Ieri sul quotidiano “gli Altri” è apparso un articolo molto perentorio con cui Piero Sansonetti (ex direttore di Liberazione) condannava l’interventismo di Napolitano, qualificandolo come di destra, un interventismo – scriveva – che nuoce alla sinistra, la quale dovrebbe ribellarsi.
Questo articolo l’ho pubblicato sul mio blog e chi vuole può leggerlo.
Secondo me, è stato se non il punto più saliente della giornata di ieri, uno dei più significativi.
Non so chi ricorda il film “Tabù” (1931) di Murnau e Flaherty, due registi celebri del cinema muto. In sintesi, secondo la tesi del film, il tabù vince sempre, non può essere sconfitto.
Ebbene, la mia curiosità stava nel verificare se l’attacco esplicito e duro di Sansonetti destasse oggi qualche commento tra le firme più impegnate in politica.
Non mi pare sia accaduto. Né Bersani né Vendola né Di Pietro né Veltroni né Franceschini né Bindi né Scalfari né de Bortoli né Calabrese né il Fatto Quotidiano e compagnia bella hanno risposto a Sansonetti, che pure poneva, dal suo punto di vista ovviamente, problemi seri per tutta la sinistra, o almeno problemi che non meritavano, e non meritano, certo il silenzio.
Invece è il silenzio che lo ha avvolto. Un silenzio spaventoso, giacché è segno di una democrazia che ha paura di confrontarsi nel merito, e preferisce rintanare pensiero e parole dentro fumosi e incomprensibili slogan.
Napolitano è il tabù descritto nel film di Murnau. In parte lo è anche per il centrodestra, ma Napolitano potrebbe perfino permettersi di ferire rovinosamente la sinistra, specie quella in seno al Pd, e nessuno tra i suoi componenti se la sentirebbe di reagire.
Il motivo è semplice, ed è legato alla ossessiva campagna di delegittimazione della democrazia che sta portando avanti l’opposizione, la quale, come impazzita, insiste a chiedere le dimissioni di un governo che riscuote continuamente la fiducia del parlamento.
La richiesta ottusa dell’opposizione è, dunque, palesemente anticostituzionale, volendo imporre alle regole dettate dalla nostra Carta, quelle della piazza, esaltandola e aizzandola, come ha fatto recentemente l’ex magistrato e leader politico Antonio Di Pietro.
Per poter continuare a comportarsi così senza ricevere i rimbrotti che Napolitano avrebbe il dovere di ripetere un giorno sì e un giorno no – visto che i leader non possono impazzire, se no tornino a casa – è necessario che venerino il capo dello Stato proprio come un tabù.
Sansonetti dunque ha fatto centro (il silenzio è un’eloquente, se pur generica, risposta), però ha sbagliato momento. In futuro, forse, la discussione potrà anche essere ripresa, ma oggi è giocoforza tacere, giacché è più importante mandare a casa Silvio Berlusconi e con lui il parlamento che gli continua a dare la fiducia. E si spera, così, in un qualche colpo di testa di Napolitano.
Del resto, già ieri l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha maldestramente svelato il piano – anticipandone le motivazioni -, quando ha battezzato il parlamento “povero e pezzente”
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