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A Berlusconi: tenere la barra dritta

18 Dicembre 2009

Su Berlusconi, non lo nascondo, mi gioco la mia credibilità, per quanto possa interessare a qualcuno. Quando discese in campo, immaginai che fosse l’uomo che mi poteva liberare (e con me liberare gli italiani) dalle sabbie mobili in cui era caduta la prima Repubblica. Ero stanco che i governi del mio Paese durassero solo pochi mesi e che in quei pochi mesi si pensasse poco alla comunità e molto al malaffare, contraendo quella montagna di debiti che ancora oggi costituiscono un pesante fardello alla nostra crescita economica. Ero stufo che i cittadini, dopo aver fatto il loro dovere di elettori, fossero messi sistematicamente da parte e non contassero più nulla. Congelati in freezer in attesa di una prossima tornata elettorale.

Berlusconi dichiarava che avrebbe cambiato tutto ciò. Perché non credergli? Per come stavano messe male le cose qualsiasi tentativo di migliorare sarebbe stato il benvenuto.

Le resistenze contro i suoi propositi sono note, come pure è noto lo sbocco che esse hanno avuto con l’attentato del 13 dicembre scorso.

Ormai è evidente che quell’attentato non è lo spartiacque che si sperava tra un prima pessimo e un dopo migliore. Le armi puntate contro il premier hanno sparato prima e continuano e continueranno a sparare dopo nel tentativo, spasmodico e cinico, di rovesciare il governo. Solo che mentre fino ad oggi si trattava di fucileria, ora si sono caricati i cannoni.

Ieri, nella trasmissione delle ore 20,30 intitolata Otto e mezzo e condotta da Lilli Gruber, si è presentato Massimo D’Alema, il quale – forse perché era fresco fresco l’articolo di Angelo Panebianco sulle leadership forti che contraddistinguono le moderne democrazie – ha fatto una sviolinata sui partiti perché suocera intenda. E la suocera, diamine, era Silvio Berlusconi.

Stasera toccherà, invitato da Lilli Gruber, nientemeno che a Oscar Luigi Scalfaro. Sì, è stato riesumato il campionissimo del ribaltone, colui che, con i suoi comportamenti quando era presidente della Repubblica (si scarichi gratis qui la storia del governo Dini. Titolo: Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile) ha fatto intendere: La seconda Repubblica mai! La prima Repubblica sempre!

Il 2010 – ha dichiarato la maggioranza – sarà l’anno delle riforme. E dunque perché non cominciare subito a sparare palle pesanti? Intanto si prepari il terreno, qualcosa si sgretolerà.

Il ragionamento non fa una grinza. C’è da far dimenticare la legge elettorale del 2005, la n. 270, voluta dal parlamento, secondo la quale gli elettori eleggono maggioranza e premier (qui), e c’è da incoraggiare chi, come Fini, è ancora indeciso se rinnegare il presidenzialismo di cui fu il portabandiera o difenderlo, anche se a malincuore. Pochi, infatti, pure nel suo stesso partito, capirebbero la sua marcia indietro. Si domanderebbero il perché. Forse invidia per il forte carisma di Berlusconi che lui sa di non possedere?

Con D’Alema e Scalfaro (ricordate quel suo: Io non ci sto?) l’opposizione gioca due carte importanti.
Saprà la maggioranza fare quadrato? Sapranno i finiani tenere a freno le ambizioni del loro leader e fargli capire che la prima Repubblica, dopo averlo lusingato (magari con una posticcia e transitoria presidenza del Consiglio), penserà bene di levarselo di torno per occupare direttamente il potere?

Ha ragione Feltri, quando si domanda se Fini sia rimasto lo stesso o qualcosa lo abbia cambiato. E’ irriconoscibile, e oggi, anziché mettere i bastoni tra le ruote, dovrebbe dare una mano a traghettare la nostra Repubblica verso una sponda migliore.

Per far ciò uno dei capisaldi della riforma costituzionale dovrà rimanere la elezione diretta del premier. Essa è strettamente collegata alla governabilità. Non solo, ma con l’elezione diretta del premier si renderà effettiva quella sovranità popolare che la Costituzione pone a base del suo ordinamento.

A Berlusconi chiedo di non temere le cannonate, di non lasciarsi intimorire.
Di tenere la barra dritta, di mettere quel paletto fondamentale che è l’elezione diretta del premier, grazie al quale non sarà più possibile tornare indietro.


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10 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 18 Dicembre 2009 @ 17:49

    Questo per il Legno

    Quando Berlusconi scese in campo anch’io lo votai per le ragioni che tu dici, ma   l’importante è che lo voterei all’infinito, perché so che dove non è arrivato per quanto noi avremmo voluto, non è dipeso da lui ed anzi sono convinta che già ci abbia dato cose che neanche ci aspettavamo.

    I lati positivi sono davvero molti di più di quelli negativi.

  2. Commento by Felice Muolo — 18 Dicembre 2009 @ 18:36

    Di cosa ti meravigli, Bart? Lo sai che la politica è tutto e il contrario di tutto. In Italia  è ancora  un gioco dove non esistono regole che vanno accettate e rispettate.  Sai come ci si muove: fatta la legge, trovato l’inganno. Non sono pessimista ma ne dovrà passare di acqua sotto i ponti perchè qualcosa cambi veramente. Berlusconi, nel bene o nel male, prova a metterci una pezza. Mi meraviglio che non l’abbiano ancora abbattuto, in tutti i sensi. Questo, e solo questo, mi fa essere un po’ ottimista. Da tutte le parti si piange continuamente che  non funziona nulla ma nessuno è disposto fare un passo indietro perchè si metta riparo. Siamo  in un pantano. Ci siamo finiti non si sa perchè e ci siamo abituati a esserci. Spero che il PD capisca e si allei con il PDL per modernizzare questo Paese. Solo isolando le frange estreme si potrà riprendere un cammino sulla strada del progresso con l’umiltà e la tranquillità che serve. Nella speranza, ovviamente, che non ne esca fuori un’altra DC vecchio stampo. Se cosi fosse, passeranno non so quante altre generazioni a piangersi addosso e  a litigare  come  dei sciagurati. Come nel nostro tempo.

  3. Commento by Ambra Biagioni — 18 Dicembre 2009 @ 18:45

    Approfondimenti in questo articolo di Panella

  4. Commento by giuliomozzi — 22 Dicembre 2009 @ 08:41

    Faccio notare che la frase “…la legge elettorale del 2005, la n. 270, voluta dal parlamento, secondo la quale gli elettori eleggono maggioranza e premier…” contiene un falso. E’ falso che secondo la legge n. 270 del 2005 gli elettori eleggano anche il presidente del consiglio dei ministri (che è il termine corretto, mentre “premier” è scorretto).

    Poco vale argomentare (come Bart fa <a href=””https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=7980>qui</a>) che tale legge “ha di fatto modificato la Costituzione”. Le leggi di modifica della Costituzione si fanno secondo certe regole speciali; la 27o non è stata fatta secondo quelle regole speciali; quindi non può prevalere sulla Costituzione.

    Se si pretende che questa legge prevalga sulla Costituzione, si dica chiaramente: che si vuole poter modificare la Costituzione senza maggioranza qualificata. Così ogni governo, a maggioranza semplice, potrà farsi la sua Costituzione nuova di zecca. E avremo l’assurdo di una legge fondamentale modificabile come una legge qualunque.

    Mi sembra ben fatta la voce di Wikipedia dedicata alla 270/2005: qui.

     

     

     

     

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 22 Dicembre 2009 @ 11:33

    Giulio, abbiamo già discusso tu ed io, proprio in questo blog, sul tema, e già ti dissi che formalmente hai ragione tu. Si trattò nel 2005 di un’intesa (condivisa poi anche dall’opposizione nel 2006 quando fu scelto Prodi) finalizzata ad introdurre di fatto l’elezione del presidente del consiglio da parte degli elettori.

    Hai ragione formalmente, altrimenti di che cosa staremmo parlando qui se l’elezione diretta del premier fosse già stata introdotta nella Costituzione?
    Ne parliamo proprio perché la Costituzione formalmente non ha ancora acquisito i contenuti della legge 270. E una parte dei partiti intende che questi contenuti attinenti l’elezione del premier (dico premier per brevità) siano recepiti da una norma costituzionale.
    Tale norma farebbe piazza pulita delle ambiguità presenti oggi nel dibattito politico, secondo le quali c’è chi sostiene che se cadesse il governo se ne potrebbe fare un altro, purché abbia una maggioranza in Parlamento (per esempio la Bindi, ma non solo) e c’è chi sostiene che invece si debba tornare alle elezioni, in quanto maggioranza e premier sono il risultato delle elezioni politiche (Schifani e un tempo anche Fini).

    Ci sono quindi due correnti di pensiero. La prima si attiene alla forma, la seconda (cui appartengo) alla sostanza.

    Tu citi wikipedia e immagino questo punto riferito alla 270:
    “Egli tecnicamente non è candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, poiché spetta al Presidente della Repubblica la nomina a quell’incarico.”

    Già vedi che il testo fa la precisazione formale, e lascia intendere che c’è una situazione di fatto diversa, ossia che non è tecnicamnete candidato ma lo è nei fatti.

    Ma io ti cito invece una nota giuridica, qui, la quale fotografa esattamente la situazione venutasi a creare dopo la legge 270, e conforta il mio assunto:

    “Nell’attuale sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza, introdotto dalla legge del 2005, al momento dell’effettuazione del collegamento eventuale fra le liste elettorali le coalizioni che si candidano a governare il Paese sono tenute a depositare un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona indicata come unico capo della coalizione. Pertanto, ad esito delle consultazioni dell’aprile 2006 il Presidente della Repubblica ha potuto svolgere consultazioni assai rapide in quanto, come da lui sostenuto nella dichiarazione resa ad esito della stessa, «i rappresentanti della Casa della Libertà non hanno minimamente contestato che l’incarico debba andare al capo della coalizione di centrosinistra, secondo quello che è, d’altronde, il chiaro dettato della nuova legge elettorale. ” (la sottolineatura è mia).

    Come ho scritto qui tante volte, tra tutte le riforme di cui si discute, io considero la più importante questa dell’elezione diretta del presidente del consiglio. Solo quando avremo questa modifica costituzionale potremo parlare finalmente di una nuova Repubblica, basata sulla sovranità popolare e sulla governabilità. Vedi qui.

  6. Commento by giuliomozzi — 22 Dicembre 2009 @ 12:09

    Bene, Bart. Se ho formalmente ragione, ho formalmente ragione.

    Pertanto la tua frase: “…la legge elettorale del 2005, la n. 270, voluta dal parlamento, secondo la quale gli elettori eleggono maggioranza e premier…” è formalmente falsa.

    Adesso prova a spiegarmi come può una frase essere formalmente falsa, e in qualche altro modo vera.

  7. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 22 Dicembre 2009 @ 12:47

    Ma la risposta, Giulio,  te l’ha data Napolitano!  E quella risposta è anche la mia, perché dice che formalmente lui avrebbe potuto fare un’altra scelta in forza della Costituzione formale, ma fa la scelta di Prodi perché è il chiaro dettato della nuova legge elettorale.
    Ossia riconosce che c’è una sostanza che è diversa dalla forma.
    La mia frase, che contesti, si attiene alla sostanza, come vi si attenne Napolitano, il quale avrebbe potuto esimersi da quella precisazione se non avesse voluto dare esplicitamente una posizione di  rilievo sostanziale alla legge 270.

    Comunque, Giulio, il tema è di grande attualità e dibattutissimo, ed io voglio sperare che a breve non ci sarà più modo di discuterne perché si sarà fatta la norma costituzionale che prevede l’elezione diretta del presidente del consiglio.

    Mi sto interessando di politica nel mio blog, Giulio, poiché questo risultato (che deve essere affrontato a prescindere dalla presenza di Berlusconi sulla scena politica) è   ciò che auspico per una democrazia migliore e un’Italia liberata dai giochi di palazzo.

    Alcuni politici prima presidenzialisti ci stanno ripensando proprio perchè non avrebbero più le mani libere e sarebbero vincolati dal risultato elettorale.
    Vorrebbero tornare a fare i boiardi della democcrazia.  

  8. Commento by giuliomozzi — 22 Dicembre 2009 @ 15:33

    No, Bartolomeo: Napolitano non spiega come può una frase essere formalmente falsa, e in qualche altro modo vera.

    Napolitano si limita a dire che secondo lui ciò che è scritto nella legge (“il dettato”) è che “l’incarico debba andare al capo della coalizione” che ha vinto. Lui lo dice. Però nella legge non c’è scritto questo: la legge dice che le coalizioni devono indicare chi è il capo, e stop. Tant’è che – e questo è un altro aspetto della faccenda – se l’attuale presidente del consiglio si dimettesse, non ci sarebbe nessun problema a nominarne un altro. E non mi pare che Napolitano abbia spiegato come si possa ricavare da questa legge quel che non c’è scritto.

    A me, che si pretenta di aver cambiata la Costituzione con una legge ordinaria (con una legge porcata, tra l’altro), non mi sta mica bene. Se si vuol cambiare la Costituzione, c’è un’apposita procedura. Si usi quella. Altrimenti non vale.

  9. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 22 Dicembre 2009 @ 16:49

    Giulio, potrei citarti Schifani, qui. In quel lontano post del 19 novembre argomento più in dettaglio ciò che ho scritto in questo.

    La mia speranza te l’ho già detta. E spero che Berlusconi tenga la barra dritta.
    Ieri sera ho sentito Gasparri dire (tanti non l’hanno più detto, e cominciavo a   perdere la speranza) che tra le riforme costituzionali c’è quella dell’elezione diretta del presidente del consiglio.

    Secondo me, questa importante riforma segnerà il discrimine tra chi vuole veramente la fine della prima repubblica e chi vuole continuarla.

    Ho l’impressione che le tante marce indietro di questi mesi renderanno la discussione molto incandescente.
    Avremo dunque modo di riparlarne, perché io ne parlerò senz’altro.

  10. Commento by Ambra Biagioni — 22 Dicembre 2009 @ 17:10

    Credo che per approfondire l’argomento si potrebbe leggere qui articolo e commenti relativi.

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