Lilli: I tigrotti di Marinkaja

di Mosca
[dal “Corriere della Sera”, mercoledì 6 maggio 1970]

Virgilio Lilli ha scritto un romanzo per ragazzi che verrà adottato nella scuola media. Ma è proprio soltanto per ra ­gazzi questo «… e la neve si sciolse » edito da Minerva Ita ­lica?

« Caro Mosca â— mi scrive l’autore nella lettera accompa ­gnante il volume reso ancor più caro dall’affettuosa dedica â—, questo che finirà sui banchi di scuola è in realtà un libro per adulti, o meglio per quegli adulti che saranno un giorno i ragazzi e per quei ragazzi che siamo stati noi adulti ».

Come « Cuore », come « I ra ­gazzi della via Paal ». Non vi sembri ardito l’accostamento. Conoscete Lilli giornalista, co ­noscete Lilli scrittore di libri di guerra e di viaggi, « Prima linea », « Penna vagabonda », « Buonviaggio, penna! », Lilli romanziere, « Una donna s’al ­lontana », e sapete di quanta umanità sia ricco, di quale acu ­to senso di osservazione, di che estro, di che intuizioni: non può meravigliarvi, perciò, che, rivolta la sua attenzione al mon ­do della fanciullezza, subito lo abbia profondamente penetra ­to, e, per virtù non so se più d’arte o d’amore, sia riuscito a esprimere i terribili incanti.

Terribili vi parrà un agget ­tivo per lo meno strano, ma nel prossimo anno scolastico i figli di molti di voi avranno per libro di testo questa rosa nel deserto che è «… e la neve si sciolse », miracolo, voglio dire, improvvisamente sbocciato nel ­la desolata distesa di sabbia della letteratura infantile ita ­liana: leggetelo anche voi, tro ­verete i ragazzi della via Paal trasferiti, come per un crudele incanto, dallo sterrato della vecchia Budapest alla campagna del paese di Marinkaja, nel bacino del Donez, anno 1941, devastata dalla guerra e de ­scritta nei particolari (« i binari apparivano distorti, qualche ro ­taia stava diritta dentro l’aria come un mastodontico filo di ferro ») con una evidenza e una suggestione impressionanti, e Nèmecec, il biondino, tanto fra ­gile nel fisico quanto forte nel ­l’animo, mutato in Dimitri, il bambino che per amore della giustizia e della libertà va felice incontro alla fucilazione.

Dal lirismo di Molnar allo spietato realismo di Lilli. Nien ­te di più crudo delle situazioni che le vicende della banda del « Sindacato dei Giovani Baroni Russi Liberi » offrono al let ­tore, ma niente, nello stesso tempo di più educativo. Chi so ­no questi ragazzi che dovendo dare un nome a un’associazio ­ne, a un gruppo, a una banda altra parola, in Russia, ad imi ­tazione degli adulti, non posso ­no trovare se non « Sindacato »? Sono i figli della guerra. I loro genitori o scomparsi, o vivi ma detestati. Un Sindacato di « li ­beri », di ribelli che vedendo ne ­gli adulti i responsabili del ­l’inferno che s’è scatenato se ne staccano nauseati e si strin ­gono in un gruppo nel quale il tetto dell’età è toccato dai quattordicenni.

Guerra agli adulti, guerra a quel mondo nel quale aveva ­no sognato di fare ingresso, ma è così brutto che se ne ritraggono prima ancora d’avervi posto piede, e la parola d’ordine è combatterlo. In che modo? Con le sue stesse ar ­mi, imitandolo. E’ il nemico, sì, ma insieme, il modello, e nulla suggestiona di più i ra ­gazzi che i cattivi esempi. Sot ­trattisi a una società che li disgusta, ne ricalcano fedel ­mente le orme: affamati, de ­predano e se non uccidono è perché sparando sbagliano la mira o colpendo con una sbar ­ra non hanno la forza suffi ­ciente per sfondare un cranio.

Direte: ma son libri, questi, da dare in mano ai ragazzi della media unica? Risponderò che i libri scolastici scritti bene son così rari che ben venga anche quello il cui contenuto possa giudicarsi ardito, e ag ­giungerò, soprattutto, che certe scene scabrose (tra le quali pri ­meggia quella del paralitico ra ­pinato e lasciato mezzo morto in una pozza di sangue) ven ­gono riscattate non solo dal ­l’arte redentrice della felicissima scrittura, ma dall’aura di gioco e di sogno nella quale, magi ­camente, la realtà si stempera e si trasfigura.

Abbandonati a se stessi, liberi da ogni freno, i ragazzi del « Sindacato » si conservano in ­nocenti nelle loro pur sangui ­nose gesta compiute all’insegna della eroica avventura. Sergio, il Gran Capo, non è molto di ­verso, fin qui, da un Corsaro Nero o da un Sandokan, i suoi gregari giocano ai Tigrotti di Mompracem, e lo stesso Dimitri, il fanciullo la cui natura nobile e generosa rimarrà impressa nel cuore del lettore, non si oppone al rapimento di Alia, una delle tante ragazzine di cui il « Sindacato » s’impadronisce per farne, alla maniera delle bande armate, delle vivandiere e delle sguattere, ma semplice- mente, non sopportando che venga imbavagliata fin quasi a soffocarla, e legata sino a farla sanguinare, chiede che la stret ­ta dello straccio e delle corde venga allentata.

Per questo verrà processato come « probabile traditore ». La pietà, difatti, affermano le leggi del « Sindacato », è debolezza, perciò tradimento. Il processo anima di sé le più belle pagine del libro. Meditate, sofferte, vive d’una verità che Lilli, psi ­cologo di prim’ordine, è andato, come un « sub », a scoprire nel più profondo dell’animo dei ra ­gazzi, là dov’esso risplende e palpita dei prodigiosi coralli della sua purezza.

Se spensieratamente, mi ­schiando gioco e sangue, i « ti ­grotti » di Marinkaja hanno se ­guito « Sandokan » sulla via della violenza e della prepo ­tenza, ora, dinanzi ai modi del processo, li vediamo sbigottire, fremere d’orrore. Nella imita ­zione dei pur disprezzati adulti si son fino ad ora divertiti, ma c’è un limite a tutto, il gioco e il sogno si possono prestare a far da compagni anche alle ge ­sta più deplorevoli, ma non a tener mano alla deformazione della verità, allo strazio del pen ­siero e dell’animo. Troppo vivo è nei ragazzi il senso della giu ­stizia, l’amore per la libertà. E’, la loro, un’età tutt’ali, e la libertà non è forse un volo?

Nel processo a Dimitri, so ­spetto di tradimento, Lilli ha voluto condannare non soltanto il mondo degli adulti, ma il mondo particolare che i ragaz ­zi russi, e i ragazzi di tutti i paesi dominati dalle dittature, si trovano dinanzi agli occhi come esempio. Dal Gran Capo Sergio, che di tutti quei ra ­gazzi è il più opaco, perciò il più « adulto », e dagli altri gre ­gari che, pur indignati, cedo ­no alla paura e si rendono com ­plici, la verità viene distorta e martoriata a tal punto che il fragile Dimitri, per nobile rea ­zione, si fa di ferro, d’acciaio e accoglie come un premio, co ­me una felicità, come una libe ­razione la condanna a morte.

Se questa venga eseguita o un intervento esterno la impe ­disca, questo è secondario, e rimandiamo chi legga questo articolo alla lettura del libro.

Importa la lezione di dignità e di coraggio che Virgilio Lilli con questo suo racconto magi ­stralmente condotto impartisce ai ragazzi, ai loro genitori, ai loro insegnanti. Importa la le ­zione di libertà che spirando fresca e pulita come un gene ­roso vento di mare fa d’ogni pagina una vela.

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