposta a “Sul caso Fini c’è del marcio in procura?”

  1. é chiaro che i Magistrati romani sono in malafede!!    

    é la prima volta che il segreto istruttorio viene rispettato in modo rigoroso!!   Ma quarda che caso………..La verita’ è che questi 2   sono solo degli esecutori di ordini superiori della serie…Fini va’ salvato ad ogni costo!

    Mi auguro che un giorno non lontano in questo paese gentaglia simile venga giustiziata sul posto!!!