Il grande inganno del Pil a + 10%
di Francesco Forte
(dal “Giornale”, 22 gennaio 2012)

Il presidente del Consiglio, pro ­fessor Mario Monti, ha affermato che in conseguenza di queste libe ­ralizzazioni Pil e produttività pos ­sono aumentare del 10 per cento. Non avendo specificato in quanti anni ciò avrebbe luogo, si può esse ­re autorizzati a supporre che que ­sto miracolo economico avvenga in un anno. Sicché l’Italia, per effet ­to del decreto varato ieri, aumente ­rebbe in un anno più di ciò che riesce a fare la Cina. Seuna frase come questa l’avesse pronunciata Silvio Berlusconi, i media sarebbero pieni di commenti ironici e sarcastici. Invece non si nota alcun sarcasmo e nessuna ironia per questa affer ­mazione lunare. Nelle pagine interne del Sole240re c’è una possibile spiegazione dell’arcano di questa magia di sapore medieval-rinascimentale. Infatti uno studio di due ricercatori della Banca d’Italia del 2009 riguardante la concorren ­za nel settore dei servizi sostiene, con un’analisi econometrica, che ove per effetto della liberalizzazio ­ne il margine applicato dalle im ­prese dei servizi dell’Italia scendes ­se al livello medio del resto del ­l’area europea, nel giro di cinque anni, successivamente, in un arco complessivo di 30 anni, si avrebbe un incremento graduale del pro ­dotto nazionale. Esso, fra 30 anni, risulterebbe accresciuto di quasi l’11 per cento annuo.

Ci sono, peraltro, due condizio ­ni perché ciò si materializzi da qui al 2040: A) che si liberalizzino tutti i servizi, ossia commercio, credito, assicurazioni, comunicazioni tele ­foniche e postali, costruzioni, elet ­tricità, gas, acqua, trasporti nazio ­nali, regionali e locali, hotel e risto ­ranti; B) che tali liberalizzazioni ge ­nerino la riduzione dei margini italiani al livello medio europeo.
Si ipotizza, cioè, che gli elevati margini non derivino da costi parti ­colari di natura fiscale, burocrati ­ca e giudiziaria, che in Italia si deb ­bono sopportare, né da altri fattori (lo Statuto dei lavoratori che con l’articolo 18 così come attualmen ­te interpretato, scoraggia la cresci ­ta delle imprese oltre i 15 addetti, il rischio delle assicurazioni più alto che altrove, il servizio di miglior qualità degli alberghi e ristoranti di minor dimensione, eccetera).
Queste estese liberalizzazioni non si vedono nel decreto Monti.
Aumentare il numero dei taxi, dei notai, delle farmacie non è una liberalizzazione, e l’effetto sul Pil è di dividere la torta di questi settori che hanno un’importanza margi ­nale, nel prodotto nazionale, con qualcuno in più. Non c’è alcuna liberalizzazione per servizi pubblici locali come la rete idrica o i traspor ­ti. Lo scorporo della rete ferrovia ­ria da Ferrovie italiane spa per passarla al Tesoro è una statizzazione, che disintegra questo complesso e genera incertezza per la gestione del programma di costruzione del ­la rete alta velocità. La liberalizza ­zione consisterebbe nella facoltà di esercitare aziende ferroviarie nuove di servizio locale e naziona ­le, con tutte le fermate utili, per trasporto merci e passeggeri, al difuo ­ri dell’alta velocità, l’unica parte che funziona (abbastanza) bene delle nostre ferrovie. Quanto allo scorporo di Snam da Eni, essendo Eni quotata in Borsa, non si capi ­sce se lo Stato indennizzerà il Cane a sei zampe per tale scorporo. Anche questa è una statalizzazione che rischia di bloccare investimenti in corso. La liberalizzazione consisterebbe in un decreto che fissasse il diritto di terzi all’uso della rete gas Snam.
L’abolizione delle tariffe mini ­me per gli avvocati crea problemi per le cause civili, perché non si sa più quanto si deve pagare di spese legali se si perde la causa. Si potreb ­be continuare sulla povertà di con ­tenuto liberalizzatore di questo de ­creto e sugli effetti collaterali negativi che può comportare. Mi limito a notare che questo sparare cifre, come il 10 percento del Pil, getta di ­scredito sulla categorie dei profes ­sori e sulla credibilità del governo, con riguardo alle previsioni economiche su quest’anno che sono quanto mai discordanti. Il governo prevede una riduzione del Pil dello 0,5%, mentre Confindustria stima un calo dello 1,6 e il Fondo moneta- rio internazionale addirittura del 2,2. Non credo che le previsioni di Confindustria e del Fondo siano corrette, perchéla Bcesta attuando una politica monetaria espansiva con misure non convenzionali, come i prestiti triennali all’1% alle banche, in cambio di garanzie co ­stituite da titoli pubblici e privati e la flessione dell’euro del 10% che in poco tempo stimola le esporta ­zioni. Ma urge una politica pro cre ­scita di cui queste «liberalizzazio ­ni » non sono neppure un surroga ­to.


Altro che professori. Fanno solo figuracce
di Vittorio Feltri
(dal “Giornale”, 22 gennaio 2012)

Monti ha partorito il topolino, talmente piccolo e impaurito che neanche il mio gatto lo ha preso sul serio: ha sbadigliato. Promesse, annunci, perfino minacce. E tutti aspettavamo con ansia di leggere il de ­creto che regola i mercati. Da settimane negli am ­bienti del Palazzo e dintorni, gli addetti ai lavori poli ­tici sussurravano intimoriti: oddio, arrivano le libera ­lizzazioni studiate dal formidabile governo dei tecnici. Ed ecco il giorno della rivelazione. Tremori, batti ­cuore. Poi una risata. Di compatimento. Bocconiani o peracottari? Giudicate voi.

Sta di fatto che non si tratta di liberalizzazioni, ma di ampliamento delle piante organiche. Due cose as ­sai diverse. Liberalizzare significa: meno Stato e più iniziativa privata; più libertà, meno burocrazia. Col decreto sbandierato dal governo succederà il contrario. Il Pil non aumenterà per questo insulso, anzi, dannoso provvedimento. Prendiamo le farmacie. Continueranno a essere ciò che sono sempre state: le sole autorizzate a vendere farmaci, come è ovvio che sia. Però crescerà il numero dei punti vendita: da 18mila a 23mila, cioè più 5mila. Che saranno messe a concorso e saranno vinte da farmacisti anziani (l’an ­zianità fa punteggio) o, più probabilmente, racco ­mandati. Si sa come funzionano i concorsi pubblici.

I vincitori acquisiranno la proprietà della farma ­cia e potranno lasciarla in eredità ai figli laureati in materia. Per i professori il diritto dinastico relativo al ­la successione si chiama liberalizzazione. Ma che va ­dano a scopare il mare. Tutta l’operazione consiste in questo: la torta dei medicinali vale cento, che oggi viene spartita fra 18mila farmacie. Domani la stessa torta verrà divisa fra 23mila farmacie. Miseria per tutte. Le parafarmacie se la prenderanno in saccoccia. E il cittadino non guadagnerà un centesimo. Le farmacie in zone di ­sagiate (di montagna, per intenderci) vin ­te per concorso seguiteranno a non esser ­ci perché tutti i farmacisti le rifiuteranno. Come mai? Non guadagnano. Peggio: non sopravvivono.
Il caos è garantito: a Milano apriranno 11 nuovi punti vendita, a Roma 209. Per ­ché? Milano è già organizzata, la capitale mica tanto. Non perché i romani siano stupidi, quanto, piuttosto, perché la città si è dilatata disordinatamente negli ulti ­mi quarant’anni.

Qualcosa di liberale tuttavia è stato introdotto: l’orario di apertura. Se una far ­macia deciderà di rimanere in servizio 24 ore, potrà farlo legalmente. E senza chie ­dere permessi. Capirai che privilegio. Ci voleva Monti per dire che è assurdo im ­porre un orario, e che è meglio consentire ai gestori di agire come credono. Una cu ­riosità. Il decreto sulle farmacie, visto co ­me è stato concepito, dimostra che Pier Luigi Bersani, segretario del Pd ed ex ministro (delle lenzuolate) non ne aveva az ­zeccata una. Il suo intento era favorire le Coop e le parafarmacie. Trombatura. E ciò è motivo di allegria.

Veniamo ai taxi. Anche in questo caso si tratta semplicemente di un ampliamen ­to nocivo della pianta organica: più licenze. Con quale criterio di assegnazione? Sentiti i sindaci, sarà una Authority a diri ­gere il «traffico ». Se c’era qualcosa di cui non si sentiva la mancanza erano le Au ­thority. Viceversa se ne aggiunge un’altra alla pletora esistente: quella dei trasporti. Che metterà il becco nei taxi di Agrigento e in quelli di Cuneo, indifferentemente. Con quale competenza, e con quale cono ­scenza dei problemi, non è dato sapere, ma si può intuire: zero. La stessa Authori ­ty definirà le regole per le nuove conces ­sioni autostradali eccetera. Altro ente, al ­tro nome, altra burocrazia, altri stipendi, altre auto blu. E la chiamano liberalizza ­zione.

A proposito di appesantimento buro ­cratico. Sarà istituito un tribunale per le imprese incaricato di dirimere il contenzioso e di emette ­re sentenze. Buona idea?
Certamente è giusto acce ­lerare i processi in cui sia ­no implicate le aziende a qualsiasi titolo: priorità a chi lavora e ha bisogno di tempi stretti, altrimenti si paralizzano gli affari e si frena la crescita economica. Ma che senso ha un tribunale aggiuntivo?
Non sarebbe stato oppor ­tuno chiudere i Tar (in ­ventati dopo l’istituzio ­ne delle Regioni, quindi enti inutili quanto le Re ­gioni stesse) e destinare il personale al disbrigo delle pratiche processuali in cui siano coinvolte le imprese? Nossignori. I bocconiani preferiscono creare un altro baracco ­ne. «E io pago ».

Capitolo professioni ­sti. Aboliti gli ordini se ­condo direttive euro ­pee? Neanche per sogno.
Quelli rimangono, altri ­menti le corporazioni fu ­cilano i ministri. I quali si sono limitati a eliminare il tariffario e a rendere ob ­bligatori i preventivi del ­la parcella, cosicché i clienti saranno consapevoli di quanto do ­vranno sborsare per una determinata pre ­stazione. Un successone. Notai. Vale il principio adottato per tassisti e farmacie: ampliamento della pianta organica. Avre ­mo cinquecento notai di fresca nomina. Esultanza delle folle. E il Pil va su? No. Il Pil se ne frega.

Non per tediarvi, cari lettori, ma due parole sulle banche e sulle assicurazioni vanno scritte. Alle prime Monti ha fatto il solletico: un tettuccio alle commissioni su bancomat e prelievi. Roba minima, ininfluente. Le assicurazioni appliche ­ranno uno sconto (Re auto) a chi accette ­rà di mettere in macchina la scatola nera, un deterrente contro gli imbrogli, gli inci ­denti fasulli (si segnala che a Napoli si stanno già attrezzando per produrre sca ­tole nere ad pesonam). Infine i benzinai. Novità sconvolgente. I distributori avran ­no facoltà di acquistare i carburanti da qualsiasi compagnia. Eliminata l’esclusiva. Contenti, cari lettori? Contenti o no, queste sono le liberalizzazioni del menga, chi ce le ha se le tenga. Salveranno l’Ita ­lia? Di sicuro non salveranno il governo dall’ennesima figuraccia.

P. S.: ci eravamo dimenticati degli edico ­lanti. Monti li considera dei paria, e li ha condannati a morire di fame. Chiunque potrà vendere carta stampata, anche le latterie, se ce ne fossero ancora. I giorna ­lai perderanno il 50 per cento degli incas ­si e non potranno compensare il buco smerciando altri generi merceologici. Perché? Così muoiono prima e soffrono di meno. A nome della categoria ringra ­ziamo i professori di onoranze funebri.

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“Le tasse del Professore fanno arricchire i nostri vicini” di Fabrizio De Feo. Qui.

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