di Gian Antonio Stella
(dal “Corriere della Sera”, 28 novembre 2011)
«Nei Paesi evoluti non si protesta contro la Casta, ma contro Wall Street », ha detto Massimo D’Alema infastidito dalle polemiche sugli eccessi della politica. Tiriamo a indovinare: che sia perché il Parlamento costa a ogni americano 5,10 euro, a ogni inglese 10,19, a ogni francese 13,60, a ogni italiano 26,33? O perché un consigliere regionale lombardo come Nicole Minetti o Renzo Bossi prende quanto i governatori di Colorado, Arkansas e Maine insieme?
O sarà perché secondo la «Tageszeitung » l’assessore provinciale alla sanità di Bolzano guadagna circa seimila euro più del Ministro della Sanità tedesco?
O perché un dipendente del Se nato costa mediamente 137.525 euro lordi l’anno cioè 19.025 più dello stipendio massimo dei 21 collaboratori stretti di Obama?
Bastano pochi dati a dimostrare quanto sia un giochetto peloso spacciare la difesa di certi spropo siti con la difesa della democrazia. Se la Cameraspende oggi per gli affitti delle sue dependance 41 vol te di più di trent’anni fa cosa signi fica: molte più spese, molta più de mocrazia?
Il quotidiano sgocciolio su que sto tema di parole acide, permalo se, stizzite dimostra come l’idea di Monti che la politica debba dare «un segnale concreto e immedia to » sui suoi costi non sia stata af fatto digerita. Anzi. E col passare dei giorni e il crescere del nervosi smo dei cittadini intorno al miste ro sui sacrifici in arrivo, diventa sempre più urgente quel segnale di forte discontinuità invocato e promesso.
Prendiamo i vitalizi parlamenta ri. La Camera ha deciso a luglio e il Senato giorni fa che dalla prossi ma legislatura non ci saranno più. Meglio: saranno sostituiti per i prossimi parlamentari da qualco sa di diverso. A naso, una pensio ne integrativa calcolata sui contri buti versati come accade ai comu ni mortali dalla riforma Dini di 16 anni fa, quando la classifica marca tori (siamo nel giurassico) fu vin ta da Igor Protti. A naso, però. Per ché la decisione «vera » sarà presa da una «apposi ta commissio ne ». E mai co me in questi ca si gli italiani te mono che aves se ragione Ri chard Harkness spiegando sul New York Times che «dicesi Commissione un grup po di svogliati selezionati da un gruppo di incapaci per il disbrigo di qualcosa di inutile ».
Ci sbagliamo? È l’augurio di tut ti. Ma, come riconosce la più gio vane dei deputati italiani, Annagrazia Calabria, l’intenzione di abolire i vitalizi dalla prossima le gislatura è «del tutto insufficien te, se non inadeguata », rispetto al la gravità del momento. Ogni ri tocco alle pensioni (e girano voci di interventi dolorosi) sarebbe as solutamente inaccettabile se avve nisse un solo istante prima di una serie di tagli veri ai vitalizi e agli altri assegni pubblici privilegiati. E non si tirino in ballo i «diritti ac quisiti »: quelli dei cittadini sono stati toccati più volte. Prendiamo il blocco dell’adeguamento auto matico all’inflazione: potrebbero i pensionati accettarlo se prima (prima!) non fosse smentito che i dipendenti del Quirinale (i quali solo nel 2011 hanno perduto un po’ di privilegi) godono dell’ag giornamento pieno come fossero ancora in servizio?
Vale per tutti: tutti. Certo, come migliaia di pensionati-baby, an che chi è finito sui giornali per cer ti vitalizi altissimi, da Lamberto Di ni a Giuliano Amato, da Publio Fio ri a Gustavo Zagrebelsky, può a buon diritto dire «non ho rubato niente, la legge era quella ». Vero. Se andiamo verso una stagione di vacche magrissime, però, chi ha avuto di più sa di avere oggi an che la responsabilità di dare di più. Qualche caso finito sui giorna li ha già dimostrato che formal mente non è possibile rinunciare a una prebenda e comunque non ha senso che lo Stato chieda al sin golo gesti di generosità individua le che non possono che essere «privati »? Si trovi una soluzione. Ma, con la brutta aria che tira in Europa e coi nuvoloni che si ad densano da noi, l’intera classe diri gente a partire dallo stesso Mario Monti non può permettersi neppu re di dare l’impressione di tenersi stretti certi doni, oggi impensabi li, di una stagione che va dichiara ta irrimediabilmente finita.
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