di Emanuele Macaluso
(da “Il Riformista”, 11 ottobre 2011)
Nel 1953 ci furono le elezioni politiche con la legge maggiorita ria, e il quadripartito (Dc – So cialdemocratici – Pli e Pri) al governo, che quella formula aveva proposto, fu sconfitto. Cosa avvenne dopo?
Domenica scorsa Eugenio Scalfari nel suo editoriale scrive: «De Gasperi decise di ritirarsi dalla politica. Nella Dc stava emergendo Fanfani ma incontrava molte resisten ze; la crisi si presentava in somma assai accidentata.
Vìgeva fin da allora la prassi delle consultazioni del Capo dello Stato con tutti i gruppi parlamentari; poi un incarico esplorativo, poi quel lo formale, poi le consultazio ni dell’incaricato con i partiti di governo e le correnti per l’assegnazione dei ministeri. Infine la presentazione del nuovo governo al Parlamento. Così andarono le cose duran te i quarant’anni della Prima Repubblica. Ma la lettera del la Costituzioneè molto più breve, e dice soltanto: «Il Pre sidente della Repubblica, sen titi i presidenti delle Camere, nomina il presidente del Con siglio e – su sua proposta – i ministri ».
Einaudi, nonostante la prassi, fece esattamente così. Sentì i presidenti delle Came re, poi andò nella villa di Caprarola e convocò Pella infor mandolo che aveva già scritto e firmato il decreto che lo no minava presidente del Consi glio. Voleva un governo di “decantazione” che preparas se una nuova legge elettorale.
Questo è tutto. Dal che ri sulta che la lettera della Co stituzione consente al Capo dello Stato di saltare ogni prassi restando saldamente nei limiti chela Costituzioneprevede.
Scalfari è nato, come me nel marzo 1924, e nel 1953, aveva, co me me, 29 anni, era un giornalista già affamato, e, come me, se guì con interesse il terremoto politico che la sconfitta della “leg ge truffa ” determinò. I fatti però non sono quelli che racconta il fon datore di Repubblica, per piegarli a una tesi, la sua: Napolitano può sciogliere le Camere quando vuole e come vuole. E sulla discreziona lità del Presidente s’innesta l’esempio di Einaudi e del governo Pella.
Come andarono le cose?
Non è affatto vero che, dopo la sconfitta elettorale, De Gasperi de cise di ritirarsi dalla politica. Al contrario, siccome il quadripartito centrista non ottenne la maggioranza dei voti, ma una risicata mag gioranza di parlamentari, tentò di rifare il governo, e fu Saragat pri ma, eLa Malfadopo, a dirgli no. Al quel punto De Gasperi fece un go verno monocolore che avrebbe dovuto ottenere il sostegno dei mo narchici (ragione per cui Scelba rifiutò di stare al governo), i quali, però, chiesero un impegno del Presidente a partecipare al governo che si sarebbe costituito dopo il monocolore. Impegno che De Gasperi non diede e il governo ottenne quindi l’astensione dei liberali e repubbli cani, ma non il voto dei monarchici. La sconfitta di De Gasperi si ma nifestò quindi in Parlamento. A quel punto Einaudi incaricò Attilio Piccioni, (già vice Presidente negli ultimi governi De Gasperi) che tentò di fare un governo di centro, ma non vi riuscì e rimise il manda to a Einaudi. Il quale di fronte all’urgenza di approvare i bilanci, sen za consultare ufficialmente i gruppi parlamentari, affidò a Pella (mi nistro del Bilancio) l’incarico di fare un governo di “tregua”, come fu qualificato dagli stessi De. La chiarificazione, infatti, avvenne: Pella tra la fine del dicembre 1953 e l’inizio del 1954 tentò un rimpasto e cercò di dare una dimensione più politica al suo governo, contando sull’appoggio della destra:la Dclo stoppò, e si dimise.
Einaudi diede quindi l’incarico ad Amintore Fanfani, il quale co stituì un governo monocolore bocciato dalla Camera. A quel punto si ricostituì un governo di centro, presieduto da Mario Scelba, con Sa ragat vice presidente che il Pei bollò come il governo S.S.. La candi datura di Scelba, in polemica con De Gasperi, fu caldeggiata da Pan nunzio e dal gruppo che gravitava attorno alla rivista il Mondo.
Insomma Einaudi fu un presidente che rispettòla Costituzione, ga rantì il ruolo dei partiti e esercitò i suoi poteri rispettando i processi politici che si verificavano in Parlamento. Cosa c’entri tutta quella sto ria, manipolata da Scalfari, con la situazione di oggi, non si capisce. Un governo di “tregua” di “decantazione” ecc. è possibile, se non c’è più un governo che ottiene la fiducia e se il governo di “tregua ” è in grado di ottenerla nei due rami del Parlamento. Tutto qui.
P.S. De Gasperi non si ritirò nemmeno dopo la sconfitta parla mentare, infatti fu eletto segretario della Dc.