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La mossa vincente di Berlusconi

10 Settembre 2013

Si racconta che Berlusconi sia non solo inquieto (ed è naturale che lo sia) ma anche che sia incerto su cosa fare in risposta alla sentenza Esposito che praticamente lo elimina dalla politica segnando così la fine della sua parabola di protagonista nell’Italia degli ultimi venti anni.
È un’incertezza che fa dubitare della sua capacità di condurre fino in fondo una guerra che gli avversari hanno creduto di vincere ed oggi sono ad un passo dal riuscirci.
Chi ha visto ieri “Porta a Porta” ha potuto rendersi conto delle difficoltà in cui si trovava un vecchio marpione come il senatore Pd Nicola Latorre nel giustificare la fretta con cui si vuole arrivare in Giunta alla proclamazione della decadenza di Berlusconi dal seggio senatoriale a cui lo hannodestinato i suoi elettori.

Poiché è in corso la sottile partita a scacchi su chi dovrà addossarsi la responsabilità della crisi, le parole di Renato Schifani che rinfacciavano a Latorre che l’obiettivo del Pd è quello di votare la decadenza senza permettere alcun tipo di approfondimento al fine di provocare la crisi di governo e andare al voto, e quindi di aver già schierato il plotone di esecuzione e più ancora una camera a gas (tipica dei regimi autoritari), Latorre si limitava a rispondere balbettando la solita litania, ossia che le sentenze si applicano e la Giunta era semplicemente chiamata ad applicare la legge Severino a seguito della condanna definitiva subita da Berlusconi ad opera della cassazione.

Si palpava l’ambiguità della posizione dell’esponente del Pd, il quale capiva bene che le ragioni di Schifani erano inoppugnabili sul piano del diritto e che le proprie invece erano dettate dalla voglia giustizialista di cui la base degli elettori è stata nutrita per venti anni con l’antiberlusconismo.
Sicché non c’è ragione giuridica, o ragione di buon senso (Violante, per aver osato dire che a Berlusconi deve essergli riconosciuta come ad ogni cittadino la possibilità di difendersi, è stato aggredito da alcuni facinorosi del Pd o comunque di sinistra, e ciò dovrebbe aiutarlo a capire di che stoffa è fatto il partito in cui milita) che possano far mutare atteggiamento al Pd e appare ormai scontata la decisione di espulsione dal senato di Berlusconi.

Perché tanta fretta, che fra l’altro causerà l’incolpazione al Pd della eventuale caduta del governo?
Semplice, perché il Pd è diventato prigioniero dell’antiberlusconismo, ed è l’antiberlusconismo con il quale ha allevato i propri elettori a metterlo con le spalle al muro. Ogni concessione alle ragioni del Pdl verrebbe considerata dal proprio elettorato un nuovo cedimento compromissorio, al pari di quello messo in piedi con il governo delle larghe intese, mal digerito da tanti di loro.
Vedremo, al massimo entro domani, come andrà a finire, e se le previsioni pessimistiche avranno colto nel segno.

E intanto che ne è di Berlusconi?
Tutti si stanno muovendo (salvo la bravissima e meritoria pitonessa Santanchè) per convincere Berlusconi ad ammorbidire la sua ostinazione onde ottenere per lo meno la commutazione della pena maggiore (il carcere) in una sanzione pecuniaria. Ma questo a Berlusconi non basterebbe, ed ha perfettamente ragione. La “congiura” giudiziaria si è allungata su di una superficie assai più ampia, la quale ricomprende ciò che a lui sta più a cuore: la politica e l’obiettivo di liberare l’Italia dai lacci che la rendono una democrazia dimezzata. La sua inagibilità politica per 3 anni (è prevedibile che il 19 ottobre la corte di appello di Milano determinerà questa durata, che è il massimo della pena consentita), potrebbe provocare la deflagrazione del Pdl, ossia del maggior partito di riferimento dei moderati italiani.

Dunque un destino segnato, che si realizzerà se non domani con la decisione della giunta, sicuramente il 19 ottobre.
A cosa servono perciò i reiterati inviti (provenienti sia dalla parte amica che dalla parte avversaria: e questo dovrebbe creargli più di un sospetto…) ad accettare la sentenza e a disporsi a scontare la pena alternativa nella forma degli arresti domiciliari o dei servizi sociali?
Sono inviti che da una parte sono mossi dalla buonafede e dall’altra (quella degli avversari) dal desiderio di vedere l’indiscusso e forte leader dei moderati esposto alla pubblica gogna, falciandogli d’un botto considerazione e popolarità.
Sono inviti, in ogni caso, che vanno entrambi   nella stessa direzione, ossia verso il solito esito: la sua sconfitta, e dunque la pubblica gogna, anche se Berlusconi decidesse di accogliere quelli provenienti dalla parte amica. Inviti che si presentano sotto due verniciature diverse, ma il loro sottofondo è il medesimo:  la gogna della sconfitta.

Se questa analisi è giusta, ossia, se la sconfitta sarà proclamata domani o il 19 ottobre, e dunque è inevitabile, Berlusconi ha una sola mossa da fare, che io ho ripetutamente suggerito e che mi accorgo non è presa in considerazione da coloro che dicono di battersi per lui.
Prendere carta e penna e scrivere una lettera indirizzandola all’organo preposto (cassazione? presidente della Repubblica?, o altro organo?) nella quale chiede di scontare la pena originale, rifiutando la pena alternativa. Precedenti di uomini che hanno scontato il carcere pur avendo oltre 70 anni di età, ce ne sono, e da ultimo il padrone della Parmalat, Callisto Tanzi.
Una lettera ferma, risoluta, irrevocabile. È il fendente che provocherà la grande ferita allo stato di diritto, una ferita difficilmente rimarginabile. Si accorgerà che si farà di tutto per respingerla, si dirà che le pene alternative sono inevitabili per un uomo che ha compiuto 70 anni, ma Berlusconi non deve cedere. Il suo obiettivo dovrà essere quello di andare dietro le sbarre, e che il mondo sia testimone di ciò che in Italia si sta compiendo. Intanto, al fine di evitare la formazione di maggioranze alternative (si veda qui) e impregnate di odio politico,   i suoi ministri e i suoi parlamentari abbandoneranno governo e parlamento, lasciando Napolitano alle sue responsabilità. Si dimetterà? E sia pure. Per il Pdl e Berlusconi non cambierà un bel nulla. Le elezioni, con un parlamento dimezzato, saranno inevitabili e si svolgeranno con il porcellum vigente o appena ritoccato. Starà ai moderati soprattutto, con il potere delle urne, punire e premiare chi dovrà essere punito e chi dovrà essere premiato.

Con questa decisione e con questa risolutezza Berlusconi e il suo partito si prepareranno a vincere le prossime elezioni con una grande maggioranza.
Berlusconi in carcere diventerà una figura eroica e coraggiosa agli occhi dell’elettorato moderato, come è stato per Mandela, come è stato per Gandhi. Perché, aldilà del berlusconismo e dell’antiberlusconismo, la stragrande maggioranza degli italiani (ad eccezione dei soliti e ciechi fanatici) ha capito (anche dai documenti mostrati ieri a “Porta a Porta”, soprattutto la testimonianza dell’imbufalito   Frank Agrama) che Berlusconi è stato colpito da una sentenza che confligge con il diritto e che era preparata da anni.
Un eroe della libertà e della democrazia. Sarà cancellato perfino il passo falso del bunga-bunga nonché tutte le altre eccessività commesse a cuor leggero nella vita privata. Agli occhi dei moderati apparirà come un cittadino qualunque che si batte per la libertà di tutti e per la democrazia. Vi pare poco?

Dunque Berlusconi scriva subito questa lettera e la renda nota al popolo italiano. Da quel momento avrà in tasca la simpatia perfino di vecchi avversari e dei moderati astensionisti, e avrà spianato il campo per la vittoria finale.

Qualcuno ritiene che Berlusconi non possa fisicamente resistere al carcere. Sappia che comunque il carcere lo attenderà comunque, a seguito di altre sentenze già pronte per essere pronunciate contro di lui. Deve abituarsi sin da ora all’idea che non saranno solo i nove mesi della condanna Esposito a pesare sulla sua detenzione. Poiché, rivendicando il carcere per questi nove mesi, implicitamente accetterà il carcere anche per le prossime condanne che lo prescriveranno.

Come si vede, è una battaglia dura, senza risparmio di volontà e di energie. Deve riuscire a combatterla, mai accettando, allo stesso modo che fecero Mandela e Gandhi, di inginocchiarsi di fronte agli avversari. Toccherà a loro cedere e scornarsi agli occhi di tutto il mondo.
Se in carcere si ammalerà, come accadde a Enzo Tortora, sconti la pena nell’infermeria, non accetti alcun compromesso.

Infine: la dichiarazione di ineleggibilità che lo colpirà il 19 ottobre non gli consentirà di presentarsi ai suoi elettori. Tuttavia, potrà parlare dal carcere, come prigioniero politico, potrà scrivere sui giornali, come fa spesso su Repubblica Adriano Sofri.
Sarà perciò al Pdl, attraverso la sua figura di prigioniero politico indomito e sicuro delle proprie ragioni, che andrà la vittoria.
E sarà a questo punto il Pdl ad aprire le porte del carcere e a restituirlo alla libertà e alla democrazia.

Non tema il futuro Berlusconi. Se saprà affrontarlo nel modo che suggerisco, il quale richiede un pesante sacrificio personale, quasi una immolazione di sé, l’Italia potrà sperare in un futuro migliore, liberata finalmente, per la seconda volta dopo il fascismo, dal verminaio che ci corrode e ci distrugge.

P.S. Non me ne voglio occupare perché Sergio De Gregorio non mi piace, ma leggete su il Fatto Quotidiano la incredibile vicenda che si sviluppa intorno a lui e da lui provocata, e che coinvolge ovviamente la figura di Berlusconi per la supposta e famigerata compravendita dei deputati nel 2010, quando il suo governo stava per cadere. Sembra che questo De Gregorio sia o fosse una potenza internazionale capace di influenzare le decisioni dei governi stranieri. Invece a me dà l’impressione di un nuoco Ciancimino junior, foriero di rivelazioni da prendersi con le molle, capaci solo di creare risonanza e confusione. Non capisco poi che razza di uomo sia colui che prima prende (se è vero ciò che racconta) una tangente e poi (un rimorso di coscienza? una chiamata dal Padreterno?) dopo qualche tempo va dai giudici e denuncia Berlusconi. Mah… C’è puzza.


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Bart