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LETTERATURA: Abbandono

15 Giugno 2008

di Giovanni Agnoloni

[Tra le sue opere: “Letteratura del fantastico – I giardini di Lorien”, lungo saggio sull’opera di Tolkien, ed. Spazio Tre, 2004; sempre su Tolkien: “La fantasia tolkieniana e i paesaggi d’Irlanda”, in “Minas Tirith” n ° 14, 2005]

Ricordi di bracieri spenti si addensano nella mente di Julia. Ha passato tre ore nella stanza matrimoniale, da quando è stata lasciata. Non ricorda il perché del loro ultimo litigio, ma in verità non gliene importa molto. Gli ultimi giorni sono stati uno stillicidio di bocconi amari. E fuori c’è la nebbia più fitta dell’inverno di Skye. L’isola non le è mai piaciuta, ma alla fine ci si è abituata. Liam faceva il pescatore, e dal loro incontro sulla spiaggia di Minorca non aveva fatto altro che parlarle di portarla lassù. Non le piaceva quel clima, ma poi ci si era abituata. Più o meno.
È molto strano che adesso sia stato lui a mollarla. Di punto in bianco.
Vittima del proprio destino? No, non si sente così. Si considera piuttosto una specie di eletta. Messa alla prova da uno straniero fascinoso che l’ha portata in una terra desolata. E, ora che l’ha abbandonata, diretto chissà dove, lei si sente spaesata, come sospesa in un limbo di vento e di nulla.
La loro casa dà sulla scarpata che conduce al ruscello. L’acqua è sempre gelida, lì. Julia si rigira nel suo giaciglio, ora che non le resta più nulla da fare. Quasi le piace, questa sensazione di libertà forzata. Non può evitare gli eventi, ma può almeno rallentarli; frenarli, fino a congelarli in un istante che non abbia mai fine. Il suo è un sogno ad occhi aperti, forse. Ma, se è tale, vuole sprofondarci interamente, fino a perdervisi. Magari poi ritroverà la strada.
L’odore sottile del vento marino penetra attraverso lo spiraglio di finestra rimasto aperto. Julia inala quell’aria come se fosse un narcotico. Chi è lei, in realtà? Da dove proviene? Prova a immaginarsi come un’estranea. Come se non fosse dentro di sé, ma fuori, nella realtà, dove il sogno finisce e dove Liam ora vive.
Sì, forse lui se n’è andato per non vivere in quel sogno; per cercare la realtà fuori dal mondo che si è costruito, e nel quale l’ha trascinata. Ma perché, allora? Perché l’ha voluta con sé? Solo per farle sognare il sogno che non voleva, che lei non gli aveva chiesto? Per tirarla fuori da una realtà nella quale era lui il primo a voler rientrare? Magari aveva bisogno di un contrappeso, di qualcuno che scendesse mentre lui saliva.
Così adesso Julia vaga nei territori della mente, vuota e inappagata, di una giovane mediterranea in terra nordica: priva di riferimenti, di radici, di voglia di andare avanti senza pensare a quello che è rimasto indietro.
La grondaia sgocciola regolarmente. Liam non l’ha riparata, come aveva promesso. Se n’è andato prima. L’ha tradita nella fiducia, se non nel corpo. Non vuole averci più niente a che fare. Lui non si è attenuto alle regole, lui che per primo le aveva chiesto di sacrificarsi. Perché ha accettato, si domanda, tormentandosi? Perché si è piegata? Forse non lo desiderava davvero, ma non saprebbe dire con esattezza. Certo, era innamorata di lui. Ma non a questo punto. Il sogno l’ha coinvolta a tal punto da annullare la sua consapevolezza.
Si gratta un fianco. Sente il contatto delle prime rughe, ma non ci bada più di tanto: a Liam sono sempre andate bene così. Sente dei passi fuori dalla porta, ma non dà loro importanza. Il passato la richiama con forza. Granada, coi suoi colori caldi e quieti e il bianco acceso dell’Albaicí­n: e poi quella spiaggia, a Minorca, dove lo conobbe.
Fuori fa sempre freddo. Le lenzuola le intorpidiscono i piedi.
La porta si apre. A quest’ora, se fosse in Spagna, potrebbe andare a far colazione con una pasta e un caffè. Anche a Portree li può trovare, ma non hanno lo stesso sapore.
Si volta di nuovo.
Sente la voce di Liam che la chiama.


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3 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 15 Giugno 2008 @ 19:23

    Storia intensa, in un periodare breve ed efficace, dove si respira l’atmosfera umana e quella dei luoghi descritti. Approfondito lo scavo interiore, che vaga anche e soprattutto nel tormentoso sentiero delle domande. E’ vivo il dialogo interrotto con l’ombra dell’uomo amato e c’è spazio per la delusione di non poter vivere “in quel sogno” auspicato. Ma, in fondo, l’unico approdo è sempre l’amore.
    Complimenti
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Commento by Giovanni Agnoloni — 16 Giugno 2008 @ 11:15

    Grazie infinite, Gian Gabriele, mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato il racconto.

    Un cordiale saluto,
    Giovanni

  3. Pingback by Fontan Blog » LETTERATURA: Abbandono - Il blog degli studenti. — 17 Giugno 2008 @ 03:51

    […] Manuele Grosso: […]

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart