Viaggi: Il passaggio dalla notte al giorno in una spiaggia malese

di Vincenzo Moneta

(Con Vincenzo Moneta inizia una collaborazione che ci farà conoscere magici itinerari. La rivista gli dà un caloroso benvenuto)

La notte sotto le stelle
ed i   fuochi alle prime luci dell’alba

Stiamo viaggiando sul pullman di   linea e chiediamo al personale di servizio di indicarci la fermata più prossima ad una spiaggia dove avremmo voluto e potuto dormire.
              Dobbiamo vincere la loro sorpresa e reticenza   di fronte a questa richiesta da parte   nostra. Specifico   che   dormire sulla sabbia, fra il mare, le palme, la luna, le stelle ed il sole della   Malesia   rappresenta per   noi   una delle massime aspirazioni di questo viaggio. Omettendo naturalmente che siamo spinti a ciò dalla nostra cultura salgariana e dalla recente trasposizione televisiva di Sandokan ovvero: “La Tigre della Malesia”.Indubbiamente, per loro, non ci sono stati   i “fantastici sceneggiati”che hanno dato la visione di una Malesia forse mai realmente esistita. Per i malesi di oggi la vita ha ben altre concretezze, molto lontane dalle nostre fantasticazioni. Riusciamo a vincere le reticenze e la sorpresa per questa decisione   e ci fermano in prossimità di una   stupenda e meravigliosa spiaggia . Attraversiamo il piccolo villaggio prospiciente   il mare. Le barche, ancora fuori per la pesca,   ci hanno lasciato libero il loro tetto-ricovero fatto di foglie di palma e sotto di cui noi decidiamo di stendere i nostri sacchi a pelo per poter riposare al riparo dall’umidità notturna. Il luogo più sicuro per dormire in queste spiagge che si allungano e si scorciano con le variazioni delle maree, è ai limiti della vegetazione, sopra i primi metri della sabbia grossa e pulita . E’ uno degli spettacoli più indimenticabili: il perenne, immutabile e sempre diverso spengersi del giorno per far posto alla notte e da questa al nuovo giorno vissuto nella pienezza di questi mari caldissimi   fra questa umanità che si risveglia o che, alle prime luci dell’alba, porta a termine il proprio lavoro di pescatori.
Dopo esserci bagnati nelle calde acque di questo mare ci stendiamo sulla sabbia che sta iniziando a perdere il suo calore.
Le stelle cominciano ad accendersi ad una ad una fino a lasciarci   estasiati sotto un cielo limpido e palpitante di miriadi di luci: di fronte a noi l’infinito scuro del mare e il cielo   sopra di noi chiuso dal nero ricamo delle foglie di palma.
Il pensiero corre verso altri cieli, lontani nel tempo e nello spazio: i cieli delle notti limpide   delle montagne della Siria fra i maestosi resti, imbiancati dalla luna, della chiesa di S. Simeone lo Stilita il Vecchio; i cieli notturni che proteggono ed amalgamano l’eterogenea umanità indiana;i cieli nei parchi nazionali dell’Africa Meridionale con i suoni ed i rumori degli animali notturni della foresta; le caldissime e umide notti amazzoniche vissute con la percezione quasi corporea dei profumi e degli odori.
Le figure che notiamo aggirarsi , simili a delle sagome mobili, ci evocano timori e paure legate al buio delle notti non protette dalle rassicuranti pareti domestiche.
Ci addormentiamo al ritmo del fievole sciacquio della risacca, scaricando nel nostro sonno le tensioni dell’esperienza della giornata. Ma dopo il primo periodo di sonno, profondo per la stanchezza, ci svegliamo più volte per i rumori di animali (forse le scimmie che abbiamo visto durante il giorno saltare da una palma all’altra) e per i “tonfi”(concreti e reali) dei cocchi che cadono dalle palme.
Ci svegliamo nelle ultime ore della notte, quando il buio è ancora profondo. Dalle nostre spalle (simile al prologo di un’opera teatrale) vediamo arrivare delle figure nere che si riuniscono in cerchio vicino al luogo in cui vanno a morire le onde, accendono i   fuochi ed udiamo i suoni di una lingua incomprensibile. Con i primi fuochi si alza il sipario sul nuovo giorno. I colori dei   fuochi (indicazione del sicuro e giusto approdo) e del sole che sorge prima accentuano, poi schiariscono i contorni delle figure dei pescatori che rientrano e degli uomini che vanno loro incontro provenendo dal villaggio. Uomini che vengono dalla terra e uomini che vengono dal mare: un’incontro che unisce l’acqua alla terra.
 Ascoltiamo il fruscio delle barche trascinate sulla sabbia, il parlare sommesso e concitato dei pescatori. I pesci, scaricati dalla barca, splendono dell’argento delle loro squame reso vivificante dal guizzare delle fiamme.
Ci lasciamo trasportare dalla fantasia e dai ricordi dei nostri viaggi: vediamo intorno al fuoco di un bivacco, pescatori malesi, tuareg del deserto algerino, nomadi afghani, guide peruviane e tanti e tanti altri uomini che abbiamo incontrato in questo piccolissimo e grandissimo pianeta.
Fuochi che scaldano il te nel deserto algerino prima d’intraprendere il cammino sopra i dromedari; fuochi   sulle Ande peruviane che ci asciugano dopo il temporale notturno;   fuochi della foresta amazzonica che ci cuociono solide uova di coccodrillo (robusta colazione prima d’intraprendere il cammino);   fuochi dell’Afghanistan che ci riscaldano dopo una notte freddissima, a 3800 metri di altezza, presso i laghi di Band-i-Amir nell’Hindukush.
I colori dell’alba cominciano a fendere il buio, il potere della luce dei fuochi soccombe di fronte a quella del sole.
Il caldo disco solare ci invita a trascinarci di nuovo in acqua, lasciamo i nostri ricordi e ritorniamo a vivere intensamente per appropriarci per sempre di queste sensazioni malesi.      

Vincenzo Moneta
Via G.B. Giorgini, 195/B – San Vito
55100 – Lucca – cell. 3494640184 – 0583999358
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BERTA IN INTERNET  
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Berta, Berta di Toscana. Brani tratti dal libro inedito “Berta di Toscana e il suo …
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Commenti

3 risposte a “Viaggi: Il passaggio dalla notte al giorno in una spiaggia malese”

  1. Le emozioni ancestrali e la realtà di luoghi lontani. Un mix che riporta inevitabilmente all’umano esistere e alle grandi domande… magari dopo aver finalmente “digerito” le nostre piccole miserie ;)

    Grande Vincenzo :)

  2. Avatar Gian Gabriele Benedetti
    Gian Gabriele Benedetti

    In questa pagina descrittiva e piena di pathos, scaturisce un dolce invito verso la natura. Ne nasce una fitta coltre di immagini e di sensazioni, capaci di germogliare progetti di liberazione catartica. È uno schietto ritorno alla natura, ad un ambiente che sa di vita semplice e genuina, di silenzi rigeneratori, di bellezze incomparabili, di ritorno a stagioni lontane e ad una vita più consona e non stressata; ritorno quasi alle origini, che rigenera ed è pronto al dissenso con un reale quotidiano che non indulge. È evidente il desiderio dell’incantamento naturale, di recuperare la sana vivibilità e di ritrovare l’aggancio ad una dimensione intimamente felice.
    Colorite e commoventi descrizioni, trasparenza viva delle riflessioni, forte e delicata partecipazione verbale
    conducono ad un senso di vera poetica saggezza
    Gian Gabriele Benedetti