La nefasta impresa della Cancelliera Merkel

di Antonio Martino
(da “Il Tempo”, 1 febbraio 2012)

Il vertice europeo del 30 gen ­naio ha, nella quasi genera ­le soddisfazione, adottato decisioni che sono contraddit ­torie e molto pericolose. La cancelliere tedesca Angela Me ­rkel ha ottenuto ciò che vole ­va: una nuova disciplina del bi ­lancio degli Stati della zona dell’euro, con l’obiettivo di ras ­sicurare i tedeschi timorosi di dover sopportare il costo delle leggerezze altrui, e un poten ­ziamento del fondo «salva Sta ­ti ». Mi riesce impossibile con ­dividere l’entusiasmo della cancelliera che ha parlato di «grande impresa » per l’accor ­do raggiunto. Sono convinto che quanto è stato deciso ieri sia da considerare nefasto.

Anzitutto, infatti, il poten ­ziamento del fondo salva Stati cos’è se non una sorta di assi ­curazione offerta agli Stati gra ­tuitamente per l’eventualità che non rispettino la discipli ­na fiscale loro imposta? La leg ­ge della domanda e dell’offer ­ta ha valore generale: se esiste una domanda di disavanzi pubblici (il fondo, appunto), ci sarà un ‘offerta di leggerezze finanziarie. Da un lato si vuole rigore nella gestione del pub ­blico bilancio, dall’altro si ga ­rantisce che eventuali violazio ­ni di quel rigore saranno pre ­miate con risorse fornite dal fondo!

In secondo luogo, ma più im ­portante, il tentativo di elimi ­nare i deficit di bilancio degli Stati ai livelli di spesa pubblica attuali condanna l’intera Europa a una grave recessione, le cui dimensioni, temo, saran ­no ben maggiori di quanto già previsto. Il principio del pareg ­gio del bilancio su base annua è fondamentale principio di trasparenza nella gestione del ­la cosa pubblica quando le spe ­se del settore pubblico sono contenute. Diventa, invece, ga ­ranzia di recessione quando, come oggi in Italia, la spesa pubblica supera il 52% del red ­dito nazionale. Per pareggiare il bilancio sarebbe necessaria una pressione fiscale del 52% e il contribuente medio do ­vrebbe sopportare un’aliquo ­ta del52%. Se il prelievo medio è a quel livello, dato che esisto ­no anche contribuenti poveri, quelli che hanno un reddito su ­periore alla media dovranno versare al fisco ben più della metà di quanto producono. L’aliquota media gravante sul ­le imprese supererebbe age ­volmente il 70-80%,

A questi livelli di spesa il pa ­reggio del bilancio è assolutamente irrilevante: sia che lo Stato si finanzi interamente col prelievo fiscale sia che lo faccia anche con l’indebita ­mento, al settore privato resta comunque meno della metà di quanto si produce. Lo svi ­luppo diventa matematica ­mente impossibile: se deve consegnare più di metà del suo reddito, è assai dubbio che il contribuente possa dar ­si alla pazza gioia, accrescen ­do i consumi, o che possa strin ­gere la cinghia risparmiando quanto necessario a una cre ­scita degli investimenti.

Stiamo senza esitazione condannando il vecchio conti ­nente e forse l’intero pianeta a una crisi grave ed evitabile. L’Italia ha bisogno urgente di riforme, che portino alla tra ­sformazione dell’attuale, inso ­stenibile sistema di trasferi ­menti. Il servizio sanitario na ­zionale dovrebbe smettere di essere universale, prendendo a tutti per dare (non sempre) a tutti, e diventare selettivo, pre ­levando dagli abbienti per da ­re agli indigenti. Costerebbe molto meno, sarebbe meno esposto alla corruzione e non sarebbe più regressivo; oggi grava di tributi anche i meno abbienti per fornire servizi gra ­tuiti anche ai ricchi, la sua inef ­ficienza è testimoniata dalla frequenza di episodi di malasanità, la sua corruzione è ampia ­mente documentata e il suo costo è astronomico.

La governance locale non è sostenibile: i quattro quinti de ­gli oltre ottomila comuni sono del tutto superflui, la maggior parte delle province non ha ra ­gion d’essere e le regioni sono troppo grandi o troppo picco ­le per essere un efficiente ente locale.

Quanto ai parchi nazionali ne basterebbe un numero dra ­sticamente minore, lo stesso vale per le comunità montane, le autorità indipendenti e così via.

Queste riforme consentireb ­bero di ridurre la spesa pubbli ­ca a un livello inferiore al qua ­ranta per cento del reddito na ­zionale e potrebbero con grande tranquillità essere accom ­pagnate da una radicale rifor ­ma fiscale che porti le aliquote medie delle imposte dirette a livelli non superiori al venti percento.

Allora e soltanto allora lo svi ­luppo economico tornerebbe a essere possibile, allora po ­tremmo tornare alla regola del pareggio del bilancio su base annua e liberare l’Italia dalle odiose disposizioni orwelliane che hanno fatto strame del ­la riservatezza e della libertà delle persone.

Ma queste semplici conside ­razioni vengono del tutto igno ­rate dalla signora Merkel e da quanti anelano al suo apprez ­zamento, come i tecnici italia ­ni più tedeschi dei tedeschi.

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