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LETTERATURA: I MAESTRI: Le radici di Pasternak

4 Dicembre 2012

di Eridano Bazzarelli
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 14 maggio 1970]

La raccolta di brevi saggi e interventi letterari di Boris Pasternak, pubblicata dall’editore Marsilio (La rea ¬≠zione di Wassermann. Saggi e materiali sull’arte, intro ¬≠duzione di Cesare G. De Michelis che ha curato anche un commento, pp.197, L. 2000) si apre con un arti ¬≠colo del 1914, che d√† il no ¬≠me al libro e che √® una te ¬≠stimonianza del poeta rus ¬≠so sulle polemiche a propo ¬≠sito del ¬ę falso ¬Ľ e del ¬ę ve ¬≠ro ¬Ľ futurismo (il futurismo vero, per Pasternak, era e giustamente, quello ¬ę germi ¬≠nante ¬Ľ di Chlebnikov).

A questo tema del futuri ¬≠smo √® pure dedicato il se ¬≠condo articolo (¬ę Il boccale nero ¬Ľ), con l’immagine, non troppo felice, dell’imballag ¬≠gio (¬ę l’arte dell’impressio ¬≠nismo √® l’arte di trattare con parsimonia lo spazio e il tempo, √® l’arte dell’imbal ¬≠laggio: il momento dell’im ¬≠pressionismo √® il momento dei preparativi per il viag ¬≠gio, il futurismo √® il primo esempio della spedizione ef ¬≠fettiva ecc. ¬Ľ: queste affer ¬≠mazioni possono suscitare una certa epidermica im ¬≠pressione, come molte al ¬≠tre di Pasternak, ma non vo ¬≠gliono dire molto). Fuor di metafora, Pasternak si ri ¬≠volge, evidentemente, al ¬ępro ¬≠prio ¬Ľ futurismo (alla pro ¬≠pria, per me episodica, espe ¬≠rienza futurista), un futu ¬≠rismo particolare, che non recideva le radici del passa ¬≠to, prossimo e remoto.

Negli articoli che seguono c’√® un filo che unisce e ri ¬≠vela, sia pure in un gene ¬≠re (quello, appunto, della critica letteraria, delle ¬ę teo ¬≠rie ¬Ľ sull’arte) in sostanza marginale per Pasternak, la fedelt√† dello scrittore alla poesia, valore veramente as ¬≠soluto, oltre le contingenze. Troviamo a volte preziose intuizioni e, quel che conta, la costante, coerente, lucida (anche se, a volte, per du ¬≠rezza dei tempi, contorta) difesa dell’arte e della sua autonomia, contro i pre ¬≠copernicani sostenitori della ancillarit√† della poesia. Sot ¬≠to questa luce, per i suoi molteplici significati e allu ¬≠sioni, √® esemplare il frammento ¬ę Poesia nell’erba ¬Ľ, del 1935.

Interessanti e umanamen ¬≠te ricchi i ¬ę profili ¬Ľ, di mae ¬≠stri, amici, compagni dello spirito. Come Rilke, Chopin, Verlaine. C’√® un’antica, pro ¬≠fonda affinit√† interiore, c’√® una affermazione ora indi ¬≠retta ora esplicita delle radi ¬≠ci autentiche della poesia di Pasternak, quale si svilupp√≤ nelle varie raccolte di liri ¬≠che e anche nel Dottor Zivago. Una poesia germinata dal fertile e ricco terreno della grande esperienza mo ¬≠dernista europea, sulla base di una particolare intuizio ¬≠ne della musicalit√† dell’arte. Radici che sono anche, e in modo vitale, radici classiche (vedi il frammento ¬ę Puskin ¬Ľ, del 1927). Se le pagine dedicate a un poeta, in real ¬≠t√† abbastanza squallido, quale il futurista Krucionyeh, un secentesco saltimbanco della parola, sono un esempio di una scrittura ambigua (il giudizio sull’¬ę amico frater ¬≠no ¬Ľ Krucionych e il sotto ¬≠stante giudizio negativo, im ¬≠plicito, sulla realt√† artisti ¬≠ca di Krucionych), le pagi ¬≠ne dedicate a Rilke o a Cho ¬≠pin, rivelano una consonan ¬≠za vera, profonda, a livello esistenziale, poetico, oltre una vicenda immediata. Una consonanza ¬ę musicale ¬Ľ, che √® l’autentico segno di Paster ¬≠nak. Il quale sembra voler distinguere fra ¬ę musicali ¬≠t√† ¬Ľ e ¬ę musicalismo ¬Ľ, consi ¬≠derando questo, naturalmen ¬≠te, superficiale deformazione di quella. Almeno mi pare di poter cos√¨ interpretare le pagine su Verlaine, di cui il poeta russo ricerca la mu ¬≠sica vera, non quella trasfor ¬≠mata in oggetto di esterna battaglia estetica. Verlaine che ricomponeva, nella sua creazione, ¬ę le modulazioni del silenzio interiore ed este ¬≠riore, della mutezza delle stelle invernali, fino all’esti ¬≠vo torpore di un mezzogior ¬≠no caldo e assolato ¬Ľ.

Eppure anche un poeta melodico, ¬ęmusicalista ¬Ľ (que ¬≠sto termine non e usato da Pasternak ma si deduce dal suo pensiero) come Bal’mont (1867-1942) uno dei ¬ępadri ¬Ľ del simbolismo russo, pote ¬≠va dare splendidi frutti co ¬≠me la traduzione delle liri ¬≠che di Shelley. E Pasternak distingue un ¬ę primo ¬Ľ Bal’ ¬≠mont, pi√Ļ vero, da un Bal’ ¬≠mont di maniera. Musicali ¬≠sta, appunto. Nelle pagine dedicate a Chopin c’√® il ten ¬≠tativo di definire il realismo ¬ęcome un particolare grado di artisticit√†, come il livello pi√Ļ alto della precisione di un autore ¬Ľ (1945). L’artico ¬≠lo va visto nel contesto di una lotta difficile contro ri ¬≠noceronti di ogni specie. Ol ¬≠tre l’evidente identificazio ¬≠ne (non √® solo di Pasternak) fra ¬ę realismo ¬Ľ e ¬ę poesia ¬Ľ (o ¬ęarte ¬Ľ vera), il maestro spirituale Chopin pu√≤ es ¬≠sere visto, mi pare, come un simbolo della stessa poesia di Pasternak, della sua poe ¬≠tica: la ¬ęmusica ¬Ľ congiun ¬≠ta con la ¬ę precisione ¬Ľ (ol ¬≠tre lo ¬ęsfumato ¬Ľ dei simbo ¬≠listi).

Ma forse le pagine pi√Ļ bel ¬≠le e pi√Ļ commosse sono de ¬≠dicate a Shakespeare, con acute e illuminanti intuizio ¬≠ni. Discutibili, per contro, molte idee di Pasternak sul ¬≠l’arte della traduzione.

 


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Bart