di Carlo Laurenzi
[dal “Corriere della Sera”, mercoledì 23 aprile 1969]
l libro che raccoglie alcu ni saggi recenti di Marcel lo Spaziani (Maupassant, Bourget, France, Manfredi ed., Palermo. 182 pagine, li re 2500) consente varie «pro iezioni » di lettura e qualche considerazione agrodolce.
Agrodolce, e suggestiva. Questa per esempio: il Maupassant trentenne, considerato con distacco storico, non sembra straordinariamen te dotato. E quest’altra: la celeberrima funzione di mèn tore che Flaubert si assunse nei riguardi dello stesso Maupassant fu, a osservarla bene, non certo ipercritica come si tramanda che fosse, Una terza osservazione: Mau passant, alle soglie della fa ma, possedeva in buona mi sura due doti utilissime ma sgradevoli, l’opportunismo e l’arrivismo.
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Il fatto è che abbiamo qua si scordato come Maupassant, bramando la gloria, se la aspettasse dalla sua opera di versificatore. Solo i reperto ri bibliografici degli eru diti rammentano che il 1880 (l’anno di Boule de suif!) fu anche l’anno in cui apparve il libro Des vers. Marcello Spaziani si ingolfa nell’esa me dell’opera poetica di Maupassant; ed è troppo cauto, troppo sottile per conclude re che di rado la poesia fu cosi acerbamente sconfitta. Chi ci vieta di conclamarlo? Maupassant è autore di un verso in cui la vita umana viene definita « l’unique mo ment donné pour la prière ». Forse la sua quartina mi gliore è dedicata, nello stile della Legende des siècles, al la gara di biliardo fra i cam pionissimi Slosson – para gonato a Orlando – e Vignaux, paragonato a Olivie ro. Des Vers, comunque, piac que molto. Piacque a Bauville e a Sarcey; si parlò di «poesia naturalista »; piac que a Zola; piacque (benin teso) a Flaubert.
Flaubert, cui Maupassant confidava ogni manoscritto e ogni dubbio, lodava qua si sempre il pupillo: « be ne », « splendido », « char mant », eccetera. Tutto ciò era cominciato parecchi an ni prima. Il 1880, che fu l’anno non solo della pubblicazione dei versi di Mau passant ma della morte di Flaubert, fu anche come si diceva l’anno di Boule des suif, per fortuna; la lezione di Flaubert, dunque, non era stata vana. Però è curioso che se Flaubert, nel giudica re i manoscritti di Maupas sant, si impuntava contro la facilità del discepolo, costui tirava diritto. Si veda la poesiola Désirs che Flaubert stroncò inedita, quasi paro la per parola, con argomen tazioni stilistiche irrefutabi li: Maupassant, pago di po che correzioni affrettate, la pubblicò.
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Maupassant, in quell’epo ca, era opportunista e arri vista. Bisogna tener conto che Zola esercitava una sor ta di «terrorismo », non dis similmente da Sartre nel no stro dopoguerra: essere con Zola, dirsi «naturalista » si gnificava stare all’avanguar dia e programmare il succes so. L’Assommoir non ebbe venti edizioni in due setti mane? Così Maupassant fu con Zola; il suo nome è le gato al « dîner » Trapp, atto di battesimo della scuola na turalista, e, come tutti san no, alle Soirées de Médan. Nondimeno (per tacere quan to più brutalmente Maupas sant aveva confidato all’amico Robert Pinchon) ecco che rosa scriveva a Flaubert su bito dopo la pubblicazione delle Soirées:
« Si tratta di un lancio ec cellente per il mio libro di versi che uscirà martedì e che taglierà corto, per quan to mi riguarda, a tutte le idiozie sulla scuola natura lista ripetute dai giornali ». (Un lancio eccellente per il suo libro di versi! Nessuno parla più di Venus rustique o della Histoire du vieux temps: mentre le Soirées contenevano appunto Boule de suif, primo e forse non superato gioiello). E’ anche interessante il post scriptum in cui l’«allievo » giudica spa valdamente le novelle formanti Les Soirées de Médan, secondo i precetti (e la terminologia) flaubertiani : «Datemi il vostro parere sul le altre novelle. Ecco il mio. Zola: bene, ma questo ar gomento avrebbe potuto es sere trattato nello stesso mo do ed altrettanto bene dal la signora Sand, o da Daudet. Huysmans: non un gran che. Nessuna trama, nessu na composizione, poco stile. Céard: pesante, molto pesan te, poco verosimile, dei tic stilistici, ma anche cose fini e curiose. Hennique: bene, buona zampa di scrittore, qualche confusione qua e là. Alexis: assomiglia a Barbey d’Aurevilly, ma come Sarcey vuole assomigliare a Vol taire ». Peccato – osserva Spaziani – che la risposta di Flaubert non sia troppo esauriente. « Hennique ha sprecato un argomento mol to bello. Céard parla di qual che cosa che ignora comple tamente (…). La verità è ben più forte e anche più sem plice. Boule de suif schiaccia il volume di cui il titolo è stupido ».
Bene: vedete come i saggi di Spaziani siano stimolan ti, se la riesumazione di cer te antiche vanità può sug gerirci parametri così attua li o perenni. Spaziani, allie vo di Trompeo e docente di letteratura francese all’uni versità di Palermo, ha un tono tutto suo nelle ricerche, nei raffronti e nei giudizi. E’ documentatissimo, e direi che è sornione: è demistifi catore con garbo. Qui, in questa raccolta, si applica molto a Maupassant, un po co ad Anatole France (su Jocaste e sull’autobiografismo franciano nello Chat maigre) e alquanto a Bourget, nello smantellare con pazienza di segugio quel macchinoso «fo tomontaggio romano » che è Cosmopolis.
Non dobbiamo dimenticare che un angelo barbuto, Gégé Primoli, tiene Spaziani per mano. Il conte Primoli, del quale Spaziani è il solo a sa pere tutto attingendo ad ar chivi non ancora esausti, era un napoleonide, nipote pre diletto della principessa Ma tilde. Si piccava di lettere ed era molto ricco; era «ro mano » non meno che pari gino; i più noti scrittori ita liani e francesi dello scor cio del secolo passato lo ve neravano o almeno lo inon davano di epistole veneran ti, chiedendogli un po’ trop po spesso favori e denaro. Spaziani guarda la storia della letteratura anche attra verso il cristallo di quegli epistolari: che Spaziani lo voglia o no, il suo sguardo è un po’ dissacrante.
Commenti
3 risposte a “I saggi di Spaziani su Maupassant”
Guy de Maupassant, pur provenendo dalla scuola zoliana, esterna un’arte sua propria, sovrabbondante di sentimento. Il suo scrivere è improntato dal pessimismo e da un gusto materialistico della vita. Grandissimo, comunque!
Gian Gabriele Benedetti
Il suo Bel-Ami è un grande romanzo.
Avevo 20 anni e il “Bel-Ami” fu suggeritomi da Emilia Ruffino, amica carissima incontrata all’Istituto Orientale di Napoli. Fu lei a farmi appassionare alla letteratura e all’arte francese. Un grande romanzo. Al di là di ogni considerazione critica. L’ho riletto la scorsa estate 2009, psicologicamente provato da eventi drammatici che in quei giorni coinvolgevano la mia adorata famiglia. Un toccasana, oserei dire. Grazie Maupassant. Grazie Emilia.
Toni Cosenza