La risposta

di Costanza Caredio

“1300 anni prima della fondazione di Roma, Nino, re degli Assiri, che fu il “primo”, come vogliono gli storici pagani, per la bramosia di estendere il suo dominio portò le armi fuori della patria, a insanguinare tutta l’Asia con le sue guerre. Egli, insorgendo dal mezzogiorno e dal Mar Rosso, devastò e soggiogò il Ponto Eusino, posto all’estremo settentrione e insegnò ai barbari Sciti, ancora imbelli e innocenti, a svegliare la loro sopìta crudeltà, a conoscere le loro forze, a bere, non più latte di pecora, ma sangue umano e infine a vincere, mentre egli li vinceva. Infine sconfisse in battaglia Zoroastro, re della Battriana e inventore dell’arte magica. Dopo qualche tempo Nino morì, colpito da una freccia. Gli successe la moglie Semiramide: per 42 anni esercitò con stragi di popoli stranieri la sua gente. Avida di sangue dopo aver concepito disonestamente un figlio, dapprima lo fece scelleratamente esporre e poi ebbe con lui rapporti incestuosi, e cercando di nascondere la privata ignominia col pubblico delitto, ordinò che fra genitori e figli fosse lecito qualunque rapporto”.(Orosio, Le Storie contro i Pagani, I,4).
Così Orosio, prete spagnolo, su incarico di Agostino, ricostruisce la Storia a partire dalle origini: il suo intento è di mostrare un’umanità in preda a guerre continue; essa troverà pace solo con l’impero di Augusto che prepara l’avvento del Cristianesimo.

Orosio indica due grandi blocchi: l’Oriente con gli Assiro-Babilonesi, dei quali l’impero fenicio è l’epìgono, l’Occidente con Roma che prende su di sé il ruolo della Grecia e della Macedonia.
La Grecia fu la prima barriera militare contro la Persia di Serse, ma quale fu la sua risposta culturale?
La statuaria reagiva mostrando la bellezza del corpo umano intatto, di fronte al robot guerriero, alla mostruosità del mondo animale, con sfingi, testa di donna su corpo di leone, tori alati, draghi che sputano fuoco. Seguendo le istruzioni di Pisistrato e di Solone, (Lesky), l’Iliade prese forma scritta e recitata ai Giochi, e divenne cultura obbligatoria del giovane greco, e con essa l’esaltazione del valore, della lealtà, dell’amicizia, del rispetto dell’avversario. No alla crudeltà, al vilipendio dei cadaveri, allo strazio dei corpi. L’epopea omerica, la rappresentazione stilizzata della guerra nelle gare olimpiche, il teatro come luogo di pubblici dibattiti e formazione del consenso, la conoscenza del territorio nemico di storici-geografi questa fu la risposta all’Oriente selvaggio: doveva essere dura e decisa, ma costruita su valori propri.

(segue)

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