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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#19/24

15 Giugno 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #19

Ma Alfredo Chiarelli, l’avvocato amico di Giulia Lazzarini, la povera donna suicidatasi, non ce l’aveva la serenità nel cuore. La domenica la stava trascorrendo in casa, chiuso nel suo studiolo. I figli erano usciti con gli amici, e lui si trovava solo con la sua disperazione. Aveva saputo dei tradimenti di Bianca. Non riusciva a mandarli giù. Nutriva del rancore anche verso i figli, che cercava in qualche modo di reprimere, ma non poteva dimenticare che erano i figli di una donna così. Avrebbe voluto distruggerlo il ritratto che teneva sul piccolo scrittoio. La mente riandava al passato, nonostante si sforzasse di respingere i ricordi. Quante volte Bianca era uscita di casa e con una scusa era andata a Firenze, a visitare il fratello, così diceva. Ma ora gli tornavano in mente anche quelle piccole assenze, fatte di poche ore, quando lui, chiamandola al telefono, non la trovava in casa. Erano tradimenti anche quelli? E sempre con lo stesso uomo, o Bianca era proprio una puttana? Chissà quante chiacchiere, quanti risolini, avevano fatto i colleghi alle sue spalle. Li sentiva, ora: “Che emerito cornuto. Guarda come se ne va a braccetto con quella troia. Magari, dopo, lei corre nel letto di qualcun altro.” Aveva fatto bene Giulia a ucciderla, se era tutto vero ciò che gli aveva raccontato il cognato. Si pentiva di questo terribile pensiero. Non era colpa di Bianca, se la sua natura era fatta così. Era lui che aveva sbagliato a sposare una come lei. Gli tornò in mente quella volta che in montagna era rimasta inchiodata alla parete, e avevano fatto quella brutta figura. Lui era ritornato in camera, stanco, più morto che vivo. Lei, invece, si era cambiata e tutta frizzante, come se si fosse alzata dal letto in quel momento, gli aveva detto che usciva, aveva bisogno di distrarsi un po’, dopo quell’avventura. Era ritornata all’ora di cena. Era stata fuori un sacco di tempo. Che cosa aveva fatto? Alfredo riempiva tutti i buchi neri della sua vita coniugale, e andava accumulando quella speciale rabbia, sorda e dolorosa, che insorge in chi solo troppo tardi scopre di essere stato ingannato.
Suonò il campanello. Erano passate da poco le quattro. La mattina aveva telefonato al cognato, a Firenze, e gli aveva detto della morte di Giulia. Il cognato aveva promesso di venire a Lucca nel primo pomeriggio. Era lui.
«Raccontami tutto. »
«Ho poco da aggiungere. Un inquilino, venerdì mattina, ha sentito sul pianerottolo puzza di gas. Così ha sfondato la porta e ha visto Giulia distesa sul letto, già morta. Erano aperti i rubinetti del gas. Anche la polizia sostiene che si tratta di suicidio. »
«E tu? »
«E io che cosa? »
«Lo pensi anche tu che si tratti di suicidio? »
«Sì. »
«E perché lo avrebbe fatto? »
«Non lo so, ma un’idea ce l’avrei. »
«Lo hai detto alla polizia. »
«No. »
«E perché? »
«Preferisco parlarne con te, prima. »
«Allora dimmi che cosa ne pensi. »
«Credo che Giulia avesse capito che io sapevo tutto sulla morte di Bianca, e anche sulla morte del suo amante. »
«Le hai detto qualcosa che glielo lasciasse supporre? »
«Niente, che io ricordi. Soltanto questo. Che subito dopo che te ne andasti dal mio studio, le telefonai, e le proposi di cenare insieme a casa sua. Ho pensato cento volte a quella telefonata, e anche alle cose che ci siamo dette quella sera, e il giorno successivo. »
«Sei stato carino con lei? »
«Suppongo di sì. Abbiamo fatto all’amore quella sera. »
«Ma le donne, lo sai, hanno sensibilità differenti dalle nostre. Giulia può averlo capito dal tuo comportamento, perfino dal tono della tua voce. Sì, dev’essere così. Hai ragione tu. Quando le hai telefonato, ed avevi ancora dentro di te la rabbia della sorpresa per ciò che ti avevo detto, sì, sì, lei lo ha capito da quella telefonata che tu sapevi tutto. »
«Ci ho pensato tante volte. Ma mi sembra una cosa così assurda. Ammesso che il tono della mia voce fosse diverso dal solito, non poteva essere per qualche altra mia preoccupazione? Giulia lo sapeva che a volte mi agito troppo sul lavoro. Perché deve aver pensato, invece, che io sapevo che era stata lei ad avvelenare Bianca? »
«Le donne sono più scaltre di noi. »
«E allora mi spieghi perché mi faceva la corte, se aveva ucciso, come sostieni tu, mia moglie, e quindi c’era una possibilità che io lo scoprissi, in qualche modo? »
«Ma proprio perché tu eri il marito di Bianca, che le aveva soffiato l’amante. Allora, dopo aver ucciso Bianca e il suo ex amante, forse voleva fare qualcosa anche a te. Vendicarsi anche con te. »
«Ma voleva sposarmi! »
«E con questo? Eppoi non vi eravate ancora sposati. Comunque, se aveva in mente di uccidere anche te, lo avrebbe potuto fare benissimo anche da sposata! Non è la prima volta che accadono queste cose. »
«Tu esageri. »
«Ce l’hai un alibi per venerdì mattina, quando l’hanno trovata morta? »
«Mica sono stato io! »
«Questo lo sostieni tu, ma non la polizia. Ci vuole un alibi per farglielo credere alla polizia. »
«E perché dovrebbero sospettare di me? »
«O questa è bella. Perché eri il suo amante, e quando muore una donna, la polizia guarda soprattutto queste cose. Se muore una donna, c’è sempre di mezzo una tresca amorosa. Così pensa la polizia, e non ha tutti i torti. Giulia potrebbe averci avuto un altro amante, e così tu, preso dalla gelosia… »
«Tu pensi che possa essere stato io! »
«Ma che dici. Io ti chiedo solo se hai un alibi per quella mattina. »
«Non so nemmeno a che ora è morta. Io, comunque, fino alle nove sono stato qui, a casa mia. »
«C’erano Anna e Francesco con te? »
«No, ero solo. »
«Questo è un piccolo guaio. »
«Sarebbe un piccolo guaio se l’avessi uccisa io. Ma io non l’ho uccisa! »
«A che ora sei andato in ufficio? »
«Alle nove e mezza ero là. Possono testimoniare le due segretarie. »
«Bene. Inoltre fai attenzione a quel che ti dico. Di ciò che ti ho raccontato sulla morte di Bianca, non svelare ancora niente alla polizia, mi raccomando. »
«Perché? »
«Morta Giulia, potrebbe anche restare un segreto tra noi. Il caso sarebbe chiuso, e mia sorella in qualche modo avrebbe avuto giustizia. Eppoi, è troppo pericoloso parlarne alla polizia. »
«Perché? »
«Come perché. Sei o non sei un avvocato, perdio! Se gli racconti quella storia, sarai il primo ad essere sospettato. Penseranno che hai ucciso Giulia per vendicare Bianca. Non lo capisci? Sarebbe il movente che cercano. »
«Se è per questo ce ne sarebbe anche un altro di movente. »
«E quale sarebbe? »
«Che io a Giulia ho prestato dei soldi. »
«Quanti? »
«Quasi tutti quelli che avevo. »
«Bravo scemo. Non si prestano i soldi a una donna. Non te li restituirà mai. »
«Me li avrebbe resi alla fine dell’anno. »
«E tu ci sei cascato. »
«Anche Anna e Francesco sono stati d’accordo. »
«Ma sono ancora dei ragazzi! Che ne sanno loro delle malizie del mondo. »
«Ma non si può pensare che l’abbia uccisa per riavere i miei soldi! »
«Lo hai già detto alla polizia? »
«Dei soldi che le avevo prestato? Sì. »
«Allora ti hanno già messo in testa alla lista dei sospettati. »
«Ma uccidendo Giulia, come avrei potuti riavere i miei soldi. È assurdo che pensino ad una cosa del genere. »
«Tu l’hai uccisa nel corso di una lite per riavere quei soldi. Potrebbe essere andata così. Ti sei pentito di averglieli prestati, e li hai richiesti indietro. Lei non te li voleva restituire, e così è scoppiata la lite. Secondo me, tu sei già il sospettato numero uno. Preparati ad un duro confronto con la polizia. »
«Mi ci voleva anche questa. Prima, le presto i soldi, e guarda che l’ho fatto con dispiacere, tu mi conosci, ed ora devo subire questa mortificazione. »
«Ma se non l’hai uccisa, puoi stare tranquillo. »
«Ma tu che cosa credi, che l’abbia uccisa io? »
«Non pensarlo nemmeno. La sola cosa che non devi fare, ricordalo, è di raccontare alla polizia la verità sulla morte di Bianca, almeno per ora. Quella storia ti incastrerebbe, visto che, a quanto pare, non hai un alibi di ferro. »
«Però incastrerebbe anche te. »
«Che vuoi dire? »
«Che se io ero il marito di Bianca, tu eri pur sempre il fratello, e potresti essere stato tu a vendicare Bianca. »
«Lo dici per scherzare? »
«Diamine che scherzo. Però, hai ragione, quella storia sulla morte di Bianca e del suo amante, è meglio tenerla nascosta finché si può. Sarebbe un vero guaio soprattutto per noi due, se si venisse a sapere. »
Erano passate le sei quando Ludovico si congedò da Alfredo. Anna e Francesco non erano ancora rientrati.
«Non dire loro che sono venuto a trovarti. Dobbiamo fare di tutto perché non scoprano mai che razza di donna era la loro mamma. »
«Ti chiamerò se avrò bisogno di te, o se ci saranno novità. »
«Resta tranquillo, e non perdere la testa. »
«Stai sereno anche tu. »  

«Ma dove sei, Jacopetti? »
«Sono qua, commissario. Vengo. » Era in corridoio a prendere il caffè. «Ne vuole anche lei? »
«Lascia perdere, che stamani è una giornataccia. Lo sai che abbiamo molte cose da fare. » Comparve sulla porta, Jacopetti, con il bicchierino del caffè in mano.
«Mi ci voleva proprio, commissario. Stamani sarei rimasto a letto fino a mezzogiorno. »
«A te, le gite ti rincoglioniscono. »
«Certo che ieri siamo stati proprio bene. Ci torniamo, domenica? »
«Di qui a domenica potremmo essere anche morti. »
«Uhmm, ma lei ci ha avuto la civetta sul tetto, stanotte. »
«Se proprio non vedo nero, posso arrivare a vedere verde, per la bile che ho. »
«E perché mai? »
«Perché oggi ci sono i funerali di quella poveretta e noi non siamo ancora sicuri se è un suicidio o è stata ammazzata. C’ho dentro un tarlo che non mi dà requie. Tutto combina per il suicidio, e forse lo è, ma io non mi sento la coscienza a posto. »
«Abbiamo fatto tutto il possibile. Mica siamo stati con le mani in mano. »
«Stamani torniamo a interrogare l’avvocato. Ecco perché voglio che ti sbrighi. »
«Per me sono già pronto. Lei sospetta dell’avvocato? »
«Ci sono troppe cose che si rivolgono contro di lui. »
«Mi sembra una così brava persona. Anzi, un po’ grulletto, forse, se è vero che questa Giulia lo tradiva con quel Mauro Gavazzi. »
«E sta proprio qui uno dei punti a suo sfavore. Lui ha scoperto la tresca, ha litigato con l’amante e l’ha uccisa. »
«La Scientifica dice però che non ci sono segni di violenza sul corpo. »
«Ma oggi si può uccidere in tanti modi. »
«Ma la Scientifica dovrebbe saperli scoprire. »
«Lo sai che non è così. E noi li abbiamo visti già dei casi che non ci hanno convinto, eppure ci siamo dovuti rassegnare. Sono passati come incidenti, e invece erano veri e propri omicidi. Ricordati quello che ti ripeto da anni. È facile più di quanto si creda ammazzare la gente. E oggi più di ieri, perché anche la scienza li aiuta, i criminali. »
«Allora, fra qualche tempo, noi non serviremo più. E forse ci manderanno anche in pensione. Ma io non me lo posso immaginare il mondo senza un commissario come lei. »
«Jacopetti, non ricominciare a sfottermi. »
«Ma io dico la verità. Vuole mettere il piacere di fare un’indagine, e scoprire, con il solo impiego della ragione, gli errori dell’assassino? Se ho capito bene, fra qualche anno, invece, l’assassino non ne commetterà più di errori, perché la scienza gli avrà fornito gli strumenti della sua infallibilità. Non è così? »
«Più o meno. »
«È un bel guaio. »
«E se l’uomo diventerà sempre più violento, allora sì che ne vedremo delle belle! La legge sarà un mucchio di parole senza senso, Jacopetti. I criminali rideranno in faccia a quelli come noi, e domineranno dappertutto. »
«Porco boia! Me lo lasci proprio dire, commissario. Guardi che lei, stamani, mi guasta il sangue. Se continua così, mi vado a prendere un altro caffè. »
«E io lo spiffero a Esterina, che quando sei al lavoro, non ti controlli. »
«Per carità. La lasci in pace, quella mignatta, altrimenti è capace di venire a spiarmi. »
«Allora, se sei pronto, si va dall’avvocato. »
«Vuol scoprire se sapeva che Giulia aveva un amante? »
«Anche. »
«E cos’altro ancora? »
«Ricordati che quell’uomo ha prestato dei soldi alla vittima. »
«E con questo? Mica li poteva riavere uccidendola. »
«Ma può essere stato il motivo della lite che ha causato la morte, sebbene non siano state trovate tracce di violenza. »
«A me, questa storia che si possa uccidere una persona senza lasciare tracce di violenza, non va proprio giù. »
«Ma cosa capisci mai, Jacopetti! Lucciole per lanterne. Si tratta di una violenza che non si vede, e la fa in barba alla Scientifica. »
«Sarà… »
«Non ci pensare più, e andiamo. »
Uscirono a piedi, e si diressero dentro le Mura. Traversarono piazza Grande, entrarono nel Fillungo, e giunti all’altezza della Torre delle Ore, svoltarono a destra, sbucando nella piazzetta dell’Arancio, dove aveva lo studio l’avvocato Alfredo Chiarelli.
Erano le dieci e trenta circa, di quel lunedì in cui erano fissati, nel pomeriggio alle quattro, i funerali di Giulia Lazzarini.
«Beh, anche se la seppelliscono oggi, io non ho nessuna intenzione di chiudere il caso. Non sei d’accordo, Jacopetti? »
«È lei il commissario, e se ancora non si sente tranquillo, è giusto che faccia così. »
Davanti al portone, Renzi, senza accorgersene, si aggiustò la giacca e si arricciolò i grossi baffi. Jacopetti si lisciò i capelli. Si capiva che entrambi attribuivano molta importanza a quel nuovo interrogatorio.
Dentro, videro le due segretarie al lavoro, una batteva a macchina, l’altra stava consultando delle cartelle d’archivio. Non c’era nessuno in saletta d’attesa, e pensarono così di essere stati fortunati. Si fecero annunciare, e subito l’avvocato si affacciò sulla porta.
«Accomodatevi. » Mentre li faceva entrare, continuava a parlare. «Oggi ho disdetto tutti gli appuntamenti. Sono qua solo per sbrigare alcune scadenze improrogabili. Nel pomeriggio ci sono i funerali di Giulia… »
«Capisco » rispose il commissario, che si sedette davanti alla scrivania, e così fece Jacopetti.
«In cosa posso esservi utile. »
«Da quanto tempo conosceva la signora Giulia Lazzarini? »
«Era una commercialista molto nota. »
«Intendo sentimentalmente. »
«Subito dopo la morte di mia moglie. Mi era sempre piaciuta Giulia, e così dopo qualche tempo, sentendomi solo, lei mi capisce, l’ho avvicinata, e siamo diventati buoni amici. Anch’io le piacevo, e prima o poi ci saremmo sposati. »
«Non era fidanzata, la signora Lazzarini? »
«Ma che dice mai! Era stata sposata, questo sì, ed era vedova da alcuni anni. »
«Era una bella donna. Le ha mai chiesto se nella sua vita aveva avuto altri uomini, dopo la morte del marito? »
«Certo che gliel’ho chiesto. È la prima cosa che chiediamo noi uomini a una donna che ci piace. » Sorrideva un po’.
«Già » fece Renzi. «E che gli rispose? »
«Che non c’erano stati uomini importanti nella sua vita. »
«Lei le ha creduto? »
«E perché non dovevo. Giulia, del resto, era una donna di quarant’anni, e aveva tutto il diritto di condurre la vita come le pareva. »
«Anche quando si è messa con lei, avvocato, le concedeva tutta questa libertà? »
«Perché mi fa questa domanda? »
«Mi risponda, la prego. » Jacopetti, nel prendere appunti, rideva sotto i baffi.
«Penso che Giulia avesse il massimo rispetto del nostro rapporto sentimentale. »
«Che cosa glielo fa credere? »
«Si avvertono queste cose. Si sentono sulla pelle. »
«E se la signora Lazzarini avesse avuto un amante? »
«Quando, prima di conoscermi? »
«No, ora. »
«Impossibile. Sarei venuto a saperlo. »
«Come fa ad esserne così sicuro? »
«Giulia non era donna da tenere un segreto. Rispondeva sempre delle sue azioni. »
«Ne aveva una grande stima, vedo. »
«Non avevo nessun motivo per dubitare di lei. »
«Conosce gli ingegneri Stefano Brandoni e Mauro Gavazzi? »
«Li ho incontrati qualche volta, per ragioni di lavoro. Sono degli eccellenti professionisti. Giulia si sarebbe trovata molto bene con loro nella nuova società. »
«Secondo lei, potevano avere un motivo per ucciderla? »
«Perché, lei pensa che Giulia sia stata uccisa? »
«E lei è così sicuro che la signora Lazzarini si sia suicidata? »
«Mi ci arrovello ogni giorno, commissario, e mi domando come abbia potuto darmi questo dispiacere. Non c’era motivo perché lo facesse. Tutto le andava a gonfie vele, e sembrava essere nata fortunata. Era bella, intelligente, aveva successo. Che cosa si può volere di più dalla vita? »
«Il denaro, per esempio. Ne parlava mai con lei? »
«Ma Giulia stava bene. Non le mancava nulla. »
«Ma avrebbe potuto desiderare di avere più soldi. L’avidità di denaro complica spesso la vita delle persone che si ritengono fortunate. »
«Allora lei pensa davvero che potrebbe essere stata uccisa. Forse sospetta di uno dei due soci? »
«Lei crede che avrebbero potuto ucciderla? »
«Io non credo un bel niente, commissario. È lei che lo insinua. A me risultano brave persone. »
«Che rapporti c’erano tra la signora Giulia e i due soci? »
«Ne abbiamo parlato poco, Giulia ed io. La cosa è stata così improvvisa. Una sera Giulia, circa dieci, quindici giorni fa, è venuta a casa mia, c’erano anche i miei figli, e mi ha parlato di questo grosso affare. Io, gliel’ho già detto, gli ingegneri Brandoni e Gavazzi li conosco solo per ragioni di lavoro, e so che sono brave persone. »
«E come mai hanno proposto proprio a Giulia di entrare nell’affare? In queste faccende, in cui c’è da guadagnare molto denaro, sono sempre gli uomini ad avere l’esclusiva e a ficcarcisi dentro, non è d’accordo? »
«Giulia era una brava professionista, e avrebbe saputo sbrigare meglio di un uomo le incombenze amministrative di una grossa impresa. Ci vuole molta abilità, e Giulia possedeva tutte le qualità necessarie, e si sapeva. »
«Lei, lo escluderebbe un rapporto sentimentale con qualcuno dei soci? Perché, vede, io resto ugualmente sorpreso che abbiano proposto ad una donna di entrare in quest’affare. Non sono poi così generosi, gli uomini. »
«Se avesse conosciuto Giulia… »
«Su una bella donna come la signora Giulia, gli uomini ci fanno sempre un pensierino, se ne hanno l’occasione. »
«Giulia sapeva tenerli a bada. »
«Come lo sa? »
«Era una donna di carattere. »
«Non si comanda ai sentimenti. E se anche la signora Giulia si fosse invaghita di uno dei due? »
«Me ne sarei accorto. »
«Ne è proprio sicuro? »
«Che cosa vuole insinuare. Che Giulia aveva un amante? Non è possibile, me ne sarei accorto, le dico. Non sono un cretino. »
«Ci saranno anche i suoi figli al funerale? »
«Certamente. »
«Erano affezionati alla signora Giulia? »
«Anna soprattutto, ma anche Francesco. Il ragazzo sembra il più colpito dalla disgrazia. »
«Che cosa le dice? »
«Ce l’ha col mondo. Sostiene che non è possibile continuare a vivere in questa maniera, e trova paradossale che uno si debba uccidere. Che cosa c’è, dice, di così malvagio dentro la società, perché una donna come Giulia sia costretta ad uccidersi? »
«E lei che gli risponde? »
«Cosa vuole che gli risponda. Sto zitto, perché sento che ha ragione. »
Se ne uscirono verso mezzogiorno. Tornarono in ufficio. Lungo la strada incontravano gente. Era un movimento più intenso del solito.
«Hai visto, sono arrivati i turisti, Jacopetti. A Lucca ci vengono come mosche da qualche tempo. »
«Non se lo meriterebbero i nostri Amministratori. »
«Ci vengono, Jacopetti, anche a dispetto dell’inefficienza dei nostri politicanti. »
«Il merito, però, è degli antichi, che l’hanno fatta così bella. »
«Una volta ci stavano attenti di più al bello. Ora, non sanno nemmeno più che cos’è. Anzi, il bello fanno di tutto per distruggerlo. »
«Allora, commissario, che idea si è fatta dell’avvocato Chiarelli. Lo sapeva, secondo lei, che la signora Giulia aveva un amante? »
«È un avvocato abile, non è un grullo, come dici tu. Quello potrebbe metterci nel sacco tutt’e due insieme, Jacopetti. Beverci come un uovo. »
«Allora, lei pensa che lo sapesse… »
«Non è un fesso, ti dico, e ha saputo rispondere molto bene. »
 

GIULIA #19

But for Alfredo Chiarelli, avvocato, and friend of Giulia Lazzarini, there was no peace of mind. He was spending that Sunday at home in his study. The children had gone out with friends and he was alone with his despair. Now he knew Bianca had been unfaithful to him and he couldn’t come to terms with it. He even felt resentful towards Anna and Francesco. He tried to stifle this feeling but he couldn’t forget they were the children of such a woman and he felt he should destroy the photo that stood on the little desk. Despite his efforts to push away the memories, his mind kept going back to the past. All those times Bianca had left the house to go to Florence with the excuse that she was going to see her brother. But now other short absences of a few hours came into his mind, times when he’d tried to phone her but she hadn’t been at home. Had they been betrayals as well? And was it always the same man or had she slept around? He found himself imagining his colleagues gossiping and sniggering behind his back. He could hear them now. “Poor Chiarelli. Look at him going about with that cheating wife of his on his arm. She’ll be running off to someone else’s bed afterwards, no doubt.” Giulia had done the right thing, killing herself, if everything his brother-in-law had told him was true. Then he was ashamed of these terrible thoughts. It wasn’t Bianca’s fault she’d been like that. He was the one who’d made the mistake of marrying someone like her. He recalled that time on the mountain when she’d got stuck on the rock face and they’d made such fools of themselves. He’d gone into their room, exhausted, but she’d changed her clothes and was as fresh as the morning. She’d told him she needed to enjoy herself after what had happened and she’d be back at dinner time. She’d been out for a long time. What had she been up to? Alfredo went on filling the dark gaps in his married life and the secret, painful anger of someone who discovers he’s been tricked welled up inside him.
The doorbell rang. It was just past four o’clock. He’d phoned Ludovico in Florence that morning to tell him about Giulia’s death and he’d promised to come to Lucca that afternoon.
“Tell me everything.”
“There’s not much to tell. A neighbour smelt gas on the landing on Friday morning. He forced the door and found Giulia lying on the bed, already dead. The gas was turned on. The police are treating it as suicide.”
“What about you?”
“What about me?”
“Do you think it was suicide?”
“I do.”
“But why would she have done it?”
“I don’t know but I might have some idea.”
“Have you told the police?”
“No.”
“Why not?”
“I wanted to speak to you about it first.”
“Well then, tell me what you think.”
“I think Giulia had realised I knew everything about Bianca’s death and the death of her lover.”
“Had you said anything to make her think that?”
“Nothing I can recall. Only this. Immediately after you left my office, I phoned her and suggested we have dinner together at her house. I’ve thought about that phone call a hundred times and about what we said to each other that evening and the day after.”
“Were you nice to her?”
“I think so. We made love that evening.”
“Women’s sensibilities are different from ours. Giulia may have understood something from your behaviour, even your tone of voice. That’s how it must’ve been. You’re right. When you phoned her, you were still full of anger and shock at what I’d told you. She must’ve realised you knew everything from that phone call.”
“I’ve thought about this so many times but it seems absurd. Supposing my tone was different from usual, couldn’t that have been on account of some other worry? Giulia knew I sometimes get overwrought about my work. Why should she have jumped to the conclusion that I knew she’d poisoned Bianca?”
“Women are more acute than we are.”
“But if she killed my wife, why did she come after me when that meant there was a chance of me finding out? How do you explain that?”
“Precisely because you were her husband and Bianca had stolen her boyfriend. After she’d killed Bianca and the lover, maybe she wanted to do something to you as well. Have revenge on you too.”
“But she wanted to marry me!”
“So what? You hadn’t got married yet. In any case, if she’d had it in mind to kill you, she’d have been able to do it perfectly well once she was married to you! It wouldn’t have been the first time something like that’s happened.”
“You’re going too far.”
“Do you have an alibi for Friday morning, when they found her dead?”
“It wasn’t me!”
“I know that but it’s not enough for the police. You need an alibi to get the police to believe you.”
“But why should they suspect me?”
“Heavens, why not? Because you were her lover and when a woman dies, the police are interested in that kind of thing. When a woman dies, more often than not there’s some love-affair at the bottom of it. That’s the way the police think and sometimes they’re right. Giulia could’ve had another lover and you, in a fit of jealousy…”
“You think it could’ve been me!”
“Don’t be silly. I only asked if you have an alibi for that morning.”
“I don’t even now what time she died. In any case, I was here at home until nine o’clock.”
“Were Anna and Francesco with you?”
“No, I was alone.”
“That’s a pity.”
“It would be a pity if I’d killed her but I didn’t.”
“What time did you go to the office?”
“I was there by half-past nine. My secretaries can testify to that.”
“Good. Now listen carefully to what I’m going to say to you. Don’t say anything to the police about what I told you about Bianca’s death. Not yet.”
“Why not?”
“With Giulia dead, it could stay a secret between us two. The case would be closed and my sister would’ve got some kind of justice. Anyway, it’s too dangerous to talk to the police about it.”
“Why?”
“What do you mean, why? Are you a lawyer or not, for goodness’ sake! If you tell them that, you’ll be the prime suspect. They’ll think you killed Giulia in revenge for Bianca. Don’t you see? It would be the motive they’re looking for.”
“There could be another motive.”
“What’s that?”
“I’d lent Giulia money.”
“How much?”
“Almost all I had.”
“What an idiot. You don’t lend money to a woman. They never pay it back.”
“She’d have given it back by the end of the year.”
“And you fell for that.”
“Anna and Francesco agreed.”
“But they’re still children! What do they know of the world and its tricksters?”
“But surely no one would think I killed her to get my money back!”
“You haven’t told the police about this, have you?”
“About the money I lent her? Yes, I have.”
“Well then, you’re already at the top of the list of suspects.”
“But how would I’ve got my money back by killing Giulia? It would be ridiculous for them to think something like that.”
“You killed her during a quarrel about getting your money back. It could have happened like that. You regretted lending her the money and asked for it back. She refused and there was a quarrel. In my opinion, you’re already the prime suspect. Prepare yourself for a difficult interview with the police.”
“That’s all I need. First, I lend her the money and mind, I did it reluctantly, you know me, and now I have to go through this mortification.”
“But you didn’t kill her, so you can be calm.”
“Do you think it was me that killed her?”
“Of course not. The only thing you mustn’t do, remember, is tell the police the truth about Bianca’s death. Not yet, anyway. That would stick you in it, as far I can see, since you don’t have a proper alibi.”
“It could stick you in it.”
“What do you mean?”
“I was Bianca’s husband, but you were her brother and so it could’ve been you avenging her death.”
“Is that a joke?”
“Of course. However, you’re right. Better to keep the story of Bianca’s death and her lover’s strictly between ourselves. It would be a problem if anyone got to know about that.”
It was past six o’clock when Ludovico left. Anna and Francesco hadn’t yet come home.
“Don’t tell them I came to see you. We must do all we can to prevent them ever finding out what kind of a woman their mother was.”
“I agree. I’ll call you if I need you or if there’s any news.”
“Stay calm. Don’t panic.”
“You too.”  

“Where on earth are you, Jacopetti?”
“I’m here, sir. Just coming.” Jacopetti was in the corridor, getting a cup of coffee. “Would you like one?”
“Forget it. Today’s a bad day. You know we’ve got a lot to do.”
Jacopetti appeared at the door with the little coffee cup in his hand. “I really needed this, sir. I could’ve stayed in bed this morning until midday.”
“Outings are bad for you.”
“We had a really good time yesterday. Shall we do it again next Sunday?”
“By next Sunday we could all be dead.”
“Hmm, you had a bad night, did you?”
“If I wasn’t in a bad mood already, I soon would be.”
“Why?”
“Because that poor woman’s funeral is today and we’re still not sure if it was suicide or murder. There’s a doubt niggling away at me and I can’t get rid of it. Everything points to suicide but my conscience isn’t easy about it.”
“We’ve done everything we could. We haven’t exactly been twiddling our thumbs.”
“We’re going to interview the lawyer again this morning. That’s why I want you to hurry up.”
“I’m already ready. Do you suspect him?”
“He’s involved in too many ways.”
“He seems an honest man to me. A bit of a fool, maybe, if it’s true Giulia was also having an affair with that Mauro Gavazzi.”
“That’s precisely one of the points against him. He found out about the affair, quarrelled with her and killed her.”
“But the pathologist said there were no signs of violence on the body.”
“There are plenty ways of killing someone nowadays.”
“But the pathologist and the forensics would know how to find them out.”
“You know it’s not like that. You and I have seen cases where we weren’t convinced but we had to admit defeat. They were written off as accidents when they were actually murders. Remember what I’ve been telling you for years. It’s much easier to kill people than you would think. Now more than ever, because science helps criminals nowadays.”
“In that case, it won’t be long before we’re no use to anyone any more. Maybe they’ll pension us off. But I can’t imagine a world without a detective-superintendent like you, sir.”
“Please, Jacopetti, don’t start talking nonsense.”
“But I’m telling the truth. There’s nothing to compare with the satisfaction of carrying out an investigation and discovering the killer’s mistakes using nothing but the power of reason. If I understand you properly, in a few years murderers won’t make mistakes any more because science will have given them the tools to make them infallible. Is that what you’re saying?”
“More or less.”
“That’s a big problem, sir.”
“And if people continue to get more violent, imagine what we’ll see. The law will be a heap of meaningless words, Jacopetti. Criminals will laugh in the faces of people like us. They’ll be in charge of everything.”
“Bloody hell! Excuse my language, sir. You’re making me angry this morning. If you go on like this, I’ll have to have another coffee.”
“And I’ll tell Esterina you’ve no will-power when you’re at work.”
“Heaven’s sake, don’t do that. Leave that little busybody alone, otherwise she’ll come and spy on me.”
“OK, if you’re ready, let’s go and see the lawyer.”
“Do you want to find out if he knew Giulia had another lover?”
“Partly.”
“What else?”
“Remember he lent her money.”
“What’s that got to do with it? He could hardly get it back by killing her.”
“But it could’ve been the reason for the quarrel that led to the murder even although there were no signs of violence.”
“I can’t really understand this idea of killing someone without leaving signs of violence.”
“What is there to understand, Jacopetti? It’s simply a question of getting hold of the wrong end of the stick. We’re talking about violence you can’t see and that hoodwinks the forensic department.”
“It must…”
“Don’t think about it any more. Let’s go.”
They went out, walked through the gate in the Walls, across Piazza Grande and then along Via Fillungo. When they got to the Torre delle Ore, they turned right into Piazza dell’Arancio where Alfredo Chiarelli had his office. It was about half-past ten and Giulia Lazzarini’s funeral was to take place at four.
“Well, they may bury her today but I’ve no intention of closing the case. Do you agree, Jacopetti?”
“You’re in charge, sir. If you don’t feel happy about it, you’ll be doing the right thing.”
Outside the front door, Renzi unconsciously adjusted his jacket and twirled his moustache. Jacopetti smoothed his hair. Both of them felt this interview was very important.
Once inside, they saw the two secretaries, one typing, the other looking at some files. There was no one in the waiting room and they were glad of that. They introduced themselves and the lawyer immediately opened his door.
“Come in,” he said. “I’ve cancelled all my appointments for today. I’m only here to attend to some things that can’t wait. Giulia’s funeral is this afternoon.”
“I know,” said Renzi as he and Jacopetti sat down at the desk. “How can I help you?”
“How long had you known Giulia Lazzarini?”
“She was a very well-known businesswoman.”
“I meant intimately.”
“Immediately after the death of my wife. I’d always liked Giulia and so, after some time, feeling a bit lonely, I approached her – you understand what I mean – and we became good friends. She liked me. We would’ve got married.”
“She wasn’t engaged already?”
“What a strange question! She’d been married, certainly, and then a widow for some years.”
“She was a good-looking woman. Did you ever ask her if there had been other men after her husband’s death?”
“Of course I did. It’s the first thing a man asks a woman he likes.” He was smiling a little.
“True,” said Renzi. “What was her answer?”
“That there hadn’t been any important men in her life.”
“Did you believe her?”
“Why shouldn’t I have believed her? After all, Giulia was forty and had every right to live her life as she thought fit.”
“And after you and she got together, did she still allow herself that freedom?”
“Why do you ask?”
“Please answer the question.”
Jacopetti smiled secretly as he took notes.
“I think Giulia had the utmost respect for our relationship.”
“What made you think that?”
“You feel these things. You feel it on your skin.”
“What if she’d had a lover?”
“When? Before I knew her?”
“No, after that.”
“Impossible. I’d have found out.”
“What makes you so sure?”
“Giulia wasn’t a woman to keep a secret. She was always responsible for her actions.”
“I see you had a high opinion of her.”
“I had no reason to doubt her.”
“Do you know Stefano Brandoni and Mauro Gavazzi?”
“I’ve met them a few times, through work. Both excellent businessmen. Giulia would’ve done well with them in the new company.”
“Do you think one of them might have had a reason for killing her?”
“Why? Do you think Giulia was murdered?”
“Are you so sure she committed suicide?”
“I go over and over it every day, superintendent, wondering why she should’ve caused me this pain. There was no reason for her to do it. Everything was going so well for her. She seemed to have been born lucky. She was attractive, intelligent, and successful. What more can one want in life?”
“Money, for example. Did you ever talk about money?”
“But Giulia was comfortably off. She lacked for nothing.”
“She might have wanted more, however. Being greedy for money often complicates things for people we think are lucky.”
“So you really think she could’ve been murdered. Do you suspect one of her partners?”
“Do you think they could’ve murdered her?”
“I don’t think anything, superintendent. You’re the one making these insinuations. They seem decent people to me.”
“What kind of relationship did Giulia and her partners have?”
“We didn’t talk much about it, Giulia and I. It all happened so suddenly. One evening, ten, fifteen days ago, Giulia came to my house and told me and the children about this great scheme. As I told you, I only know Brandoni and Gavazzi through work but I know they’re decent people.”
“How was it they invited Giulia to join them? In cases like this, where there’s a lot of money to be made, it’s usually men and only men involved. Don’t you agree?”
“Giulia was very good at her job and she’d have been better than any man at handling the administrative responsibilities of a large venture. It takes a lot of skill and Giulia had all the necessary qualities. People knew that.”
“Would you exclude the possibility of an affair with one of the partners? I ask because I’m still surprised they invited a woman to come into the venture. Men aren’t usually so generous.”
“If you’d known Giulia…”
“Men always make a pass at an attractive woman like Giulia if they get the chance.”
“Giulia knew how to keep them in order.”
“How do you know?”
“She was a strong woman.”
“One can’t help one’s feelings. What if Giulia had been infatuated with one of them?”
“I’d have noticed.”
“You’re sure about that?”
“What are you trying to suggest? That Giulia had a lover? It’s not possible. I’d have noticed I tell you. I’m not completely stupid.”
“Will your children be at the funeral?”
“Of course.”
“Did they like Giulia?”
“Yes they did. Anna especially but Francesco too. In fact, my son seems the most affected by her death.”
“What does he say about it?”
“He’s angry with the world. He says we can’t go on living the way we do and that it’s paradoxical that anyone should kill themselves. What is it that’s so evil in the world, he says, that a woman like Giulia should feel forced to commit suicide.”
“What answer do you give him?”
“What answer can I give him? I say nothing because I think he’s right.”
It was midday when they left to go back to the office. The streets were more crowded than usual.
“Have you noticed, Jacopetti? The tourists have arrived. They come to Lucca in hordes these days.”
“No thanks to our local government.”
“They come despite our politicians’ inefficiency, Jacopetti.”
“It’s thanks to the people who made Lucca beautiful in the past.”
“At one time, people cared more about beauty. Nowadays they don’t even know what it is. What’s worse, they do all they can to destroy it.”
“Sir, what did you make of the lawyer? Do you think he knew Giulia had a lover?”
“He’s clever. He’s no fool, whatever you may say. He could pull the wool over our eyes, Jacopetti, with no difficulty at all.”
“So you think he knew…”
“He’s not stupid, I tell you, and he knew how to answer my questions.”


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart