L’introduzione di Antonella Calzolari
Linguaggio piano, un’indifesa protagonista, che narra la sua storia di adozione, una trama dal tessuto apparentemente realistico ma infarcita di “straordinario”: sembrano essere queste le linee portanti di Quattro stracci di Felice Muolo (Fermenti Editrice, euro 11).
In realtà il titolo è più lungo e circostanziato ovvero Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta, pochi elementi che parlano di infanzia, di povertà, di un mondo lontano dalla personalità mistica e insieme controversa.
Nel corso della storia, semplice ed insolita allo stesso tempo, una congerie di contrasti si accampa sullo sfondo del romanzo, contrasti di vario genere dalla religione allo status sociale alla differenza di età alla distanza tra reale e onirico, distanza colmata tramite la “tranquillità della scrittura”. L’autore sceglie infatti di utilizzare uno stile lessicalmente smorzato, coniato su misura rispetto alla situazione narrativa, scevro da impennate sintattiche, da giochi linguistici, da ricercatezze audaci, il che situa la materia narrata tutta “al di qua” della dimensione precipuamente “letteraria”, intendendo così un’adesione al ruolo rivestito dall’aspetto formale del testo. Si direbbe che ad interessare Muolo siano i fatti, la concretezza, la vicenda e dunque l’excursus romanzesco; questo se non fosse che, inaspettamente tale procedere non venisse a misurarsi con altri contesti (mistico – morale – psicologici) tali da fungere da riconduttori all’interno di un’etica fondamentalmente religiosa in senso lato.
Veniamo dunque alla costruzione dei personaggi, anch’essa radicalmente monolitica e spiccatamente di parte con una preponderanza delle figure di Pragasi, la piccola protagonista e del padre adottivo. E’ sostanzialmente nel rapporto padre-figlia che si incentra l’intera vicenda, nella improvvisa attribuzione di rilievo di un ruolo paterno, e di rispecchiamento, mai ravvisato dalla bambina e poi subito centralizzato, al punto di investire sentimenti di gelosia.
A sostrato narrativo un argomento forte come l’adozione, descritta nel libro in termini di responsabilità, come è ovvio, ma anche in termini di capacità di attrazione della componente genitoriale in una commovente gara metaforica con il luccichio di una realtà sempre sognata pur se lontana (vedi la Barbie donata a Pragasi dalla “signora dalla pelle bianca”) e con il retaggio intenso dello origini favolose, se pur durissime.
L’onirica avventura del rapimento assurge a toni fiabeschi e rappresenta, forse, il nucleo fondamentale dell’intera vicenda, riportando alla superficie la sostanza più profonda del racconto; all’interno di un contesto in cui Pragasi appare sempre dotata di strumenti logici tramite i quali riesce a pianificare gli accadimenti, la vicenda del rapimento sfugge volutamente a qualsiasi razionalizzazione per incasellarsi in un universo a sé stante.
Pragasi ha nove anni ma ne ha anche diciotto e novanta, grazie a quello “spirito del futuro” che tutti i bambini del mondo e di ogni epoca condividono.
Commenti
3 risposte a “Felice Muolo: “Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta”, Fermenti Editrice”
Complimenti a Felice Muolo, per uno scrittore la pubblicazione è sempre l’approdo vitale. Anche se non tutto si esaurisce in essa.
Grazie, Carlo. Terrò a mente.