di Marino Magliani
In nederlandese il romanzo di Pia de Jong “Verso nord”, (ed. Elliot) ottimamente tradotto da Claudia Di Palermo, che ci ha già regalato la traduzione dei capolavori di Frans Kellendonk e Jan Wolkers, si intitola “Lange dagen”. Lunghi giorni naturalmente, che pronunciato in questa lingua, è già una specie di suono e di eco lungo. Ma entrambi i titoli sono felici, si tratta infatti del viaggio di una famiglia, padre, madre e due figli, Eva e Steven, il cane Balder e Axel, un ragazzo che si unisce a loro, verso l’estremo Nord. Il periodo è fine primavera, la meta la Lapponia, fredda e solitaria. L’io narrante è la voce di Eva, e le impressioni sono certamente quelle dei grandi spazi che si respirano nelle pagine di Jack London, le avventure e i pericoli, ma anche gli equilibri persi e poi ritrovati, e che non saranno mai più gli stessi, di una famiglia, attraverso la scoperta di una natura selvaggia e incontaminata. Se la vera forza narrativa di Pia de Jong è quella di essere riuscita a incastrare viaggio, avventura e psicologia, alla lunga, la sfida che ha vinto è quella di averci dato un gioiello di autofiction, con le sue narrazioni oblique e la sua lingua sempre sorvegliata che incastra intelligentemente immagini di una splendida Olanda libera dei primi anni Settanta, coi sogni di un uomo, il padre della narratrice, ingegnere e supervisore delle dighe sul fiume Maas, innamorato dello splendido romanzo di W. F. Hermans, “Mai più dormire”, che narra del viaggio di uno studente di geologia, mandato in Lapponia per verificare la teoria idiota di un suo professore. Alla fine dunque il destino dell’intera famiglia sarà la ricerca di un nuovo senso della vita, sulle orme di un libro e di un mito, il grande Nord. Accolto in Olanda come il miglior esordio degli ultimi anni, “Lange dagen” ha entusiasmato critica e pubblico, e pare che pure il nuovo romanzo, “Dieptevrees”, uscito anch’esso per i tipi di Prometheus, sia destinato a raccogliere i favori dei lettori olandesi. Si termina con una supplica all’editoria italiana: oltreché giustamente farci conoscere i romanzi di Pia de Jong, ridateci la possibilità di rileggere in italiano anche Willem Frederik Hermans, un grande autore di cui da noi è apparso veramente troppo poco.
(dal “Corriere Nazionale”)
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