Nievo. Molte pulci nell’orecchio

di Luigi Baldacci
[da “La fiera letteraria”, numero 2, giovedì, 11 gennaio 1968]

IPPOLITO NIEVO
Romanzi, Racconti e Novelle
pagine LXXI1-1002

Le confessioni d’un Italiano,
Scritti vari
pagine XLI11-972, a cura di F. Porti ­nari
Mursia editore.
Prezzo dei due volumi L. 9600.

In due cospicui volumi della col ­lezione Grandi scrittori di ogni Paese l’editore Mursia ha raccolto tutte le opere narrative di Ippolito Nievo. Folco Portinari è l’autore dei vastis ­simi saggi introduttivi premessi a ogni singolo volume: che poi, naturalmen ­te, vengono a formare un saggio solo. Il primo saggio, e il primo volume, tracciano la storia dei romanzi minori e culminano nella raccolta di quel Novelliere campagnuolo (Racconti e novelle) che l’autore non riuscì a ve ­der realizzata, ma della quale aveva ideato egli stesso il titolo; il secondo saggio, e il secondo volume, hanno per argomento Le confessioni d’un Italiano e gli scritti di carattere nar ­rativo satirico giornalistico pubblicati sul « Pungolo » e su « L’Uomo di Pietra ». Restano escluse da questa sillo ­ge le poesie e gli scritti politici e sto ­rici. E diciamo subito che delle prime si può fare a meno (ai fini di una valutazione stilistica del narratore: anche se certi motivi programmatici in esse contenuti non sono sfuggiti all’attenzione del Portinari), men ­tre, tra gli scritti politici, il Fram ­mento sulla rivoluzione nazionale ci sembra una chiave di volta non solo del pensiero politico del Nievo, nella sua fase di più matura e stabile co ­scienza, ma altresì di una sua precisa maniera di porsi di fronte ai proble ­mi del romanzo e dell’arte.

Il Frammento era ben noto attra ­verso le edizioni del Bacchelli, del Romagnoli, dello Scalia, e comunque l’impianto adottato dal Portinari lo escludeva a priori. Ma il punto è un altro: ed è che la posizione politica del Nievo â— intelligente e originale, ma indubbiamente attestata su un piano di paternalismo conservatore â— aiuta a capire, non diciamo già i momenti felici e nuovi della sua in ­venzione narrativa, ma quelli fermi, stanchi, sterili, stilisticamente ambi ­gui o inaccettabili che, francamente, costituiscono la gran parte della sua opera vastissima (in relazione, alme ­no, alla vita dello scrittore: 1831-1861).

Acqua sul fuoco socialista

Il metodo di lettura del Portinari è arrivato, del resto, a queste stesse conclusioni attraverso un riscontro di ­retto sulla pagina e sullo stile: per meglio dire, sul linguaggio del Nievo e sulle scelte linguistiche che egli istintivamente adopera. In tal senso ci troviamo di fronte a un saggio che non solo smonta definitivamente il mito eroico e progressista del Nievo, ma si pone altresì come un esempio di lettura critica in cui lo stile e l’ani ­mus sono sentiti sempre come com ­plementari, anzi a specchio l’uno del ­l’altro. Basterebbe pensare all’analisi del primo paragrafo della Nostra fa ­miglia di campagna. « … E anche sul fuoco socialista possiamo versare subito un po’ d’acqua. Nella prima metà del capitolo il Nievo si è posto con l’armi indirizzate sul bersaglio, ma nella seconda ecco, con un mezzo sorriso e un ammiccamento, il tono si fa bonario e bravamente ironico…, l’arma si mostra spuntata, niente vio ­lenza, la mandria da bastone si è tra ­sformata in quei poveretti e il discor ­so si conclude pacificamente sotto la folta ombra d’un gelso, o sullo spiano della spezieria, il luogo tradizional ­mente consueto alle dispute nei ro ­manzi e racconti ottocenteschi ». A proposito di socialismo, nel ricordato Frammento il Nievo scriverà: « Siate ­ne certi, l’avidità renderà ladri, piuttostoché socialisti, i nostri fittaiuoli, i nostri bifolchi; è l’antico carattere pratico italiano che ci assicura per un gran pezzo da quest’altra lebbra ol ­tramontana ». E quando il Portinari cita frasi e asserzioni come queste, intonate a un’astuzia e a un candore che parlano da soli â— « Il massimo dei beni è vedersi intorno gente sana e contenta che liberamente ti serve e pur servendo, al suo bene serve, e ti ama » â— esse potrebbero trovare nel Frammento sulla rivoluzione na ­zionale un commentario ideologico ad abundantia.

Contrario alla riforma fondiaria

Il Nievo arriva perfino a sollecita ­re una partecipazione dei contadini alle strutture parlamentari del nuovo Stato: ma il suo obiettivo finale era quello dell’armonia tra le classi; e la sola dialettica che egli potesse conce ­pire era quella di un progressivo av ­vicinamento delle plebi agricole alla parte sana e responsabile della Na ­zione, che era la parte liberale. Al Nievo andava bene una riforma elet ­torale, ma non già una riforma fon ­diaria. Anzi ogni nuova tassa che i padroni avessero dovuto sostenere, sarebbe ricaduta, secondo lui, a dan ­no degli stessi contadini e avrebbe allargato il solco che divideva gli uni dagli altri.

A questo punto si aprirebbe un’al ­tra questione: più sottile, e diciamo ­lo           francamente, più subdola: l’impor ­tanza che il Nievo attribuiva ai par ­roci di campagna al fine di salvaguar ­dare (a favore delle plebi agricole e, in ultima analisi, degli stessi padroni) un patrimonio e un sistema di fon ­damenti etici che, una volta combat ­tuto e distrutto dall’intelligenza libe ­rale, avrebbe lasciato un vuoto incol ­mabile: o colmabile solo dalla lebbra socialista. A tale piano d’idee doveva corrispondere l’ultimo romanzo del Nievo, iniziato appena, Il pescatore di anime. Ma a questo punto conviene tornare al saggio del Portinari: poi ­ché tutti questi motivi, nella sua ana ­lisi di lettura, sono evidenziati al mas ­simo e convergono all’accertamento di quella dimensione stilistica del- l‘idillio che è la stessa dimensione psicologica della costante ambiguità del Nievo.

Si ponga orecchio al tono del « nar ­ratore popolare » in uno dei racconti più significativi: L’avvocatino: « Ma bestia, o non bestia, io ho creduto così; e ancor credo, che la confiden ­za in Dio, per noi tanto, giova assai più largamente di un milione di pa- ragrandini, onde non conviene scal ­zarla col toglierle i più saldi puntelli dell’immaginazione e del sentimen ­to ». E sarebbe impossibile illustrare in quest’articolo l’attenzione del Por ­tinari non solo alle punte in cui l’idil ­lio si manifesta in forma ambigua ­mente ideologica, ma altresì al tessu ­to linguistico nieviano che riesce a ricondurre ogni cosa a una misura miniaturistica. Superbetta, avventatata, ambiziosetta: il Nievo è signore del diminutivo e del vezzeggiativo; e non solo gli attributi, ma i nomi, i verbi, il paesaggio, tutto è visto attraverso le lenti di un binocolo rovesciato; sic ­ché il vecchio ma sempre valido Man ­tovani diceva, a proposito del Varmo da cui sono tratte queste voci: « Rac ­conto condotto con molta sottigliezza di analisi, tanto da sembrare prolisso e sazievole, anche a cagione della so ­lita lingua mezzo pedantesca ». E dap ­pertutto nell’opera del Nievo, non so ­lo         nel Novelliere campagnuolo, si par ­la di Dio e se ne raccomanda il senti ­mento e il rispetto.

Per Carlino Altoviti, il protagoni ­sta delle Confessioni, Dio s’identifica, semmai, col « gran mare dell’essere » (ma è una citazione dantesca) e con un ideale superumano di giustizia. In ogni modo, se nel concetto di Carli ­no c’è, a tratti, una vaghezza che sta tra l’illuminismo settecentesco e lo spiritualismo liberale, egli in quanto protagonista-narratore, non sarebbe mai arrivato a confessare ciò che il Nievo confessò nel Frammento: « Se mi domandaste s’io sono cristiano cat ­tolico risponderei che fui battezzato; del resto non amo né odio i preti per sistema; li accetto come un fatto esi ­stente, e che esisterà ancora lunga pezza… ».

Di qui nasce il pedagogismo del Nievo: formare l’animo dell’uomo adulto, come nelle Confessioni o del ­l’uomo che, russoianamente, è restato fedele alla natura e vive come parte di essa: e si veda il Novelliere campa ­gnuolo o Il conte pecoraio. E il ri ­flesso pratico di quest’attitudine pe ­dagogica è l’idillio o la comicità, sul ­la cui essenza linguistica il Portinari ha offerto informazioni definitive. Per il Nievo il mondo non è quello che è.

La Provvidenza è tutto

Nei racconti campagnuoli egli parte in veste di vindice delle plebi con ­culcate e calunniate e approda al ter ­mine fisso del lieto fine. La Provvi ­denza è tutto; ma c’è un piccolo in ­conveniente: che lo scrittore, in quan ­to Ippolito Nievo, non ci crede. An ­che la comicità del Nievo, si diceva, segue questa regola. E’ una comicità di copertura: e ciò che si deve copri ­re è il vuoto ideologico, in modo che ne resulti una visione affabile del mondo. In modo, insomma, che una ideologia nazional-borghese appaia co ­me un’ideologia spirituale e morale.

A tanti il Nievo è sembrato uno scrittore molto sano. Il Portinari, sen ­za smentire espressamente questo giu ­dizio, ha contribuito a metterci molte pulci nell’orecchio. Da un punto di vista dei contenuti politici, c’erano già stati accertamenti essenziali che ci sembrano difficilmente confutabili (come l’articolo di Della Peruta su Rinascita del giugno 1952), ma il me ­rito del Portinari è quello di aver ri ­baltato tali accertamenti sul piano del ­lo stile, del linguaggio. Basterebbe pensare, fra tutte, a un’indicazione preziosa: quella di avere individuato la comicità del Nievo come freno o antidoto al gusto del feuilleton, che gli prendeva la mano tutte le volte che si metteva a narrare o a costrui ­re macchine romanzesche.

Introduce l’erotismo infantile

Due pesi che si bilanciano, con la realtà che sta in mezzo; non due facce della stessa medaglia, ma due esagera ­zioni altrettanto lontane dal vero. E qui si aprirebbe un discorso interessan ­te sui rapporti tra il Nievo e la Scapi ­gliatura, a prescindere dai contatti di colleganza giornalistica che egli ebbe con l’Arrighi, il Ghislanzoni, il Rajberti, il Rovani. Anche questo punto è op ­portunamente toccato dal Portinari: ma doveva essere svolto da chi si è interessato espressamente della Scapi ­gliatura; perché, a parte il fatto che il Rovani cominciò a pubblicare Cento anni nel 1857, pochi mesi prima che il Nievo mettesse mano alle Confes ­sioni, non si vede come si possa pre ­scindere dal Nievo a proposito delle Memorie del presbiterio del Praga.

E il Nievo vero, il Nievo grande? Non c’è molto di nuovo da dire. E’ quello, soprattutto, dei primi capitoli delle Confessioni, che introdusse nel ­la letteratura italiana l’attenzione al ­l’erotismo: cioè all’erotismo infantile.

Il che significava andare ben oltre il tema dell’amore che già di per sé era, per il Manzoni, un tabù. E’ il Nievo dell‘idillio tra Carlino e Pisana: ma un idillio lontanissimo da quelli vil ­lerecci. E’ il Nievo che si ricollegava a un’operetta della primissima gioven ­tù: Antiafrodisiaco per l’amor plato ­nico (della quale il Portinari ha giu ­stamente rivendicato l’importanza). E’ il Nievo che avrebbe potuto scri ­vere una sua Vita di Henry Brulard: se molte altre preoccupazioni non fos ­sero intervenute a tirarlo per la ma ­nica. E se, forse, non fosse morto così giovane.

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