Bronzo, anche la sinistra fa scandalo

di Luca Telese
(Da “il Fatto Quotidiano”, 25 maggio 2012)

Ve lo immaginate cosa acca ­drebbe se l’inquilino di al ­bergo che deve liberare la stanza entro le 12 dicesse al portiere: primo, me ne vado quan ­do voglio io. Secondo, prima di an ­dare via mi prendo i rubinetti che mi servono. Se ci raccontassero questa storia diremmo che quel ­l’inquilino è un matto. Prendi in ­vece uno come Mario Tidei, diri ­gente democratico, dna dalemia ­no, sindaco di Civitavecchia, par ­lamentare della repubblica. Tidei è stato eletto sindaco pochi giorni fa e il suo nuovo incarico è incom ­patibile con quello parlamentare.

LUI ERA deputato e si dovreb ­be dimettere immediatamente, al suo posto deve subentrare il primo dei non eletti nella stessa lista. Tutto molto chiaro, tutto molto semplice. Però lui se ne fre ­ga, semplicemente non lo fa. E giustifica il ritardo inventandosi scuse inverosimili Come questa: “Deciderò sulle mie dimissioni in base a due considerazioni: primo salvare il tribunale di Civitavec ­chia, secondo farmi dire dal mi ­nistro che la discarica di Allumina non si farà più. Ed essendo par ­lamentare della Commissione giustizia, dove si decide sul tribu ­nale, sono determinante”.

È la nuova moda istituzionale, il chissenefrega di Stato. Prendete Tidei, ma potete prendere la ca ­pogruppo del Pd Anna Finoc ­chiaro che fa la spesa con il “car ­rello blu” (copyright di Mattias Mainiero) della sua scorta all’I ­kea. Prendete tanti altri casi di questi giorni: il popolo di quelli che ancora non hanno capito, i tardivi. Sembrano solo dettagli ma non lo sono. A esempio, nel caso del primo cittadino di Civi ­tavecchia: non è solo grave che un sindaco esordisca annuncian ­do di voler violare una legge dello Stato e dica che lui se ne frega di quello che deve entrare al suo po ­sto. Non è solo la legge che gli chiede di fare un passo indietro, è il buonsenso, che lo esige. Tidei sarà sommerso dalle incomben ­ze del suo nuovo lavoro, ha scrit ­to sui muri della sua città per un mese che vuole fare solo quello (!): procrastinare un atto dovuto, restare in carica appellandosi a cavilli e procedure temporeg ­giando che senso ha, visto che co ­munque te ne devi andare? Può avere solo una finalità, che mette i brividi. Portare a casa il suo sti ­pendio da parlamentare ancora per un po’, magari sommandolo con quello di primo cittadino che percepirà da subito. Il bello è che ha già maturato la pensione, la li ­quidazione, tutto.

LA DOMANDA È: possibile che nel suo partito, salvo alcuni eroiche eccezioni, nessuno glie ­lo faccia notare? Possibile non si renda conto che ci perde la fac ­cia? Possibile. Come tanti altri po ­litici di questo finale di repubbli ­ca un po’ se ne rende conto, un po’ no, Un po’, forse, pensa che se porti a casa un buon gruzzolo si può perdere anche un po’ di faccia, perché poi il tempo è ga ­lantuomo e tutti dimenticano. Passiamo alla capogruppo del Pd. Quando gli hanno fatto notare che usare gli uomini che la tute ­lano come camerieri ha risposto: “Avere la scorta per me non è un piacere. Mi è stata imposta e no ­nostante ciò provo a fare una vita normale, anche da Ikea”. Per ca ­rità. Ma qui forse è il caso di fare un discorso delicato. Primo: sia ­mo sicuri che gli agenti che sono impegnati nella gestione delle pa ­delle aderenti siano operativi in caso d’emergenza sicurezza?

Qualche dubbio ce l’ho.La Finoc ­chiaro dice che la scorta le è stata imposta, ma c’è anche chi, come il sindaco Ippazio Stefano, è in ­corso nel pasticcio della pistola infilata nella cintura proprio per ­ché la scorta l’ha rifiutata.

E non sarà solo il caso della Finoc ­chiaro, per carità. Ma sappiamo bene che molti politici non di ­sprezzano la tutela. Perché porta con se non solo lo status symbol del lampeggiatore, ma anche il trasposto ad alta velocità, la pos ­sibilità di fare giri elettorali con tempi ristretti, che con un’auto civile non sono possibili. Il caso cult è quello di Gustavo Selva, che finse un malore per farsi ac ­compagnare con l’ambulanza di palazzo Chigi negli studi de La7. Stefano ha chiesto scusa. Se aves ­se avuto la fondina, fra l’altro non se ne sarebbe accorto nessuno. Che il caso di Tidei non sia isolato lo dimostra Vincenzo Bernazzoli, che resta imbullonato alla poltro ­na di presidente della provincia, malgrado le premesse. “Ci devo pensare”, ha detto, viva la since ­rità. E Persino la senatrice Soliani, del suo partito s’è lamentata: “Po ­teva dare un segnale”: Ma il se ­gnale non è arrivato. I tardivi ar ­rivano tardi a fare quello che non vogliono: hanno altre priorità.

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