di Giuliano Gramigna
[da “La Fiera Letteraria numero 4, giovedì 26 gennaio 1967]
PIERRE KLOSSOWSKI
II Bafometto Sugar. Milano.
Pagg. 174, L. 2000.
L’epigrafe virgiliana (« Ma che funesto desiderio della luce spinge questi miseri?… ») che Pierre Klossowski ha usato per il suo volume di saggi Un si fu neste désir… potrebbe venir tra sportata al romanzo Il Bafometto, uscito ora in traduzione italiana ad opera di Luciano De Maria pres so Sugar. E’, se non sbaglio, il se condo libro klossowskiano edito da noi, dopo Il bagno di Diana: re stano ancora non fruibili i tre ro manzi fondamentali Roberte ce soir. La révocation de l’edit de Nantes, Le Souffleur, che poi l’auto re ha raccolto in un unico volu me intitolato Les lois de l’hospitalité: direi proprio il Klossowski più importante.
Ma per tornare all’epigrafe: nel Bafometto Soffi spirati, come li de finisce l’autore, sussurri, flati, brez ze, turbini aspirano o reluttano ad incarnarsi di nuovo, a recuperare o riaffermare la propria identità; in un castello dei Templari abolito dal tempo, presente nella sua stes sa assenza o solo in qualche resto diruto, i Soffi (Klossowski non vuol dire anime) orchestrano tem pestose o sublimi o abiette figura zioni, si cercano, si sfuggono, si in trecciano, si penetrano; convocati da mantici abnormi, passano attra verso un serpente di bronzo arro ventato che nelle sue volute sim boleggia l’« eterno ritorno », per prendere voce e addirittura viso sia pure come una sfera di fuoco; intorno al cadavere di un paggio impiccato ripetono d’anno in an no, di secolo in secolo, il suppli zio del Gran Maestro dei Templa ri e dei suoi cavalieri, voluto da Filippo il Bello nel 1307. Teoria dell’incarnazione e della resurre zione dei corpi, principio di identi tà, circolarità dell’essere, appren sione dell’eternità: sono questi i veri temi dello «spettacolo » che Klossowski ha inscenato nel suo Bafometto, rivestendoli di struttu re altamente e drammaticamente parodistiche. (Su questo termine converrà ritornare per evitare equi voci).
Un riassunto impossibile
Un riassunto alla buona del Ba fometto è praticamente impossibile, come è stato osservato: direi ad dirittura sconsigliabile: forse sareb be più agevole e proficuo raccon tare « che cosa avviene » nella Ge losia di Robbe-Grillet o in Drama di Sollers. Un prologo, con certi mimetismi linguistici medievaleggianti, improvvisamente rotti da diversità quasi sciatte, da sprezza ture moderne, racconta di episodi probabilmente innominabili acca duti fra il giovane paggio Oggieri di Beauséant e alcuni cavalieri; delle manovre della zia di Oggieri, Valentina di Saint-Vit, che vuole compromettere, per interesse, l’Or- dine (del resto s’immagina che ciò avvenga poche settimane prima dell’azione di re Filippo contro i Templari); infine dell’impiccagio ne del paggio e della fine dei suoi stessi giudici-complici, murati vivi nell’oratorio della Torre della Me ditazione, per ordine del Gran Maestro. A questo punto l’azione si sposta indefinitamente nel tem po (forse fino ai giorni nostri) e, come si è detto, le rovine dell’anti co castello dei Templari sono il palcoscenico della sarabanda dei Solfi, degli spiriti fra i quali do mina, dando forma alla loro assen za con la sua volontà, il soffio del Gran Maestro dell’Ordine, Giaco mo di Molay, che ciclicamente ce lebra il proprio supplizio sul rogo.
Molte pagine sono occupate da dialoghi sulla reincarnazione, sui poteri dei Soffi, su una teologia vo lentieri tinta di perversione, dia loghi che avvengono fra il Gran Maestro e un soffio incorporatosi sacrilegamente nel cadavere del paggio Oggieri, il soffio di Santa Teresa d’Avila; ma in Oggieri s’incarna anche il Bafometto, il dio androgino, « Principe delle Modi ficazioni », l’idolo venerato dai Tem plari, secondo la leggenda, con pra tiche parodistiche di quelle cristia ne. Dunque in un solo corpo si cumulano, si contraddicono e si fondono più identità. Inoltre com pare anche un formichiere, anima le insieme araldico e diabolico, che è forse l’Anticristo, forse Federico di Hohenstaufen, nemico dei Tem plari, quasi certamente Federico Nietzsche, dal momento che Klos sowski gli mette in bocca frasi quasi testuali del suo saggio niciano compreso in Un si funeste désir; il Gran Maestro si trasfor ma in calabrone, ci sono esibizioni di lievitazione mistica ecc.
Smarrimento e parodia
Inutile continuare a raccontare: il racconto in sé non è che la pa rata esterna del vero cerimoniale di Klossowski: per il suo Bafo metto si potrebbe piuttosto indi care tre direzioni di lettura ossia tre temi: quello dello smarrimento e insieme della moltiplicazione dell’identità; quello della parodia; quello dell’erotismo. Klossowski, è ormai quasi un luogo comune, ap partiene a quella famiglia di scrit tori, come Marice Blanchot, Geor ge Bataille ecc., per i quali il lin guaggio è la coscienza di se stes so e l’atto di scrivere non riem pie ma definisce un vuoto, un’assen za; sicché, usando una formula amfibologica di Bataille, in cui fin vuol forse dire «scopo » e «con clusione », la morte è « la fin du langage ». Se altri suoi contem poranei si sono dati a Husserl o a Lévi-Strauss, Klossowski si muove nell’ambito più sorprendente della Scolastica e del marchese de Sa de, di Sant’Agostino e di Nietzsche ecc.
Quanto all’erotismo che si sfre na nei libri di Klossowski e anche in questo Bafometto (ma meno che in Roberte o nella Révocation de l’edit de Nantes) esso ha un ca rattere così violentemente astrat to, si vorrebbe dire metafisico, nella sua crudezza, da essere per cepibile e operante solo a un livel lo che non ha più niente a che fa re con i pruriti e gli sfruttamenti di certa letteratura. In qualche mo do in Klossowski l’erotismo ha sempre il carattere di una « pro stituzione sacra »: carattere che porta alla constatazione capitale che Il Bafometto, tutti i suoi ro manzi. sono dei cerimoniali, insie me sontuosi e funebri, in cui cor pi o Soffi girano, si dispongono se condo un rituale di teologia capo volta; corpi e Soffi indifferente mente. dico, in quanto valgono gli uni e gli altri solo come segni o idola di spesso ambigua decifrabilità. E’ legittimo richiamare Il Ba fometto nella luce di un certo Nietzsche klossowskiano; non so lo per il tema dell’eterno ritorno (« nulla rimane mai eguale a se stesso ma tutto cambia perpetuamente fino ad esaurire tutte le combinazioni per ricominciare in definitamente il cerchio… ») o lo smarrimento dell’identità, del « sempre identico a se stesso », ma anche per quel criterio della fa bula espresso nel saggio su Nietz sche: « Il mondo diventa favola, il mondo non è che favola: favola significa qualche cosa che raccon ta se stessa e che non esiste fuori dal racconto »: formula calzantis sima per Il Bafometto. Ma allora anche il concetto dell’ilarità « co me organo del conoscere » e quel la « parodia » cui si accennava in principio.
Dev’essere dello stesso Klossow ski una defininizione del Bafomet to come « un’opéra-bouffe che ha per soggetto cose terribili ». Paro dia dunque come salutare infirmazione ironica di ogni pronunzia; la stessa dottrina deH’eterno ritorno si concepisce come simulacro di dottrina, come parodia; e parodi stica è ogni cerimonia, non fosse altro parodia di se stessa. In que sto caso, è il caso del Bafometto, la parodia tocca una dimensione drammatica, addirittura metafìsica.
Il rischio dell’estetismo
Del resto direi che tutta l’opera di Klossowski (e anche il Bafo metto per un inciso e per certi ele menti del finale si ricollega al ci clo di Roberte) è un discorso teolo gico capovolto: « materia di questo sacramento (il matrimonio), la per versità! » potrebbe essere la sigla della trilogia di Roberte, e i Soffi di questo romanzo non saranno una sorta di alta parodia del « pneuma » paolino? Erotismo « fi losofico », ilarità parodistica porta no su una funzione dissolutoria, con un inevitabile grado di astra zione. Solo che nel Bafometto l’astrazione finisce spesso in una specie di capzioso gioco verbale e i diversi piani del libro non arriva no a fondersi in un autentico ce rimoniale, come accade per Roberte e per La révocation. L’autenti ca parodia rituale di Klossowski è quella che salta di là dal linguag gio: Il Bafometto, se fugge il ri schio dell’estetismo, non scampa del tutto a quello del virtuosismo. Non c’è dubbio: Klossowski è scrittore di grande ingegno e la sua comparsa in italiano un avveni mento segnalabile: però Il Bafo metto non gli rende tutta la giu stizia.
BIBLIOGRAFIA
Pierre Klossowski, nato a Pa rigi nel 1905, fratello del pitto re Balthus, trascorse l’adolescen za e la giovinezza a contatto di artisti come Rilke e Gide. Per molti anni si dedicò agli studi teologici per poi entrare in let teratura con un libro capitale, che suscitò molto clamore, « Sa de, mon prochain » (1947). Sono seguiti i romanzi della trilogia « Les lois de l’hospitalité : «Ro bert ce soir » (’53), «La révoca tion de l’edit de Nantes » (’59), « Le souffleur » (’60) che appun to Gallimard ha raccolto sotto il titolo complessivo prima indica to. Altre opere sono « La voca- tion suspendue », « Il bagno di Diana », uscito anche in italia no, il libro di saggi « Un si fune ste désir », traduzioni da Virgi lio, Svetonio, Nietzsche, Hamarni, Kafka, Wittgenstein ecc.