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Altro che ricatto. Panorama ha offerto un assist a Napolitano.

30 Agosto 2012

Lo dimostra il fatto che Napolitano aveva dichiarato di non rispondere più a nessuno su questa vicenda e di attendere la sentenza della Consulta.
Invece l’articolo di Giorgio Mulè, direttore di Panorama (che con un giro di parole che solo lui può intendere, giustifica le “rivelazioni” del suo settimanale con il pretesto che in questo modo si pone fine a possibili tentativi di ricatto che già si respirano nell’aria), consente a Napolitano di rimettere la palla in campo dichiarando solennemente che il Quirinale non è ricattabile (qui e qui).

Fa intendere, Mulè, che persone fuori dal circuito delle procure siciliane conoscono già il contenuto delle due (e forse più) telefonate intercorse tra Napolitano e   Mancino dalla fine del 2011 alla primavera del 2012 e hanno cominciato un gioco pericoloso di insinuazioni con l’unico fine di destabilizzare le Istituzioni e massimamente il capo dello Stato.
Perché Mulè abbia scritto questa corbelleria, lo si saprà presto, spero. Ed io mi sono già fatta un’idea che dirò.

Intanto, le prime conseguenze sono una serie di dichiarazioni dei soliti prosseneti che si adunano intorno al capo dello Stato manifestandogli la loro solidarietà e confermandogli la loro fiducia.
Poi il capo dello Stato, non bastandogli questo, vi aggiunge una nota di timbro marziale con la quale si dichiara impenetrabile ai ricatti, non avendo nulla da nascondere.
Ma di quale mai ricatto si sta parlando?
Nella questione delle telefonate non ci può essere ricatto, e poi da quale parte verrebbe? Sono stati fatti nomi di personaggi che militano in versanti opposti. Sarebbero loro gli eversori? Ma via!

Un ricatto è possibile (o anche un tentativo di eversione) solo se il contenuto delle telefonate è “scottante”, come dice il senatore Li Gotti, ma se non lo è, come dichiara il capo dello Stato, perché proprio lui accredita la tesi di Mulè e parla di ricatto nei suoi confronti?
Insomma, se Napolitano non ha commesso niente di sgradevole, proprio lui non dovrebbe accogliere la tesi del ricatto, poiché proprio lui conosce la verità, ossia che non ha commesso niente di imbarazzante.
E invece accetta inspiegabilmente l’assist di Mulè.

Ed ecco la mia idea: l’assist di Mulè è una trappola più che una rivelazione. Una trappola per fargli fare il passo falso.

Infatti, nel comunicato del Quirinale si legge, a quanto riporta il Corriere della Sera:

“«La pretesa, da qualsiasi parte provenga, di poter ricattare il capo dello Stato è risibile », scrive il Colle. Ma non solo. «A chiunque abbia a cuore la difesa del corretto svolgimento della vita democratica spetta respingere ogni torbida manovra destabilizzante », ha scritto il presidente in riferimento alle ultime indiscrezioni giornalistiche a proposito delle intercettazioni che riguardano lo stesso Giorgio Napolitano e Nicola Mancino sulla presunta trattativa Stato-mafia.”

Come vedete, Napolitano – dopo la solita affermazione di innocenza (con la parola “risibile”) approfitta per chiamare a raccolta i suoi alleati nella difesa di che cosa? Ovviamente della segretezza del contenuto delle sue telefonate. Ed è qui che casca l’asino.

Se Napolitano accetta, come sembra, la tesi del ricatto e del complotto e chiama per questo a raccolta le sue truppe, c’è una sola spiegazione, ed è questa: le sue telefonate sono imbarazzanti e il capo dello Stato vuole lasciare intendere ai cittadini (e perché no? alla Consulta) che, attraverso la divulgazione delle sue telefonate, si cercherebbe di dar vita ad un movimento eversivo che minerebbe tanto le Istituzioni quanto la democrazia.

Giudicare, perciò,   infelice l’uscita di Napolitano è dire poco. Essa è in pratica l’ammissione di una ricattabilità possibile, di cui teme, e per respingere la quale accetta la tesi comoda e fantasiosa di Mulè di un possibile ricatto e quindi di un tentativo eversivo in corso, e chiama a raccolta un’untuosa solidarietà di cui non avrebbe bisogno se solo si decidesse a dirci come stanno le cose.

Ripeto: se Napolitano è innocente ha un modo molto semplice di sventare il tentativo eversivo: quello di dimostrare – lasciandole pubblicare – che le sue telefonate sono innocenti. Praticamente con un semplice   sì alla pubblicazione (non costa peraltro alcuna fatica né fisica né intellettuale) Napolitano farebbe fuori truppe d’assalto che a quanto pare egli giudica ben equipaggiate e pronte a sovvertire le Istituzioni.

Eppure, un’arma così semplice, obiettiva, Napolitano non la usa, ma preferisce tuonare dal Colle contro tentativi eversivi che sono soltanto nella sua fantasia e in coloro che gli hanno espresso la loro solidarietà.

Caro Napolitano, non ci prenda in giro, non c’è ricatto possibile se si è innocenti e si hanno le prove per dimostrarlo (le telefonate). Il ricatto non solo non è possibile, ma nemmeno esiste.
Non esiste ricatto quando è basato sul nulla. E se è basato sul nulla lei può annichilirlo bisbigliando un semplice sì.

Non lo fa, e allora io dico che oggi, grazie al suo comunicato, abbiamo una prova in più che lei ha qualcosa da nascondere ai cittadini, al punto che preferisce alimentare con il suo diniego la supposta (da lei) ondata eversiva piuttosto che dimostrare ai cittadini la sua inalterata integrità.
Le pare un comportamento istituzionalmente corretto?
Non porta esso discreto all’Italia?

Se farà pubblicare le telefonate e risulterà che lei è innocente, avrà le mie scuse. Se non le farà pubblicare, continuerò a non capirla e a dubitare della sua integrità.


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