[da: “Enciclopedia dei fumetti”, a cura di Gaetano Strazzulla, Sansoni, 1970]
L’AUTORE
WILL GOULD – Nato nel Bronx, uno dei quar tieri suburbani di New York, nel 1911, si tra sferì sulla costa occidentale non ancora ven tenne, ma avendo già iniziato l’attività di cartoonist firmando una serie di vignette spor tive per il Bronx Home News e una strip umo ristica intitolata Felix O’Fan. il mondo sportivo, e in particolare quello della boxe, esercitò sempre su Will Gould un grande fascino, ed egli, in pratica, non se ne distaccò mai del tutto. In proposito, si ricordi la striscia Asparasus Tipps, incentrata sulla figura di un cameriere negro, fanatico di cavalli e gran scommettitore, anche se di avversa fortuna.
La striscia di Bob Star, che segnò per il suo autore la punta di maggior successo, non nac que per caso, ma in conseguenza di una scon fitta che Gould subì partecipando a un concorso bandito dall’editore William Randolph Hearst nel 1933 per scovare il disegnatore che avrebbe
dovuto tradurre in immagini le storie dell’Agente Segreto X-9, ideate da Samuel Dashiell Hammett. La vittoria toccò ad Alex Raymond, ma i giudici restarono ugualmente colpiti dallo stile assolutamente personale di Gould. Il 19 marzo nacquero così – sotto forma di striscia quotidiana -le avventure del poliziotto « dai capelli rossi », pubblicate dal New York Evening Journal. Quasi un anno dopo, il 3 marzo 1935, la storia di Gould si sdoppiò, grazie all’edizione di tavole domenicali del tutto indipendenti dalle strisce giornaliere, e le due vicende proseguirono separate fino alla fine del 1936.
Quattro anni più tardi, costrettovi dalla censura del King Features Syndicate, che esigeva da
lui una rinunzia alla violenza, o, quantomeno, una sostanziale ristrutturazione delle storie che tenesse conto delle esigenze « morali », Gould non si piegò al compromesso e non esitò, per tutta risposta, a chiudere il ciclo di Bob Star.
Chiamato alle armi, collaborò attivamente al l’edizione di The Alert, un giornale riservato alle forze combattenti degli Stati Uniti, e in seguito, ritornato alla vita borghese, riprese a scrivere soggetti per il cinema e la radio.
Dopo un lungo periodo di silenzio, durato fino al 1963, quando egli venne nominato editor cartoonist della rivista Writers Forum, specializ zata nel settore dello spettacolo, la firma di Will Gould è riapparsa in calce a tavole umoristiche ispirate a una pungente e puntuale satira del costume e della vita americani.
IL PERSONAGGIO
BOB STAR (Red Barry) – Quello di Bob Star è certamente uno dei comics attorno ai quali sono sorte in maggior numero fiorite illazioni e interpretazioni apocrife. Le ragioni di una certa confusione vanno addebitate, e in eguale misura, alla figura abbastanza enigmatica del l’artista (per lungo tempo considerato un consanguineo, se non il fratello, del più popolare Chester Gould, padre di un altro famoso de tective delle strisce, Dick Tracy), e alla vita relativamente breve della vicenda, prolungatasi da! 1934 al 1940. è stato scritto più volte che Bob Star era finito nel 1938, anno della presunta morte del suo creatore, e che la sua prima ta vola risaliva al 1935, edita dal supplemento do menicale del New York American Journal. Solo di recente, grazie alla passione di un gruppo di giovani ricercatori, la « verità » è stata rista bilita e, in un certo senso, si è venuta ridimen sionando la misteriosità di un personaggio cer tamente insolito nell’area della comic art, sia per lo stile personalissimo che ha caratterizzato le sue avventure disegnate, sia anche per il taglio dei non troppi capitoli, ma tutti notevol mente antitradizionali, che hanno edificato la saga di Bob Star.
Non è difficile rintracciare, e alla prima oc chiata, quali possano essere stati i suggerimenti spettacolari ad avere convinto Will Gould ad avventurarsi sulla strada del poliziesco. Certa mente, le pagine di un certo tipo di narrativa gialla in quell’epoca parecchio in voga negli USA e, per altro verso, le immagini cruente e mozzafiato di una vasta produzione cinemato grafica che con le sue asciutte sequenze esaltò i miti di alcuni boss della malavita (Scarface, piuttosto che Little Caesar) e di una schiera di inflessibili uomini della legge riuniti dalla sigla G-Men. Le matrici immediate, quindi, risultano oltremodo trasparenti, e non si stenta a ope rare le debite traslazioni (o previsioni) per mu tuare alcuni personaggi della cronaca nera de gli anni trenta nelle figure che affollano le vi gnette di Will Gould. Eroe, comprimari, spalle, antagonisti, non corrono certo il rischio di re stare maldefiniti (anche psicologicamente, oltre ché nel tratto): alla loro creazione ha provve duto un manicheismo esaltato che li ha rac chiusi in blocchi compatti, senza possibilità di mezzi toni o collocazioni ambigue. « Buoni » e « cattivi » si affrontano così senza strategici tentennamenti. Tanto il disegno di Gould è spi goloso e incisivo, altrettanto i personaggi spic cano per intima convinzione: l’impegno dell’ar tista è soprattutto quello di dar vita a una serie di vicende che, a ritmo sostenuto e raramente divagante dal filo principale, s’impongano al let tore proprio per quelle che sono le sue più esposte e violente peculiarità. Ossia un parlare fuori dei denti, che si traduce in dialoghi asciutti al massimo e direttamente calati nell’aspra realtà dell’ambiente criminale, in un segno che non indulge al preziosismo evitando il parti colare, in azioni sempre tese, spesso portate oltre le righe della violenza solitamente accet tata dai racconti a strisce. Bob Star, un giovanotto di origini irlandesi, squadrato di temperamento e di mascella, con un ciuffo di capelli fulvi che lo distingue dalla tipologia maschile dei comics contemporanei, è un undercover man, ossia un poliziotto senza divisa e in incognito, il quale, alla maniera di certi mitici eroi positivi del cinema hollywoo diano di quegli anni, non oppone un dubbio seppur minimo alla missione di cui è investito: il suo dovere, egli lo compie senza titubanze e con una buona dose di rischio personale (non a caso, si è a lungo pensato che la sua ultima avventura fosse quella – del 1938 – in cui appariva ferito in modo grave), convinto che la legge deve opporsi al crimine con metodi pa-rimenti violenti e odiosi. A fargli da contraltare, sempre sul versante della legalità, Gould ha collocato due personaggi abbastanza dissimili; l’ispettore Morris (Scott nell’edizione originale) e il commissario Trent. Il primo ha un assoluto rispetto per i propri compiti e mai oserebbe proiettare i propri casi personali all’interno della professione: rigoroso funzionario e rigido difen sore del Codice, Morris dimostra, con una sor prendente agilità quando è chiamato all’azione, una sorta di doppia identità, che solitamente nasconde sotto il suo bonario aspetto di ispet tore non più giovane, amante dei buoni sigari e di maniere non scostanti. Trent, al contrario, è la controfigura di un personaggio abbastanza ricorrente nella narrativa degli anni trenta: ti pico arrivista, è disposto a qualsiasi compro messo pur di fare carriera, ambiguo e meschino quanto basta per non venire radiato dal Corpo, disponibile a sotterranei giochi di potere allo scopo di mantenere l’appoggio degli elettori e poter così giungere alla carica di governatore. Il gioco delle parti, in Gould, non conosce pa raventi: è netto come il giudizio che l’artista, implicitamente, da del mondo che riporta nelle strisce. Sono gli anni del proibizionismo, dei primi rackets organizzati, dei primi « nemici pubblici », e non è a dire che le fila malfide siano prerogativa della criminalità. Un brulicante sottobosco di personaggi nell’ombra e di figure secondarie che fungono da intermediari ruota attorno alle bande e ai boss che si pronunciano senza sottintesi. Il giro degli affari è enorme e tocca tutti i settori della vita pubblica. Will Gould, che non ignora le più scomode verità, tenta, attraverso il suo eroe « tuttodunpezzo ». di suggerire al lettore la necessità di una rico gnizione più vasta e attenta, di coinvolgere nelle responsabilità qualcuno più a monte dei pesci minori che cadono nella rete dei G-Men. In questo senso, s’avverte soprattutto nelle ta vole di Bob Star l’influenza di scrittori come Burnett, che hanno appunto cercato di aprire le loro pagine a una realtà ben più amara e corrotta di quanto la narrativa avventurosa po teva e voleva far presumere. Quali siano le intenzioni di Gould (intenzioni, appunto, di denuncia e di richiamo), d’altra parte, saltano evidenti quando si considerano il versante opposto alla legge e quello fem minile. A differenza, infatti, di molte strisce con generi, quella di Bob Star (a parte i ricordati e indispensabili Morris e Trent) non affianca al protagonista personaggi di spicco o spalle fisse. Nessuna « fidanzata » in struggente attesa alla maniera di Dale Arden e nessun insoppri-mibile « cattivo » alla pari di Ming partecipano delle temerarie imprese del giovane poliziotto.
I caratteri femminili risultano in genere secon dari, i loro rapporti con Bob possono anche passare attraverso i sentieri del sentimento, ma non riescono mai a distoglierlo dalla cocciuta disposizione alla lotta.
II solo aspetto figurale, esasperato e aguzzo, sarebbe di ben scarsa importanza se non fosse sostanziato da una coerenza stilistica che, in pratica, non ha segnato alti e bassi nelle sei stagioni della sua produzione. E non è un caso che l’artista abbia calcato la mano sull’oriente « misterioso » che si colloca sempre al centro delle imprese delittuose: la Chinatown è stata per anni un vantaggioso ingrediente del cinema americano d’avventura (e fin dal tempo del muto) e sull’esotico esso ha puntato come su una carta sicura; ma, a leggere attentamente le strisce di Bob Star, salta evidente che la utilizzazione del mondo « giallo » non risponde unicamente a una meccanica utilizzazione di ingranaggi sperimentati. Conoscendo l’intera opera di Will Gould, con tutta probabilità, si potrebbe connotare in modo non aleatorio questo particolare aspetto tematico e chiarire uno dei punti ancora insoluti della disamina che lo riguarda.
Quello di Bob Star è un comic di straordinaria personalità, un « prodotto » esemplare che la fantasia dell’autore non ha alienato dalla cro naca bruciante dell’epoca in cui l’ha realizzato.