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Alfano non la racconta giusta

17 Luglio 2013

Siccome non ho mai creduto a Napolitano quando dichiarava coram populo che nulla di poco meno che corretto era accaduto tra lui e Mancino nel corso delle famose telefonate che hanno poi portato all’aberrante sentenza della consulta n. 1/2013, che ha regalato al capo di Stato una immunità pressoché totale, sempre rigorosamente esclusa dai padri costituenti, oggi mi sento in   dovere di sostenere altrettanto a riguardo di Angelino Alfano, il segretario del Pdl, partito al quale ho sempre dato il mio voto, salvo che nelle ultime elezioni politiche.
Anche lui, come a suo tempo Napolitano, non la conta giusta, e appare assai più credibile la versione data dal dimissionario capo di gabinetto Giuseppe Procaccini.

Nonostante che la vicenda si sia svolta in mezzo a probabili equivoci (si riteneva che si trattasse di personaggi ricercati dall’Interpol, colpevoli di reati commessi nel loro Paese), ho la netta sensazione che qualcuno sapesse benissimo che si trattava di un caso “delicato”, ossia di un dissidente politico perseguitato nel suo Paese, e che l’espulsione dall’Italia della moglie e della figlia di costui era un pegno da pagare ad uno Stato fornitore di gas e di petrolio, oltre che di altri beni primari, al quale la legge degli affari imponeva di non opporsi.

La vaga promessa che Alfano ha reso in parlamento circa il tentativo di poter avere indietro i due sventurati, è ridicola e lascia il tempo che trova. L’Italia non ha avuto la forza di ottenere la liberazione dei due marò prigionieri in India, figuriamoci se può spuntarla con una dittatura spietata e vendicativa.
Dobbiamo solo augurare alle due vittime della nostra doppiezza e della nostra ipocrisia congenite, che il destino voglia risparmiarle da un futuro drammaticamente oscuro.

Già per Napolitano, ed ora per Alfano (e anche per Enrico Letta, a mio avviso), la ruota della fortuna ha voluto che a reggere il governo fosse “la strana maggioranza”, formata in particolare dal Pd e dal Pdl, la quale, per ragioni concordi, non ha alcun interesse a far cadere il governo, almeno in questo momento.
Quando il governo cadrà, tutta la vicenda sarà già finita nel dimenticatoio, come tante altre del passato.

Superare l’estate ed arrivare perlomeno all’autunno o comunque al congresso del Pd, senza provocare terremoti che potrebbero segnare ferite irreversibili, pare l’obiettivo che i due maggiori rappresentanti della maggioranza si sono dati, salvo imprevisti. Uno dei quali è la famosa sentenza della Cassazione sul caso dei diritti televisivi Mediaset attesa per il 30 luglio. Ma anche per essa, le previsioni sono di un appuntamento minimo che si limiterà a rinviare tutto ad una prossima data, sempre autunnale.

Così che proprio il vicino autunno pare essere diventata la stagione in cui i nodi verranno al pettine e sapremo quanto il nostro popolo dovrà ancora sopportare in spregi, incomprensioni, incapacità ed egoismi.


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1 commento

  1. Commento by Giacomo — 18 Luglio 2013 @ 08:09

    La colpa non e’ mai del maggiordomo.

     

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Bart