di Felice Muolo
Sollevai la testa. Era Gale. Mi ero dimenticato di lei, consideravo esaurito il nostro sodalizio, che consisteva nel raggiungere Parigi insieme praticando l’autostop. Abbozzai un sorriso per mascherare le mie intenzioni che neanche a me erano chiare.
“Andiamo a visitare la città?” mi chiese.
“Come vuoi.”
“Non sei qui per questo?”
“Certamente.”
Mi alzai e ci avviammo.
Gale era una ragazza molto gentile ma non provavo nessuna attrazione per lei. A tracolla portava una bisaccia in cui insaccava roba da mangiare che comprava per strada quando ne trovava conveniente il prezzo.
Visitammo il Louvre. Io controvoglia. Gale invece s’incantava davanti ai quadri, richiamava la mia attenzione su di essi ma spesso m’ignorava, spostandosi nelle sale del museo senza preavvertirmi. Finì che ci perdemmo di vista.
Tra i visitatori, con scarso interesse, la cercai. Anche lei mi cercava. Quando ci ritrovammo, ci abbracciammo calorosamente.
Andammo dopo a Notre Dame. All’uscita dalla chiesa, Gale stese su un marciapiede una tovaglietta e vi depose sopra il cibo che aveva nella bisaccia. Attaccammo a mangiare dividendo tutto, mentre i passanti ci guardavano divertiti e un vigile si squadrava con diffidenza.
Tra i dovuti ringraziamenti per essere nutrito, pensavo di proporre a Gale di stabilirci a Parigi per sempre.
Quando lei mi chiese: “Ti fermi molto?”
“Parto stasera,” risposi senza esitazione.
(Il testo offerto in sette mini puntate, è il penultimo capitolo del prossimo romanzo che cercherò di pubblicare, dal titolo ANGELO. Avevo pensato di estrapolarlo dal contesto ma poi ci ho ripensato. Chiedo scusa per i refusi.)