di Felice Muolo
Il mio datore di lavoro mi piacque subito perché somigliava a Victor Mature. Da ragazzo avevo visto recitare l’attore in tanti polpettoni considerati storici. Film che preferivo perché erano seri, contrariamente a quelli comici in cui prevaleva la furbizia. Le persone furbe mi sono sempre state antipatiche. Immaginate la delusione che provai quando scoprii che il mio datore di lavoro apparteneva a questa categoria. Non sono tutto d’un pezzo. Tollero che la furbizia possa essere usata in situazioni estreme, quando non si hanno pesci da prendere, non per fregare sistematicamente la gente che ha fiducia in te.
Il mio datore di lavoro era solito mettere in piedi una società dietro l’altra. Se qualcuna andava male, dichiarava fallimento e tentava di scaricare le perdite sui suoi soci. Quando andava bene, i soci li faceva fuori senza mezzi termini. Con i dipendenti si comportava in maniera del tutto particolare: se non erano validi, non avevano futuro; se lo erano, li spremeva come limoni. Quando poi decideva di disfarsi di questi ultimi, li induceva in tentazione, per coglierli in castagna e minacciarli di denunciarli se non rassegnavano le dimissioni senza avanzare pretese.
Quando morì, mentre lo osservavo disteso nella bara, pensai che non era riuscito a fregare la morte, e che tutta la fortuna che aveva accumulato sarebbe stata presto dissipata dai suoi eredi. Non era originale come pensiero ma lo trovavo sufficiente per commemorare una vita spesa in modo che non approvavo.
Commenti
Una risposta a “VICTOR MATURE”
Grazie per l’ospitalità, Bart.
Sei sempre molto gentile.
Felice