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LETTERATURA: I MAESTRI: Igino Ugo Tarchetti. Renzo e Lucia che antipatici

11 Luglio 2015

di Luigi Baldacci
[da ‚ÄúLa fiera letteraria‚ÄĚ, numero 16, gioved√¨ 18 aprile 1968]

I. U. TARCHETTI
Tutte le opere
a cura di E. Ghidetti, vol. I, pagine 660, vol. II, pagine 697.
Cappelli Editore.
Ogni volume lire 5.000.

Nella Biblioteca dell’ottocento ita ¬≠liano diretta da G. Mariani, appaiono Tutte le opere di Igino Ugo Tarchetti: due volumi curati da un giovane e va ¬≠lente studioso, Enrico Ghidetti. Otti ¬≠ma idea e fatica meritoria, perch√© tra le molte operazioni di recupero che si stanno svolgendo nell’ambito tardo-ottocentesco, da Camillo Boito a Zena, da Cagna a Calandra (per non dire di certe glorie pi√Ļ aristocratiche, come quelle del Faldella o del Dossi), il Tar ¬≠chetti rappresenta un investimento destinato a rivelarsi con gli anni sem ¬≠pre pi√Ļ redditizio. Le date parlano a suo favore: quando comincia a scrive ¬≠re, il Nievo era gi√† morto, ma non era ¬≠no ancora uscite Le confessioni d’un italiano (1867). Il Rovani aveva scrit ¬≠to Cento anni; ma lo stacco tra il Ro ¬≠vani e la Scapigliatura pu√≤ essere col ¬≠to e illustrato proprio nella personalit√† del Tarchetti, che taglia decisamente i ponti col romanzo storico. Per il Rova ¬≠ni, nella prefazione a Cento anni, il delitto del Manzoni era stato quello di aver negato il genere storico dopo ave ¬≠re scritto, in quello stesso genere, un capolavoro assoluto. Per il Tarchetti il Manzoni √® soltanto un romanziere fra i tanti, non certo il pi√Ļ grande nel quadro europeo: non si fa questione di generi, ma solo di qualit√†; e Renzo e Lucia (√® un giudizio ribadito nella Sto ¬≠ria di una gamba) sono, per lui, due eroi freddi, antipatici, lontani.

Le date parlano a favore, dicevamo. Non credo sia azzardato dire che tutta l’opera di Camillo Boito (eccettuato forse Il maestro di setticlavio) dipen ¬≠de dal Tarchetti. Certo, chi cerchi in Una nobile follia o in Fosca quell’az ¬≠zardo di linguaggio che si suol richie ¬≠dere alla Scapigliatura, rester√† deluso, bench√© qualcosa, volendo, si potrebbe spigolare (in Fosca, per esempio, una ¬ę verdura… demoralizzata ¬Ľ); ma la storia del Tarchetti, come dice l’attua ¬≠le curatore, ¬ę offre un quadro esempla ¬≠re e un diagramma della cultura sca ¬≠pigliata ¬Ľ. Vale a dire che questo ra ¬≠gazzo morto a trent’anni, nel 1869, riassume in s√© l’iter di quel movimen ¬≠to letterario al pi√Ļ alto livello di si ¬≠gnificazione e di coscienza.

L’Italia unita si accinge a fare i con ¬≠ti col Risorgimento strozzato e col Ro ¬≠manticismo agonizzante. Tarchetti s’impegna in nome di una nuova etica sociale: scrive Paolina, si fa crociato dell’antimilitarismo in Una nobile fol ¬≠lia, accoglie e divulga le idee del Proudhon. Ma la societ√† non si cambia coi romanzi; il Piemonte ha conquistato l’Italia: Tarchetti si ritira nel suo gu ¬≠scio per celebrare i fasti di un indivi ¬≠dualismo macabro e disperato. Scrive Storia di una gamba, Fosca. Insomma, se questo ripiegamento, questa dichiarazione di- sconfitta s’identific√≤ col dramma storico della Scapigliatura, Tarchetti fu lo specchio fedele di quel dramma: o meglio fu un esempio che pot√© trovare conferme, ma che non si ripet√© forse mai in una cos√¨ compiuta articolazione.

Il libro pi√Ļ fortunato del Tarchetti √® Fosca, un romanzo che egli scrisse, possiamo dire, in punto di morte. L’a ¬≠mico Salvatore Farina ne redasse un capitolo e intervenne forse nelle ulti ¬≠me pagine dell’opera.-Bastano questi elementi e basta la considerazione che Fosca appartiene alla fase del pi√Ļ esa ¬≠sperato individualismo tarchettiano, per arguire che si tratti di una prova minore? Il Ghidetti propende per que ¬≠sta conclusione; ma a noi la rilettura di Fosca ha reso intatta l’impressione di essere di fronte a un eccezionale documento narrativo. Il gusto del ca ¬≠povolgimento barocco fa di questo ar ¬≠chetipo del naturalismo italiano un esperimento isolato, quasi geniale. Fo ¬≠sca √® donna di orribile bruttezza, che s’impone a un giovanotto bello e iste ¬≠rico. Si stabilisce un rapporto in cui tutto √® gioco (spirituale, pietoso) e in cui tutto √® vero: fino alla consumazio ¬≠ne dell’atto fisico. Fosca √® una perfet ¬≠ta negativa dell’amore romantico, e oggi in particolare, per il suo azzardo sperimentale, dovrebbe interessare as ¬≠sai pi√Ļ di altre cose del Tarchetti.

E’ anche il caso della Storia di una gamba, cio√® di un tale che conserva gelosamente in una teca il suo arto amputato in seguito a un evento di guerra. Ama quella gamba (pi√Ļ che la sua donna) e se ne sente attratto; vuol farsi scheletro per ricongiungersi a lei, per ricomporre idealmente la pro ¬≠pria unit√†. Baster√† virare le immagini in chiave di grottesco (ma quella tinta di fondo c’√® gi√†) e questo romanzetto del 1869 diventer√† un esemplare dell’a ¬≠vanguardia paleonovecentesca, tra Pa ¬≠lazzeschi e Bontempelli. E a proposito di Re per ventiquattr’ore l’operazione √® quasi superflua: √® una cosa che pu√≤ inserirsi tra il palazzeschiano Codice di Perel√† e il bontempelliano Viaggi e scoperte. Il Tarchetti di Paolina (con la dedica ¬ę Alla santa memoria di Ce ¬≠lestina Dolci operaia prostituitasi per fame… ¬Ľ) √® commovente; quello di Una nobile follia ha pagine di grande scrittore (che il Ghidetti ha messo opportunamente in luce), certamente le sue pi√Ļ alte: il terribile controcanto al ¬≠la guerra di Crimea; ma il Tarchetti macabro, bizzarro e follemente autobiografico √® tutt’altro che un narrato ¬≠re in declino.

Molto importanti le ricognizioni del Ghidetti sulla cultura tarchettiana, dalle quali si ricava che i suoi testi, da Sterne a Dickens a Poe, furono essen ¬≠zialmente stranieri (il Tarchetti tra ¬≠duceva dall’inglese). E’ un luogo co ¬≠mune che la cultura italiana fosse pro ¬≠vinciale: era provinciale la societ√†. E anche in questi termini si pone il dramma della Scapigliatura.


Letto 2006 volte.
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