di Vittorio Feltri
(da “Il Giornale”, 7 ottobre 2011)
Claudio Scajola, di cui è nota la vicenda im mobiliare che l’anno scorso lo indusse a dimettersi da ministro, è di nuovo in cerca di casa. Non spera che a pagarla sia un amico generoso e talmente riservato da rimanere nell’ombra; nossignori, stavolta è disposto a esporsi in prima persona, non in banca, bensì in Parlamen to. Vuole costruirsi con la collaborazione di Beppe Pisanu un tetto sotto il quale compiere una manovra spericolata per far cadere il governo. Il progetto è già stato approvato in trattoria e si tratta solo di realizzarlo in aula prima che qualcuno trovi il modo per farlo fallire.
Il lettore penserà che questa storia di Silvio Berlu sconi in procinto di sloggiare da Palazzo Chigi giri da troppo tempo per essere vera. A sbattere fuori il pre mier ci hanno provato invano in tanti: l’anno scorso Gianfranco Fini e la sua orchestrina del Fli, poi la sini stra in varie occasioni, ma il Cavaliere è ancora lì al suo posto. Quindi appare poco credibile che due si gnori come Scajola e Pisanu riescano a fare ciò che non è riuscito a gruppi organizzati quali l’ex fascista e l’ex comunista.
Osservazione pertinente. Ma attenzione. Nella presente circostanza i congiurati sono democristia ni di lungo corso, cresciuti cioè in un partito,la Dc, dove l’arte di pugnalare alla schiena gli amici era la prin-cipale materia di studio, e chi non aveva specifiche at titudini campava poco. Ora, di Pisanu e Scajola tutto si potrà dire, ma non che siano sprovveduti nel ma neggio delle armi da taglio politico. Ecco, si stanno al lenando e sono pronti ad agire. Come? Un gioco da ragazzi. L’attuale maggioranza si regge su una deci na di voti circa. Se dal Pdl uscissero, con i due citati furbacchioni, otto deputati pronti a tradire in cam bio di un piatto di lenticchie, automaticamente, nel caso si votasse la fiducia a Montecitorio, l’esecutivo andrebbe in minoranza e Berlusconi sarebbe costret to a rassegnare le dimissioni.
Chiunque sa che reclutare un drappello di disperati, consapevoli di non essere rie letti alle prossime consultazioni, non è un’impresa difficile: basta promettere loro una cadrega in futuro. È la ragione per cui non sottovalutiamo Scajola e Pisanu. I qua li nel Popolo della libertà non hanno un gran seguito, ma una decina di democristia ni disposti a sgambettare il premier sono in grado di recuperarli in fretta. Pare che i vo lontari guastatori in realtà siano addirittu ra 15: così sussurra radio fante. Se non è ve ro, è verosimile. Che è la stessa cosa.
Domanda: qual è il movente di Scajola e Pisanu? Elementare. Il primo era ministro e non lo è più. È rientrato in politica attiva dopo le vicissitudini ridicole dell’apparta mento fronte Colosseo, ma nessuno più, tantomeno il Cavaliere, lo ha preso sul se rio. E lui è fuori dalla divina grazia. È anima to da un forte desiderio di rivalsa, non soddisfacendo il quale ripiega sulla vendetta. Humanum est, e anche molto democristiano.
L’altro, il sardo, idem. Era ministro e ora bivacca all’antimafia. Sai che soddisfazio ne. Da anni briga per risalire, senza succes so, alla ribalta. E allora mira a ribaltare l’uo mo, Silvio, che lo nasconde dietro le quinte. Il sogno di entrambi è fornire al castigamat ti arcorese la dimostrazione di essere più forti di lui: buttarlo giù, anzitutto, e poi qual cosa accadrà. Governo tecnico o elezioni anticipate? Si vedrà. Se il colpo di eliminare il premier riuscisse, gli ex ministri all’im provviso tornerebbero nel cono di luce, osannati dall’opposizione, invidiati dai col leghi del Pdl, magari portati in trionfo da Confindustria. Per dieci minuti di popolari tà c’è chi ammazza la portinaia; figuriamo ci due che uccidono il sire: prima pagina e talk show a volontà.
Ma quando potrebbe andare in scena questo bel drammone? La prossima setti mana si voterà la tribolata, e per alcuni versi folle, legge sulle intercettazioni. Situazione propizia per sbandierare un nobile motivo di ribellione al dittatore: 10 o 15 suffragi del la maggioranza passano all’opposizione, e addio governo. Mi chiedo che senso abbia regalare questo pretesto ai congiurati. I qua li avranno l’appoggio dell’intera categoria dei giornalisti, che la nuova legge intende punire con la galera da 6 mesi a 3 anni. Roba da matti. Il nostro è l’unico Paese occidenta le che non ha depenalizzato il reato di diffa mazione a mezzo stampa, come se al diffamato premesse sbattere dentro il diffamato re e non farsi indennizzare da lui. Per sovrammercato, adesso l’Italia sarà inflessibile, quanto era l’Unione Sovietica, nell’infliggere la detenzione a chi pubblicherà le in tercettazioni, ma non torcerà un capello a chi quelle intercettazioni deposita per il rin vio a giudizio.
Prevediamo il peggio. Ci auguriamo di sbagliare.