Le radici di Pasternak

di Eridano Bazzarelli
[dal “Corriere della Sera”, giovedì 14 maggio 1970]

La raccolta di brevi saggi e interventi letterari di Boris Pasternak, pubblicata dall’editore Marsilio (La rea ­zione di Wassermann. Saggi e materiali sull’arte, intro ­duzione di Cesare G. De Michelis che ha curato anche un commento, pp.197, L. 2000) si apre con un arti ­colo del 1914, che dà il no ­me al libro e che è una te ­stimonianza del poeta rus ­so sulle polemiche a propo ­sito del « falso » e del « ve ­ro » futurismo (il futurismo vero, per Pasternak, era e giustamente, quello « germi ­nante » di Chlebnikov).

A questo tema del futuri ­smo è pure dedicato il se ­condo articolo (« Il boccale nero »), con l’immagine, non troppo felice, dell’imballag ­gio (« l’arte dell’impressio ­nismo è l’arte di trattare con parsimonia lo spazio e il tempo, è l’arte dell’imbal ­laggio: il momento dell’im ­pressionismo è il momento dei preparativi per il viag ­gio, il futurismo è il primo esempio della spedizione ef ­fettiva ecc. »: queste affer ­mazioni possono suscitare una certa epidermica im ­pressione, come molte al ­tre di Pasternak, ma non vo ­gliono dire molto). Fuor di metafora, Pasternak si ri ­volge, evidentemente, al «pro ­prio » futurismo (alla pro ­pria, per me episodica, espe ­rienza futurista), un futu ­rismo particolare, che non recideva le radici del passa ­to, prossimo e remoto.

Negli articoli che seguono c’è un filo che unisce e ri ­vela, sia pure in un gene ­re (quello, appunto, della critica letteraria, delle « teo ­rie » sull’arte) in sostanza marginale per Pasternak, la fedeltà dello scrittore alla poesia, valore veramente as ­soluto, oltre le contingenze. Troviamo a volte preziose intuizioni e, quel che conta, la costante, coerente, lucida (anche se, a volte, per du ­rezza dei tempi, contorta) difesa dell’arte e della sua autonomia, contro i pre ­copernicani sostenitori della ancillarità della poesia. Sot ­to questa luce, per i suoi molteplici significati e allu ­sioni, è esemplare il frammento « Poesia nell’erba », del 1935.

Interessanti e umanamen ­te ricchi i « profili », di mae ­stri, amici, compagni dello spirito. Come Rilke, Chopin, Verlaine. C’è un’antica, pro ­fonda affinità interiore, c’è una affermazione ora indi ­retta ora esplicita delle radi ­ci autentiche della poesia di Pasternak, quale si sviluppò nelle varie raccolte di liri ­che e anche nel Dottor Zivago. Una poesia germinata dal fertile e ricco terreno della grande esperienza mo ­dernista europea, sulla base di una particolare intuizio ­ne della musicalità dell’arte. Radici che sono anche, e in modo vitale, radici classiche (vedi il frammento « Puskin », del 1927). Se le pagine dedicate a un poeta, in real ­tà abbastanza squallido, quale il futurista Krucionyeh, un secentesco saltimbanco della parola, sono un esempio di una scrittura ambigua (il giudizio sull’« amico frater ­no » Krucionych e il sotto ­stante giudizio negativo, im ­plicito, sulla realtà artisti ­ca di Krucionych), le pagi ­ne dedicate a Rilke o a Cho ­pin, rivelano una consonan ­za vera, profonda, a livello esistenziale, poetico, oltre una vicenda immediata. Una consonanza « musicale », che è l’autentico segno di Paster ­nak. Il quale sembra voler distinguere fra « musicali ­tà » e « musicalismo », consi ­derando questo, naturalmen ­te, superficiale deformazione di quella. Almeno mi pare di poter così interpretare le pagine su Verlaine, di cui il poeta russo ricerca la mu ­sica vera, non quella trasfor ­mata in oggetto di esterna battaglia estetica. Verlaine che ricomponeva, nella sua creazione, « le modulazioni del silenzio interiore ed este ­riore, della mutezza delle stelle invernali, fino all’esti ­vo torpore di un mezzogior ­no caldo e assolato ».

Eppure anche un poeta melodico, «musicalista » (que ­sto termine non e usato da Pasternak ma si deduce dal suo pensiero) come Bal’mont (1867-1942) uno dei «padri » del simbolismo russo, pote ­va dare splendidi frutti co ­me la traduzione delle liri ­che di Shelley. E Pasternak distingue un « primo » Bal’ ­mont, più vero, da un Bal’ ­mont di maniera. Musicali ­sta, appunto. Nelle pagine dedicate a Chopin c’è il ten ­tativo di definire il realismo «come un particolare grado di artisticità, come il livello più alto della precisione di un autore » (1945). L’artico ­lo va visto nel contesto di una lotta difficile contro ri ­noceronti di ogni specie. Ol ­tre l’evidente identificazio ­ne (non è solo di Pasternak) fra « realismo » e « poesia » (o «arte » vera), il maestro spirituale Chopin può es ­sere visto, mi pare, come un simbolo della stessa poesia di Pasternak, della sua poe ­tica: la «musica » congiun ­ta con la « precisione » (ol ­tre lo «sfumato » dei simbo ­listi).

Ma forse le pagine più bel ­le e più commosse sono de ­dicate a Shakespeare, con acute e illuminanti intuizio ­ni. Discutibili, per contro, molte idee di Pasternak sul ­l’arte della traduzione.

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