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LETTERATURA: I MAESTRI: Carlo Sgorlon. La poltrona dello scrittore

22 Marzo 2016

di Giuliano Gramigna
[da ‚ÄúLa fiera letteraria‚ÄĚ, numero 29, gioved√¨, 18 luglio 1968]

CARLO SGORLON
La poltrona
Mondadori, pagine 184, lire 2000.

Il primo dato positivo registrabile per questo libro di Carlo Sgorlon La poltrona, una delle pi√Ļ notevoli ¬ę ope ¬≠re prime ¬Ľ comparse nell’annata, √® il tour de force di mantenere vivo per oltre centottanta pagine un romanzo che si sviluppa intorno alla deduzione ricorrente di un unico dato iniziale, ri ¬≠petendolo con infinitesimali modifica ¬≠zioni secondo un ritmo maniaco: e il dato iniziale √® quello della congenita incapacit√† del professor Giacomo Cojaniz, 42enne, insegnante in una scuo ¬≠la d’avviamento di Udine, che √® il parlante e il narrante del libro, inca ¬≠pacit√† di condurre a termine qualsiasi cosa abbia intrapreso, congiunta a una sorta di nevrosi della ¬ę fuga del tem ¬≠po ¬Ľ, per cui gli pare continuamente di sottrarre giorni, ore, minuti, secondi preziosi all’edificazione di una sua grande opera.

Giacch√© Cojaniz, sbarrato in una ab ¬≠bastanza sordida stanza presa in affit ¬≠to presso una famiglia, pi√Ļ cellula di fiele che di miele rintronata com’√® da ¬≠gli strilli, dalle risate da iena. dalle ir ¬≠ruzioni del figlio e delle figlie dell’af ¬≠fittacamere, ha deciso di scrivere un’o ¬≠pera colossale, intitolata ¬ę La torre di Babele ¬Ľ una sorta di summa che do ¬≠vrebbe esaurire nonch√© la letteratura il mondo, ¬ę una colossale tragedia del ¬≠lo ¬† spirito, di tutta la civilt√† moderna, del regnum hominis, dal Ficino all’in ¬≠formale ¬Ľ, ¬ę la mia bibbia, la mia ope ¬≠ra grandiosa, il mio libro da mille pa ¬≠gine ¬Ľ. L’ha deciso finalmente dopo aver accumulato per anni e anni qua ¬≠derni fitti di appunti, annotazioni, ab ¬≠bozzi. ma la realizzazione, che viene a coincidere con le vacanze natalizie del professore, inciampa subito in una fit ¬≠ta rete di ostacoli esterni che non so ¬≠no poi altro che la proiezione della in ¬≠sicurezza e della indecisione di fondo dell’autore stesso.

Fuga dalla responsabilità

Il simbolo insieme pi√Ļ vistoso e ridi ¬≠colo di questa impotenza √® la poltrona che il narratore vorrebbe costruirsi con le sue mani come condizione indi ¬≠spensabile di comodit√† e quindi di rendimento nel lavoro letterario, pol ¬≠trona che naturalmente non viene mai condotta a termine ma che interrompe continuamente le altre occupazioni del protagonista con il suo richiamo. Un secondo motivo di deviazione dal lavo ¬≠ro principale √® la compilazione delle schede che dovrebbe servire ad agevo ¬≠lare l’opera vera e propria ma che rap ¬≠presenta in realt√† una sorta di fuga dalla responsabilit√†; senza contare poi i disturbi provocati dai tempestosi abi ¬≠tanti dell’appartamento, da due vec ¬≠chie in lotta feroce fra loro per una porta e i mille avvisi, allarmi, fitte, in ¬≠dolenzimenti, geli, vampate di febbre che la nevrosi manda avanti e in ¬≠dietro.

Si potrebbe vedere nella Poltrona una sorta di calcolata trascrizione ¬ę in volgare ¬Ľ, in modulazione d’epica ¬ę bassa ¬Ľ, del ricorrente tema di certa narrativa moderna, del romanzo come crisi dello scrivere un romanzo o co ¬≠munque dello scrivere; soltanto che qui la prospettiva viene tutta capovol ¬≠ta e anzich√© muovere da un creatore nobilmente e aulicamente superior, si spicca da e riconduce a un facitore inferior, una sorta di artigiano velleitario e probabilmente illuso, ficcato in una posizione perfino fisicamente ridi ¬≠cola, confitto in un suo piccolo brago di avversit√†, a lottare con la penna che non si trova, con le lenzuola che scivolano, con la sega che si rompe, con gli oppressivi vicini. E tuttavia perch√© non dovrebbero essere anche queste (o forse proprio queste?) le ¬ę sofferenze dello scrittore ¬Ľ?

La torre di Babele

La novit√† e l’interesse del libro di Sgorlon (trentottenne, al suo primo romanzo) stanno nell’avere accolto questo materiale di ascendenza este ¬≠tizzante e averlo ridotto al pi√Ļ basso livello esistenziale possibile e averne usufruito tutto il tragico humour sen ¬≠za passare alla caricatura empia e di ¬≠staccante: ne √® derivata cos√¨ al libro, malgrado la semplicit√† dello schema, una abbondanza di umori e una stiliz ¬≠zazione che √® insieme ben calcolata e naturale.

S’intende che in un libro come que ¬≠sto, fondato sulla ripresa con variazio ¬≠ni di un motivo iniziale, la struttura doveva avere una funzione capitale, rivelatrice. La figura sulla quale opera Sgorlon √® ovviamente quella della ri ¬≠petizione ma bisogner√† osservare co ¬≠me si dispongono gli elementi all’inter ¬≠no delle varie ¬ę repliche ¬Ľ: come, dopo l’inizio del lavoro di stesura alla ¬ę Tor ¬≠re di Babele ¬Ľ, sopravvengano ogni vol ¬≠ta due interruzioni cui segue poi la de ¬≠cisione capovolgitrice di correre in so ¬≠laio e mettersi a piallare e incollare la poltrona; come le varie cause di inter ¬≠ruzione si scambino o si riproducano da ripetizione a ripetizione, come il ritmo delle sezioni narrative che rico ¬≠minciano ogni volta da capo il calva ¬≠rio del narratore segua il ritmo del giorno e della notte.

Il romanzo pertanto tende anzich√© a sciogliersi ad aggropparsi ancora di pi√Ļ, proprio come si potrebbe parlare di un groppo, di un groviglio di nervi: denuncia il ritmo che diventa sem ¬≠pre pi√Ļ fitto e sfocia nel massimo del ¬≠l’involuzione del sogno.

A sua volta la nevrosi del narratore √® testimoniata non solo dal ricorrere di formule metaforiche che vogliono indicare la grande impresa cui si sen ¬≠te vocato ma che non osa nemmeno pronunciare apertamente (¬ę piantare il palo, passare la porta ¬Ľ ecc.) ma da un particolare impasto linguistico che nel suo monologo straripante mette a profitto battute convenzionali, locuzio ¬≠ni pseudospiritose che ne sottolineano la parte meccanica, ripetitoria ( ¬ę alla buona di Dio ¬Ľ, ¬ę e avanti col brum ¬Ľ, ¬ę e addio Kira ¬Ľ, ¬ę fregala in curva ¬Ľ), accanto agli improvvisi squarci di au ¬≠tenticit√† espressiva. Insomma: ecco un’opera prima singolarmente natura ¬≠le e calcolata allo stesso tempo di tipo non realistico ma allucinatorio e in Sgorlon un narratore che converr√† non perdere d’occhio.

 


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart