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A domani

7 Novembre 2011

Domani avremo una giornata politicamente importante. Sul rendiconto generale dello Stato il governo potrebbe constatare che non c’è più la maggioranza, e subire la richiesta di sfiducia dell’opposizione.

Da qualche giorno, ma oggi in modo speciale, le sirene che invitano Berlusconi a dimettersi prima del voto di sfiducia si sono moltiplicate. Addirittura si parla di pressioni che il premier subirebbe anche da parte di Angelino Alfano e di Gianni Letta. Di quest’ultimo non mi meraviglio. Non ne ho mai parlato bene e non ho mai condiviso gli elogi che Berlusconi gli ha costantemente rivolto. Gianni Letta vuol apparire per se stesso, non ha mai inteso accompagnare ed illuminare altri se non la sua persona. La fiducia che il premier ha riposto in lui è stato un grosso errore.

Sono sicuro che a Gianni Letta si deve il fatto che Berlusconi non sia andato ad elezioni anticipate nell’estate di un anno fa quando ci fu la separazione da Fini. Come pure sono sicuro che sempre all’ambiguo Gianni Letta si deve il mancato decreto che sarebbe dovuto uscire nel Cdm di qualche giorno fa, il quale avrebbe dovuto mettere subito in pratica gli impegni assunti con l’Ue.

Due gravissimi errori. Stamani Angelo Panebianco sottolinea il secondo. Ma il primo non è da meno.
Sono le buche in cui Berlusconi è caduto e si è slogato prima l’una poi l’altra caviglia, fino al punto di non riuscire più a camminare.

Berlusconi non legge i consigli della gente comune, ahimè. Berlusconi si fida solo di chi poi è solo capace di mollarlo.
La fedeltà e la gratitudine non sono più di questo mondo da un pezzo, e il premier pare non essersene ancora accorto.

Temo, alla luce delle due buche in cui è malamente inciampato, che anche questa volta finirà nella terza buca e non aspetterà il voto di sfiducia, ma salirà, stordito e demoralizzato, al Colle per rassegnare le dimissioni.
Dei tre questo è l’errore più grave.

Come ho scritto l’altro giorno che l’idea che l’Italia sia commissariata è una baggianata, così dico che temere il voto di sfiducia (fra l’altro molto probabile e atteso, quindi non sarà una sorpresa) è un’autentica sciocchezza.

Cadere per un voto di sfiducia è la normalità, non l’eccezione. Andarsene a casa senza fare assumere al parlamento le proprie responsabilità nel momento in cui esso decide di sfiduciare un governo, è come voler ignorare vigliaccamente chi ti sta pugnalando. È come voler evitare di guardare in faccia il tuo assassino.

Caduto il governo è scontato che avremo un periodo di turbolenza senza precedenti, così come senza precedenti è la crisi che sta coinvolgendo tutto l’Occidente capitalista. Dunque, chi vuole la caduta e precipitarci nel buio con danni enormi per il Paese, deve dirlo a voce alta in parlamento, di modo che i cittadini sapranno chi ringraziare per le loro future disgrazie.

Berlusconi non si dimetta. Consumi fino in fondo la sua sconfitta, se questa sconfitta dovrà esserci.
Contrariamente a quanto gli bisbigliano gli infidi consiglieri, solo in questo modo uscirà dalla scena a testa alta.

Se invece salirà al Colle, prima che il parlamento si assuma le proprie responsabilità, ancora una volta Berlusconi si sarà dimostrato, come per il caso Fini e come per il decreto mancato, un politico spento, senza più coraggio, passione, e ideali.

Scrissi a suo tempo che quella che in Italia si sta combattendo tra i partiti è una guerra, e una guerra la si vince o la si perde. Vale più un combattente che, battutosi con impeto contro l’avversario, rimane mortalmente ferito, che un combattente il quale, visto il moltiplicarsi delle forze a lui ostili, getta la spada e si arrende.

Del primo resterà memoria, il secondo finirà nel dimenticatoio, tra coloro, tanti, che furono sopraffatti dalla paura   e gettarono malamente alle ortiche la propria storia.  

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Altri articoli

“Berlusconi: «Porrò fiducia su lettera Ue Voglio vedere in faccia chi mi tradisce »” di A. D. G. Qui.

“Ecco la vera voce della gola profonda che vuole le dimissioni di Berlusconi” di Francesco Maria Del VigoQui. Audio, qui e qui.

“Adesso Crosetto ammette: “La telefonata era mia”. Qui.

“Dimissioni? Il Cav lancia la sfida: “Porrò la fiducia, voglio vedere in faccia chi mi tradisce” di Domenico Ferrara. Qui.

“Dagli anni di Piombo a Ustica Veltroni sa tutti i segreti Allora perché non fa i nomi?” di Andrea Indini. Qui.

Il videoeditoriale di Vittorio Feltri. Qui.

“«Se proprio devo morire lo farò in Aula »” di Marco Galluzzo. Qui. Da cui estraggo:

“Lo ha detto a Gianni Letta, ai ministri che lo invitano a prendere in considerazione strade diverse. I ragionamenti nelle ultime ore hanno avuto tratti drammatici: «Siete voi che non capite, io nasco nelle urne, alla luce del sole, e se devo morire lo faccio in Parlamento, non mi dimetto perché la Carlucci passa con l’Udc o perché la Bertolini ha dei dubbi. Avrò fatto degli errori, ma non rinuncio ai miei principi e a quello che rappresento perché un’opposizione irresponsabile dice di tenere al Paese ed è pronta a non votare le misure economiche ».”


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart