di Raffaello Brignetti
[da “La fiera letteraria”, numero 32, giovedì, 8 agosto 1968]
In un Paese versatile, dai cassetti pieni di romanzi e poemi, in un tempo ricco di strumenti, dai registratori alle cineprese e ai microfoni, non si può non tenere in sospetto il dilettanti smo. Una cultura dopolavoristica è quanto incide proprio nel nostro pun to delicato di popolo di poeti, di arti sti, eccetera. Tuttavia, una volta tanto, l’occasione di un confronto televisivo dà modo di riconoscere al dilettanti smo l’apporto di qualche fantasia nei programmi altrimenti grigiamente professionali. Si tratta di Piccola ri balta, rassegna di vincitori di concorsi ENAL.
Il confronto è, per esempio, col dop piaggio del film Achtung! Banditi!, del la serie di Carlo Lizzani. Il doppiaggio nostro professionistico è, notoriamen te, uno dei migliori al mondo: ma le voci sono sempre le stesse. Un giorno si dovrà pure scrivere la storia dell’e co delle voci di professione nelle orec chie di almeno tre o quattro genera zioni, prima attraverso il cinema, poi attraverso la televisione che passa in rassegna il cinema… Disagio e mole stia mettevano addosso le voci stam pate ormai sulle facce di James Ste wart o della moglie del Commesso viaggiatore, in bocca a personaggi no strani, della nostra lotta clandestina. Quell’asciutto Lamberto Maggiorani di cui De Sica, « dalla strada », aveva fat to un così autentico interprete di La dri di biciclette, parlava con la voce riconoscibile di un attore il cui aspet to non potrebbe essere più placido, più bonario. Noie del professionismo.
La pacca sulla spalla
« Ciao, Pino ». Ecco un’altra noia del professionismo. Con questa battuta il cantante Morandi dava il via in Sen za rete all’orchestra di Pino Calvi. E, certo, la dimestichezza professionale comporterà, si immagina, il rapporto confidenziale tra un cantante e un di rettore d’orchestra: ma che importa a noi spettatori se in privato e nella professione Morandi e Calvi si danno del tu e vanno a pigliare il caffè insie me? « Ciao, Pino » è un emblema. E’ la pacca sulla spalla fra gente che sta dentro la televisione rispetto a gente che sta fuori e, peggio ancora, sta fuo ri con un piede dentro, nel senso che ha ottenuto un biglietto di platea in cambio degli applausi quando si illu mina la scritta che dice: applausi. Ec cessive sono 1 a letizia e l’abitudine per una specie di privilegio, per un com plimentarsi continuo e strizzarsi l’oc chio. L’abito professionale di chi sente a casa propria in televisione ha contri buito spesso a dare disinvoltura e vi vacità agli spettacoli, però, oltre certi limiti, fa sentire estranei gli spetta tori.
A paragone, Piccola ribalta ha avu to più fantasia. Era uno spettacolo scopertamente dilettantistico, anche nel tono, nell’ambiente termale; alcu ne parti, benché bene interpretate, sa pevano di doposcuola, quando ci si esercitava nelle recite di un brano di Goldoni o l’aula magna veniva aperta ai concerti serali. Ma l’impianto regge va. Il fatto che tutto sommato questo gioco televisivo non cedesse di fronte a tante altre prove allestite con tutti i crismi, gli impegni professionali, le spese e la propaganda, deve mettere in guardia gli uomini della TY. Vuol dire che se nella resa non c’era grande differenza tra dilettantismo e profes sionismo, differenza non c’è nemmeno, spesso, tra professionismo e dilettanti smo.
Si sa tutto di Luttazzi
Vero è che in Piccola ribalta la fan tasia era più facile. I concorsi ENAL davano il meglio solo per due sera te, mentre la televisione deve prov vedere a ogni sera e ogni giorno; inoltre i concorrenti portavano ciascu no un cimento diverso, con umore an cora fresco, non tentato dal mestiere. Ciò non toglie comunque che a buone opportunità siano corrisposti buoni ri sultati e che se ne debba tener conto anche come suggerimento. Per dire, un impiego felice della fantasia è stato quello di aver alternato, nella serata, genere a genere, cantanti lirici a can tanti di musica leggera, attori a stru mentisti, eccetera. Si aveva così uno spettacolo valido per tutti, il che non è mai male, in televisione.
Il dilettantismo tenuto in sospetto non si è scoperto nel suo lato deterio re. Non si sono avuti esibizionismi pro vinciali, divismi; nessuno ha agitato la manina, approfittando della televisio ne. La regìa è stata lineare, gli applau si non hanno assordato.
Non per partito preso, ma se si deve notare qualche smagliatura è per l’ap punto fra le prestazioni dei professio nisti che si sono accompagnati ai dilet tanti. Un paio di attrici hanno assapo rato le parole recitando in quel modo tra accademico e salottiero che è di ventato, a quando pare, il vezzo delle giovani interpreti o presentatrici tele visive. Di Lelio Luttazzi presentatore si sarebbe preferito che avesse detto qualcosa di più dei dilettanti dell’ENAL, dei loro mestieri, e qualcosa di meno di sé. Tanto più che di sé ha or mai detto quasi tutto.