di Bartolomeo Di Monaco
Non vi è alcun dubbio. Non si può fare a meno del piccolo libro scritto da Mariapia Frigerio e dedicato al grande ed eclettico attore Paolo Poli, morto a Roma il 25 marzo 2016: “Paolo Poli. Il teatro della leggerezza”, uscito con Marietti nel 2018. La frequentazione dell’autrice ci consente di scoprirne aspetti inediti, almeno al grande pubblico e di esaltarne le qualità. Poli è stato un uomo generoso. Severo e pignolo con se stesso, cercava di rendere la vita facile e leggera agli altri, aiutandoli per quanto poteva. La stessa autrice ricorda episodi di questo genere che la riguardarono. Conosceva molti artisti e dalle loro opere traeva il suo elettrizzante teatro, carico di verve e di ironia. Quando si tenevano le prove, non ammetteva ritardi, ed era sempre il primo a presentarsi: “Questo era uno dei motivi per cui aveva fatto poco cinema: l’essere convocato sul set a un’ora per iniziare a lavorare diverse ore dopo era, per lui, inammissibile.”. La seconda parte del libro riporta i testi di sala dei suoi maggiori spettacoli, che sono brevi ma vere e proprie analisi critiche, ad esempio sul fascismo, sul conformismo, la femminilità, il genere giallo. Da sottolineare il testo dedicato a Sergio Tofano (in arte STO) in cui si legge questo ritratto: “Era un vecchio signore al quale mi augurerei di somigliare tra qualche anno: schivo, solitario, garbato ed amabile. Guardava gli altri con occhio distaccato, critico, ma curiosamente affettuoso.”.