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Quel silenzio che uccide la Costituzione

9 Novembre 2010

Chi mi legge sa che da qualche mese, da quando cio√® Fini ha cominciato a fare il controcanto al governo, ci√≤ che desidero √® tornare alle urne, per consentire ai cittadini di esprimere con il loro voto un giudizio su di una situazione che definire ingarbugliata √® fare dell’eufemismo.

L’altro ieri Fini ha rivendicato, infatti, di poter dare vita a una nuova maggioranza aperta all’Udc e a un nuovo programma, maggioranza e programma che non sono pi√Ļ quelli originari, votati dagli elettori.

Fini ha riesumato, in buona sostanza, sfacciatamente e senza alcun pudore, uno dei riti pi√Ļ vieti e inconcludenti della prima Repubblica. Quei riti in forza dei quali le legislature duravano lo spazio di un mattino. Non vi √® chi non veda che solo con il ritorno alle urne si potr√† fare la chiarezza necessaria affinch√© un governo non smarrisca la propria rotta.

Infatti, nessun programma potr√† essere considerato spendibile se non √® passato prima al vaglio degli elettori. Se lo deve mettere in testa Fini, come se lo deve mettere in testa l’opposizione. Ma soprattutto se lo deve mettere in testa Napolitano.

Quale potere ha Napolitano per avallare il programma che un’eventuale nuovo governicchio gli presentasse per ricevere la sua investitura? Nessun potere. Napolitano pu√≤ solo avallare un programma che ricalchi e riproponga quello votato dai cittadini.

I presidenti della Repubblica, a volte senza rendersene conto, qualificano il loro settennato agli occhi della Storia. Einaudi fu il pi√Ļ nobile di tutti, come Scalfaro, l’inventore del ribaltone, fu il peggiore.
Napolitano rischia di dare al suo settennato un’impronta negativa superiore a quella lasciata da Oscar Luigi Scalfaro.

L’impronta negativa che rischia di dare Napolitano √® quella del silenzio. Si badi bene: non perch√© non si sia presa la soddisfazione di parlare. Ha parlato fin troppo, ma sempre su temi e vicende di minor caratura, mentre su temi e vicende che pi√Ļ profondamente attengono ai suoi doveri, si √® tirato indietro. Per usare un’espressione cara a Umberto Bossi: ‚Äúsi √® nascosto dietro il cespuglio‚ÄĚ.
Ma se Bossi può farlo, non può fare altrettanto il capo di Stato.

Quando interviene per stroncare i dissidi tra governo e magistratura, oppure quando tenta di deviare e fermare un’inchiesta giornalistica, fa cose di diverso segno (positivo il primo, negativo il secondo) e di diverso rilievo, ma tutte di caratura ordinaria.

Poi, quando da parte del presidente della Camera si muove un attacco alla Costituzione, che non ha precedenti nella nostra storia repubblicana per sfrontatezza e gravità, egli tace, rivelandosi impotente ad arginarlo, se non addirittura succube.

Questa √® la fedina di colui che siede sullo scranno pi√Ļ alto di Montecitorio.
Fini √® indagato dalla procura di Roma con l’accusa di truffa aggravata per il fattaccio della casa di Montecarlo commesso nel corso del suo mandato. Soltanto per una misteriosa connivenza non si √® aperta su di lui un’indagine a riguardo delle sue pressioni in Rai a favore dei familiari, pressioni che sono state ¬† confermate dai diretti interessati e testimoni. Gi√† questi due coinvolgimenti avrebbero travolto chiunque (Berlusconi in testa), ma non travolgono il presidente della Camera. Non solo, ma Fini si permette di raccontare balle agli italiani, e quando va in onda la seconda sceneggiata in tv, promette di dimettersi se la casa di Montecarlo risultasse di propriet√† di Giancarlo Tulliani. La stessa procura di Roma, oltre ad altri autorevoli documenti ufficiali, accerta tale propriet√†, ma Fini non tiene fede al suo impegno.

Già il silenzio di Napolitano su questi due episodi è colpevole e, oserei dire, connivente. Ma questo silenzio si è fatto assordante dopo il discorso di Fini a Bastia Umbra.

Tutti hanno potuto udire il presidente della Camera, lui che per la carica che ricopre non pu√≤ farlo, richiedere le dimissioni del governo, anzich√© lasciare, com’√® nella Costituzione, tale prerogativa al Parlamento. Tutti hanno potuto udire il ministro Ronchi che in lacrime rimetteva il suo mandato nelle mani del presidente della Camera.

Se i primi due casi riguardavano i rapporti tra il presidente della Camera e il suo privato, nei due successivi casi ¬†Fini si √® reso responsabile di uno sfregio costituzionale che non ha precedenti. Nessuno dei presidenti della Camera ha avuto mai la spudoratezza di fare quanto ha fatto l’altro ieri Fini.

Il silenzio di Napolitano questa volta manda al macero tutta la Costituzione. Sar√† inutile che Bersani continui a farci una lezione (sbagliata) sull’art. 54, o qualcuno ci lumeggi sull’art. 67, o sugli artt. 88 e 90 della Costituzione. Essi non valgono pi√Ļ nulla, se non si sanziona con le dimissioni dalla carica un presidente della Camera che si √® permesso di sfiduciare il governo, ci√≤ che non gli √® consentito; non solo, ma di sfiduciarlo in una sede estranea al Parlamento. E cos√¨ pure se non si sanziona il rito tribale di un ministro che rimette il suo mandato nelle mani del presidente della Camera, anzich√© nelle mani del presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica, che ne accolse il giuramento. Quello di Ronchi √® stato un atto inqualificabile, e il fatto che il presidente della Camera l’abbia accettato (fra l’altro, vistosamente compiaciuto), dimostra che Fini, non solo ha perso il senso della sua funzione, ma anche quello dello Stato.

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“Dimissioni? Che spudorato √ą Gianfry che deve lasciare” di Giancarlo Perna. Qui.

“C’√® intesa tra Pdl e Lega: il governo va avanti. Il Carroccio vuole costringere Fini a dimettersi” di Paolo Bracalini. Qui.

“Elezioni anticipate? Non prima di marzo” di Luca Tentoni. Qui.

“Tra i due litiganti c’√® un terzo che non gode mai” di Antonio Polito. Qui.


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8 Comments

  1. Commento by Mario Di Monaco — 9 Novembre 2010 @ 10:14

    In questi giorni, chi per un verso e chi per un altro, a seconda delle rispettive posizioni politiche,  reclama animatamente per le gravi inosservanze delle regole istituzionali compiute dagli esponenti della parte avversa. Alcuni addirittura  pretenderebbero di imporre agli altri una propria tesi sul corretto percorso da seguire per risolvere la crisi.

    La ragione di queste inconcludenti diatribe √® che il quadro delle vecchie regole istituzionali √® saltato da un pezzo, per la sua evidente inadeguatezza ¬†rispetto alle mutate esigenze della nuova realt√† del paese, tanto che i comportamenti di coloro che dovrebbero applicarle, a cominciare dal loro massimo tutore, ossia il Capo dello Stato, appaiono sempre pi√Ļ motivati pi√Ļ che dall’osservanza stretta del testo della norma, da acrobazie interpretative volte a giustificare decisioni che intendono risolvere situazioni contingenti e talvolta assecondare convenienze di parte.

    Continuare perci√≤ ad affannarsi sul tema del rispetto delle regole istituzionali serve solo a perdere tempo e ad imbrogliare ancora di pi√Ļ le carte per una possibile soluzione della crisi.

    Ciò che invece deve essere fatto subito, e deve farlo soprattutto chi ha la responsabilità di governare, è di porre fine a questa indecorosa pantomima, facendo valere tutto il peso del consenso ricevuto   per pretendere, con ogni mezzo, che attraverso nuove elezioni la soluzione della crisi sia rimessa al giudizio decisivo ed inappellabile  dei cittadini.

  2. Commento by Felice Muolo — 9 Novembre 2010 @ 11:34

    Fini fa dimettere i suoi ma lui non si dimette. Napolitano non credo che ¬†condivida. Recentemente ha ricordato ¬†il patto di stabilit√†. Quindi √® contrario che si butti gi√Ļ il governo. ¬†Forse √® contrario anche ai ribaldoni. ¬†

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 9 Novembre 2010 @ 12:55

    Spero che sia davvero contrario ai ribaltoni. Per quanto riguarda le elezioni, credo siano inevitabili stante le posizioni assunte da Fini. Non credo voglia rimangiarsi tutto.

  4. Commento by Carlo Capone — 9 Novembre 2010 @ 19:54

    Le elezioni anticipate sarebbero una sciagura sul versante della nostra credibilit√† sui mercati. Ugualmente, temo, un governo tecnico o sa il diavolo cos’altro.

     

    Di conseguenze, pur a malincuore, auspico  che il governo in carica prosegua. E sono convinto che il Presidente Napolitano la pensi esattamente così. Per il bene del Paese.

    Quanto ai cespugli il Senatore Bossi vi si nasconde da anni, coi fazzoletti verdi nel taschino e le malcelate mire di secessione.

  5. Commento by Felice Muolo — 9 Novembre 2010 @ 22:11

    ops…ribaltoni

  6. Commento by Simone — 19 Novembre 2010 @ 22:01

    Berlusconi dai suoi a preteso troppo. Si sono turati il naso per anni e hanno votato tutto quello che dovevano. Adesso la misura √® colma. La rottura c’√® stata sulla legge sul processo breve; il lodo Alfano di rango istituzionale non lo ha mai voluto portare avanti perch√® quello che vuole Berlusconi √® l’impunit√† e dove ha potuto ci √® riscito con leggi e leggine. Il lodo costituzionale lo avrebbe protetto fino alla fine del mandato e questo non gli basta. D’altra parte nel nostro sistema istituzionale il Primo Ministro non √® altro che un deputato con un incarico in pi√Ļ, non √® eletto direttamente dal popolo e quindi √® difficile giustificare una protezione particolare. In un sistema presidenziale inceve lo scudo al premier sarebbe giustificato. La situazione non √® complessa ma comunque richiederebbe troppo tempo. L’altra soluzione sarebbe ripristinare l’immunit√† parlamentare per tutti i parlamentari ma sarebbe troppo impopolare e comunque non potrebbe essere estesa ai reati posti in essere precedentemente al proprio mandato altrimenti il Parlamento rischierebbe di diventare il rifugio degli indagati.

    Se Fini riscuter√† consenso allora significa che si era accorto che esiste anche una destra non Berlusconiana e se esiste l’effetto domino per il castello del Cavaliere potrebbe essere un effetto collatelare non previsto a sufficienza.

    Dimenticavo: una ulteriore soluzione sarebbe quella di non commettere reati ma capisco che questa mia esternazione possa passare come una battuta.

     

  7. Commento by Simone — 19 Novembre 2010 @ 22:03

    a con la acca …

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 20 Novembre 2010 @ 00:27

    @Simone

    Ti suggerisco alcuni miei articoli che riguardano la governabilità e i rapporti tra art.1 e art.67 della Costituzione e il parlamento.

    Qui.
    Qui.
    Qui.
    Qui.
    Qui.

    Questo, invece, ¬†sulla trattativa tra Stato e mafia, ¬†di attualit√† ¬†dopo le rivelazioni dell’ex guardasigilli Conso.

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