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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

A Bastia Umbra si è consumato un rito tribale

8 Novembre 2010

Avete in mente una di quelle tribù che si vedevano nei film di qualche anno fa, in cui il capo del villaggio se ne sta seduto sul trono di legno, tutto impiumato, e i suoi fedeli gli tributano l’omaggio di devozione con danze, doni, e quant’altro?

A Bastia Umbra, una cittadina che non meritava questo sfregio idolatra, è andata in scena una rappresentazione del tutto analoga. Nel XXI secolo e in un’Italia che è definita (chi sa se lo sia ancora) la quinta o la sesta Nazione più potente del mondo!

Mi rimetto nelle tue mani, dice una donna dal palco, poi anche Ronchi con le lacrime agli occhi dichiara che rimette il suo mandato di ministro nelle mani di Fini, Bocchino dichiara che tutti dovranno misurarsi con il consenso, salvo lui, ossia il capotribù, venerato come un Papa, adorato come un Dio. Poi tocca ad Urso annunciare l’ingresso sul palco dell’Unto del Signore, dell’Uomo mandato dalla Provvidenza, il Duce del nostro secolo, Fini. Lo fa come se Fini fosse stato concesso al popolo del Fli da Dio in persona. Lui, Fini, ben oltre le stars, lui l’Inviato del Cielo.

E quando sul palco arriva l’inviato del Cielo, l’Unto del Signore, il Monarca con la corona divina in testa, ecco che si odono le parole del manifesto per l’Italia lette come se fossero parole del Vangelo da Luca Barbareschi. A fare da corona a Fini, sta dietro il palco, il nuovo simbolo del Fli, in cui il nome del re campeggia con caratteri sproporzionati, ben più ampi di quelli riservati allo stesso Fli.

Chi ha avuto modo di seguire la convention finiana, non può non aver notato il cattivo gusto di tutto quanto vi si è svolto. Un trash senza precedenti per una formazione politica. Un rito tribale, il cui scopo è stato principalmente quello di esibire l’adorazione del capo, e la sua divinità.
Se questo è l’inizio, figuriamoci che cosa ci sarà da aspettarsi da questo Futuro e Libertà.

Ieri il monarca Fini ha mandato allo sfasciacarrozze la Costituzione, l’ha cancellata perché ingombrante. Ci ha riportato alle monarchie assolutiste, quando non solo non esisteva la Costituzione, ma nemmeno i Parlamenti.

In una pubblica piazza si è concesso, da presidente della Camera, di chiedere le dimissioni del governo. In una pubblica piazza ha consentito che un ministro della Repubblica rimettesse il mandato nelle sue mani.

E Napolitano? E Napolitano zitto e cieco. Se ieri Fini ha stracciato la Costituzione, che cosa si deve attendere di più? Che sia messa al rogo? Ha un senso, dopo quanto avvenuto ieri, fare ancora appello alla Costituzione?

Napolitano ancora non sente, non vede e non parla.

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“Un giorno da leone” di Michele Brambilla. Qui. Da cui estraggo:

“Fini ha così restituito a molti dei suoi l’orgoglio di essere di destra. Mirko Tremaglia ha detto dal palco che grazie a Fini è tornato giovane: e la giovinezza di Tremaglia è Salò, non la sinistra.”


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4 Comments

  1. Commento by giuliomozzi — 9 Novembre 2010 @ 15:19

    “Avete in mente una di quelle tribù che si vedevano nei film di qualche anno fa, in cui il capo del villaggio se ne sta seduto sul trono di legno, tutto impiumato, e i suoi fedeli gli tributano l’omaggio di devozione con danze, doni, e quant’altro?”.

    Come no? Ho assistito a un paio di convention di Forza Italia.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 9 Novembre 2010 @ 16:40

    Io no. Però sono sicuro che non avrai mai assistito ad una scena come quella del ministro Ronchi che piange e rimette il suo mandato nelle mani di Fini, il quale se ne compiace. Non ce ne può essere una peggiore.

  3. Commento by giuliomozzi — 12 Novembre 2010 @ 15:34

    Ecco, Bart: è un’esperienza che ti manca. Secondo me dovresti provvedere. Sono cose che ti aprono gli occhi.

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 12 Novembre 2010 @ 17:24

    Purtroppo mi manca il tempo per assistervi nella realtà. Mi affido ai film che ho visto.

    Ma politicamente parlando,  a Bastia è successo anche di peggio.

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