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Anche il Parlamento difenda la politica

18 Gennaio 2011

Cicchitto non ha usato mezzi termini: Sarà anche valutata la eventuale opportunità di ricorrere al voto, ossia al giudizio degli italiani per frenare questa deriva antidemocratica rappresentata da certa magistratura.

Come ho già scritto ieri, gli italiani devono una volta per tutte fare piazza pulita del marcio che ci sovrasta e che non permette di fare quelle riforme utili al Paese; in primis, come stiamo vedendo in queste ore, quella della giustizia. Solo ai tempi del Kgb si poteva arrivare ad una intensità e ampiezza di intercettazioni simili alla nostra. Noi siamo già in uno Stato di polizia, ma non per colpa del governo, bensì per responsabilità della magistratura.

Assumete, per rendervi conto della situazione in cui siamo precipitati, questo esempio.
Supponiamo che Berlusconi davvero non sapesse che Ruby era minorenne e quando lo ha saputo il suo comportamento con Ruby sia stato corretto. Perché solo in questo secondo caso, se avesse abusato della ragazza, ci sarebbe reato.
Supponiamo, dunque, che questa sia la verità.

Però, però… Sulla base delle confuse e contraddittorie intercettazioni telefoniche basterebbe che Ruby dicesse il contrario (pur mentendo), e Berlusconi da innocente diventerebbe colpevole. Come accadde a Enzo Tortora.

Uno si domanda: Sarebbero queste le prove idonee a far condannare una persona? Oppure le prove devono essere qualcosa di obiettivo che non ha a che vedere con le chiacchiere di questo o di quello, che possono solo essere un corollario? Nel caso di Ruby mancano le prove obiettive. Ci sono solo illazioni e ricostruzioni reversibili. Non vi pare troppo poco?
Eppure i pm incriminerebbero Berlusconi sulla solo base delle chiacchiere.

Perciò, se si dovesse andare ad elezioni, anche sfondando ogni resistenza antidemocratica che le opposizioni dovessero frapporre, gli italiani dovranno questa volta fare molto di più che nel 2008.
Dovranno dare allo schieramento di maggioranza e a Berlusconi un vero e proprio plebiscito.
Si dovrà uscire dalle urne con una maggioranza strabiliante, che metta al riparo il prossimo governo da trabocchetti e tradimenti.

Ciò per un solo motivo: per consentire di fare le riforme. Sono troppi anni che se ne parla. Questa sembrava la volta buona, e invece ci è capitato tra capo e collo il tradimento di Fini, e tutto è diventato difficile.

Dobbiamo imparare a concentrare il nostro voto, a non disperderlo. È una necessità vitale per poter riformare lo Stato.
Una volta riformato, si vedrà ciò che si potrà correggere. Ma ora non si deve guardare tanto per il sottile. Ciascuno sacrifichi qualcosa delle proprie convinzioni per unirsi con gli altri sull’obbiettivo di dare al Paese una maggioranza a prova di tradimento.
Questa è la parte che toccherà di fare agli elettori se andremo alle urne.

Ma intanto qualcosa può fare anche il Parlamento. Certa magistratura lo sta calpestando. L’altra parte della magistratura se ne sta zitta e pare non esistere. Chi parla è solo l’Anm di Luca Palamara, eppure si tratta di una componente minoritaria. Conoscete il nome delle altre Associazioni? Le avete mai sentite pronunciarsi su ciò che sta accadendo? Chi tace acconsente, dice un vecchio proverbio, e se continuerà questo stato di cose non sarà più corretto delimitare la responsabilità di ciò che sta accadendo ad una sola parte della magistratura. La colpa sarà di tutti i magistrati, non uno escluso. Dovremo parlare di sopraffazione ad opera di tutta la magistratura.

Il Parlamento dovrà prendere coscienza di questo mutato e stravolto rapporto tra poteri dello Stato, ormai sbilanciato a favore di una vera egemonia, se non di una vera e propria dittatura, da parte di uno di essi: il più privilegiato, il più potente e il più protetto: il potere giudiziario.

Non faccio affidamento certo sulla sinistra, a cui il tornaconto ha fatto perdere la ragione e non si accorge del danno che ne sta derivando al Paese e alla democrazia, ma voglio fare affidamento su tutti quei parlamentari moderati, anche dell’opposizione, anche dello stesso Pd, che non accettano il silenzio o la difesa aprioristica di questa sopraffazione da parte dei loro partiti. Dire infatti che la giustizia fa il suo dovere, vuol dire – in casi come questi, di Ruby e di altri – accettarne la subordinazione.

Scuotano i loro partiti affinché difendano il primato della politica e della democrazia e, se non saranno ascoltati, lascino il loro partito e confluiscano nell’area cosiddetta di responsabilità che sta nascendo.
La loro protesta non potrà essere ignorata a lungo dai rispettivi partiti. Dovranno destarsi dal lungo sonno in cui sono precipitati a causa di un ottuso antiberlusconismo, che, come si vede, ha fatto solo il gioco della magistratura, diventata l’arbitro della politica nazionale.

Reagisca il Parlamento, dunque, reagiscano i moderati a qualunque schieramento appartengono. Non è tempo di stare alla finestra a guardare. Dopo sarà troppo tardi.
Passato Berlusconi, nessuna riforma sarà più possibile e il bastone del comando resterà, chi sa per quanti anni ancora, nelle mani del potere giudiziario.

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“Berlusconi telefona a Napolitano. «Cercano di eliminarmi con violenza »” di Marco Galluzzo. Qui. Da cui estraggo:

“Non c’è solo la magistratura nelle invettive private dei suoi uomini; emerge il sospetto, ne parlano apertamente nel governo, indirettamente anche ad Arcore, che l’indagine della Boccassini abbia e stia ricevendo alcuni «incoraggiamenti ». Si parla di «manine », di coincidenze sospette, di troppi punti che non tornano.”

“«Un ordine dello Stato ha deciso di fare una guerra a un potere dello Stato », è la sintesi di un Cavaliere che indubbiamente si sente in trincea, ma che non ha dubbi sul fatto che quella che gli viene scatenata contro sia un’operazione illegale, con tratti «militari », come la definisce Fabrizio Cicchitto, che meriterebbe una denuncia del Pdl, aggiunge il ministro Gianfranco Rotondi, contro i magistrati, per «attività eversiva ».”

“Non riesce a capacitarsi di come possano i magistrati, nella richiesta di perquisizione dei suoi uffici inviata a Montecitorio, aver definito «prostitute », con tanta certezza, senza alcuna sfumatura, le ragazze che frequentavano le sue feste: «È un’indecenza, una roba fuori dal mondo, ci sono ragazze che sono madri di famiglia, che hanno dei figli, sono soltanto brave ragazze, chiamarle in quel modo dimostra che siamo allo scontro finale ».”

“Ma come scriveva ieri sera l’Ansa, «il caso Ruby potrebbe trasformarsi in uno tsunami politico tale da obbligarlo alle dimissioni e senza urne anticipate ». Scenario che ovviamente Fini e Casini prendono in considerazione per condividerlo, mentre si dicono pronti a sostenere un governo con la stessa maggioranza, ma senza il Cavaliere.”

“L’attacco alle libertà individuali” di Piero Ostellino. Qui. Da cui estraggo:

“Se la magistratura volesse intercettare il presidente del Consiglio dovrebbe chiederne l’autorizzazione al Parlamento; che (probabilmente) non la concederebbe. Così, gli inquirenti del «caso Ruby » – non potendo intercettare il presidente del Consiglio – hanno monitorato in vari modi le persone che ne frequentavano le abitazioni private e che perciò stesso sono finite sui giornali. Uomini che, nell’immaginario collettivo, sono, ora, l’archetipo del vecchio porcaccione; ragazze che una certa opinione pubblica immagina – diciamo così – disposte a concedersi a chiunque in cambio di una raccomandazione.”

“Non mi pare, invece, né consono a uno Stato di diritto né, tanto meno, a un Paese di democrazia liberale, diciamo pure, civile, che – per suffragare le accuse nei suoi confronti – si siano monitorate centinaia di altre persone, finendo con infangarne la reputazione, quale essa sia o si presuma che sia. L’idea che, d’ora in poi, sul bavero delle giacche di un certo numero di cittadini sia stato applicato, ancorché metaforicamente, un marchio quasi razzistico – ai maschi, il distintivo delle proprie senili debolezze; alle donne, quello della propria (supposta) disponibilità a soddisfarle – per il solo fatto di aver frequentato certe abitazioni, dovrebbe essere, per la coscienza di ciascun italiano, una mostruosità non solo giuridica, ma morale. Il Paese dovrebbe rifletterci se non vuole precipitare definitivamente nella barbarie.”

“Fede si tenne una parte del prestito a Mora” di Luigi Ferrarella. Qui.

“«Io la fidanzata? Parli prima Silvio »” intervista a cura di Fabrizio Roncone. Qui.

“CAV PIÙ SPIATO DI TOTí’ RIINA” di Alessandro Sallusti. Qui. Da cui estraggo:

“Gli occhi elettronici e i mi ­crofoni puntati su Arcore, si scopre oggi, hanno ricostru ­ito e schedato addirittura un anno di frequentazioni. Chiunque ha oltrepassato il famoso cancello è diven ­tato un attenzionato, un po ­tenziale criminale, escort nel caso di signore e signori ­ne. Una volta agganciato, l’obiettivo è stato intercetta ­to per mesi. Chi una volta uscito ha espresso al telefo ­no commenti o giudizi è fi ­nito nella rete e ora si ritro ­va nei guai. Non importa se quelle parole corrisponda ­no a reati, a verità, a scher ­zo, a millanteria, a opportu ­nismo. Non c’è il minimo ri ­scontro oggettivo.
Non im ­porta, per esempio, se la fa ­mosa Ruby parlando con le amiche al telefono fornisce versioni in contrasto tra lo ­ro, e se queste a loro volta so ­no opposte a qu ­anto dichia ­rato negli interrogatori e an ­cora diverse da quelle rac ­contate ai giornali. Quale Ruby dice la verità sull’età, sui rapporti col premier, sui soldi avuti o chiesti? Nessu ­na, perché lei, come accade a volte anche a noi comuni mortali, recita più parti in commedia a seconda degli interlocutori e della conve ­nienza.
Su questa accozzaglia di parole è stato montato un processo che ricorda quel ­lo dell’inquisizione. Il giudi ­zio morale si trasforma in accusa penale. Da parte di magistrati e uomini dell’in ­formazione che rivendica ­no la libertà di fare di notte nei loro letti ciò che meglio credono senza guardoni di Stato tra i piedi. Questa non è giustizia, è spazzatura e pure della peggiore.”

“Legalità e pettegolezzi: le telefonate sono prove? Allora arrestateci tutti…” di Mario Giordano. Qui.

“LA MANINA DEI SERVIZI DEVIATI” di Andrea Indini. Qui.

“Governo a rischio, il Vaticano è preoccupato” di Andrea Tornielli. Qui.

“Confesso: mi diverto” di Filippo Facci. Qui.

“Il Cav alla guerra delle libertà” di Fabrizio Dell’Orefice. Qui. Da cui estraggo:

“È ancora convinto di volersi presentare nel fine settimana dai pm di Milano che gli hanno spedito l’invito a comparire. Vuole andare, attaccarli, mettere in pratica il «contro-sputtanamento », raccogliere informazioni sulla pm Boccassini. I suoi avvocati gli hanno spiegato che se ci andasse finirebbe con il consentire l’avvio del procedimento per il rito immediato, ai primi di febbraio potrebbe essere rinviato a giudizio e nella peggiore delle ipotesi a metà marzo sarebbe condannato.
E dunque i suoi difensori vogliono sollevare il conflitto di competenza, cercare di spostare l’inchiesta al Tribunale dei ministri.”

“Il premier non vuole dare la sensazione di voler sfuggire ai magistrati. Anzi, li vuole affrontare. Ma come? Non ha deciso che cosa fare. Studia con gli avvocati le varie strategie legali. Parla con i vari addetti alla cassa. E si mostra tranquillo, sereno. Ma non lo è. Continua a ripetere le stesse frasi: «Ecco, vedete? Non c’è nulla di penalmente rilevante. È solo una roba montata. Puntano solo a sputtanarmi, a smontare la mia credibilità. Non si rendono conto del danno che fanno al Paese. È l’Italia che ci rimette ».”

“«Ore e ore in quelle case. Le hanno controllate anche corporalmente. Hanno voluto vedere se nascondevano qualcosa nel sedere, nelle parti intime. Ma è giusto che una ragazza, per il solo fatto di essere venuta a casa mia, debba passare tutto ciò? È inconcepibile che il presidente del Consiglio sia stato spiato in quel modo », si sfoga il premier con i suoi avvocati e poi con i fedelissimi (pochi in verità quelli che ha incontrato o visto).”

“L’avvocato Fioravanti sul caso Ruby: in aula i testimoni smentirebbero la procura.” intervista a cura di Augusto Parboni. Qui.

“Il gran bordello” di Mario Sechi. Qui.

“Questo Cav. non deve salvarsi” di Stefano Cappellini. Qui. Da cui estraggo:

“Il problema è che, paradossalmente, l’aspetto penale è l’unico dal quale Berlusconi non esce ancora inchiodato. Dall’orgia di intercettazioni, verbali di interrogatorio, ricostruzioni giudiziarie non sembra emergere la prova provata che si sia consumato sesso tra la diciassettenne Ruby e Berlusconi. Il presidente del Consiglio nega. La ragazza, pur tra molte ambiguità, pure. Non basta la logica in questi casi, toccherà ai pm dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che il rapporto c’è stato. Fino a quel momento, la presunzione d’innocenza gioca a favore di Berlusconi. Tutto il resto, invece, gli gioca contro.”

“Col dossier Ruby le elezioni si avvicinano ma non sono dietro l’angolo” di Lucia Bigozzi. Qui. Da cui estraggo:

“Tra i rumors di Palazzo non mancano poi quelli che provando a dipingere gli scenari più negativi sulla piega che potrebbe prendere l’inchiesta, si spingono a ipotizzare le dimissioni del Cav. Una mossa per salvare la legislatura, magari incassare il sostegno di Casini ed evitare il ricorso anticipato alle urne. Ipotesi che darebbero in pole position due opzioni: quella di Tremonti supportato da Bossi o quella di Alfano, entrambi “benedetti” dal Cav. Ma chi conosce bene Berlusconi non esita a definirle “assurde e irrealistiche” e il ragionamento suona così: il premier ha affrontato sedici anni di inchieste, processi, perquisizioni, accertamenti e non sarà certo il caso Ruby a metterlo al tappeto eppoi “non possono essere alcuni magistrati a determinare il cambiamento”.”

“C’è un giudice a Milano: è il suo” di Bruno Tinti. Qui.

“Vescovi e Quirinale: fare chiarezza”. Qui.


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7 Comments

  1. Commento by Bertodoffi — 18 Gennaio 2011 @ 09:48

    Un articolo illuminato …. ma se poi la sera vai con le minorenni o con le prostituite il castello cade inevitabilmente.

    Possibile che neanche adesso riesca ad addossare alcuna responsabilità a Berlusconi? E’ 16 anni che è l’uomo politico più potente e adesso siamo a questi punti. Rischiamo il fallimento dell’intera idea di destra. Adesso comincio a capito lo smarcamento di Fini, probabilmente già sapeva.

    Se tutto quello che viene fuori lo sommiamo alle lunghe dormite di Berlusconi durante gli incontri istituzionali (quando al Quirinale, quando alla Camera e quando al Senato) comprendo anche quello che pensava la funzionaria americana del nostro Presidente del Consiglio.

    Aggiungiamo pure le parole della ex moglie Veronica Lario che adesso vengono fuori in tutta la loro franchezza.

    Insomma sono troppi adesso i fatti che coincidono. Berlusconi ha commesso troppi errori sentendosi omnipotente. Probabilmente esiste qualche problema di diverso genere altrimenti non sarebbe possibile tutto questo.

    Dispiaciuto e deluso ma non mi rappresenta più.

     

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 18 Gennaio 2011 @ 10:24

    In gioco c’è ben altro che la storia di Ruby, che è un pretesto. Inoltre, per accusare delle persone ci vogliono delle prove inconfutabili. Si ricordi che lei dovrebbe considerare, come faccio io, Berlusconi innocente fino a prova contraria. Altrimenti fa il gioco degli altri, che mirano proprio a reazioni come la sua.

  3. Commento by Bertodoffi — 18 Gennaio 2011 @ 14:51

    Mi spiace, la morale e l’etica non hanno gradi di giudizio e appelli. E’ la mia coscienza e la mia ragione che mi permette di valutare e prendere decisioni. Tutti quelli che si candidano in politica sono “innocenti”, però bisogna scegliere.

  4. Commento by Giapass — 18 Gennaio 2011 @ 21:50

    Di Monaco, ma la smetta di scrivere corbellerie.
    Lei ha rotto letteralmente i  maroni per mesi con Fini che doveva dimettersi per, a mio avviso,  misfatti molto piu’ lievi di quelli di quelli che stanno emergendo su questo pappone liftato.
    Almeno mostri, sempre che ne sia capace, un minimo di coerenza.
    O si e’ garantisti oppure no. E lei e’ garantista a seconda delle convenienze.

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 18 Gennaio 2011 @ 23:23

    Gentile Giapass, prima di mettersi a scrivere usi il cervello.

    C’è una grande differenza. Allo stato delle cose Berlusconi ha diritto alla presunzione di innocenza, poiché nulla è ancora stato provato.

    Per Fini le prove ci sono state e tutte ineccepibili. Prove scritte. Perfino è stato riscontrato dai pm romani che la casa di Montecarlo è stata venduta ad un terzo del suo valore, Quindi si è approfittato del suo ruolo in An, per svendere un bene che non gli apparteneva. Cosa grave (che può essere perseguita  in sede civile  e con successo, se An vorrà farlo) e immorale. Sul piano penale l’archiviazione richiesta dai pm non è stata ancora accolta.

    Così pure i contratti in Rai a favore dei suoi familiari ci sono stati.
    Se non capisce la differenza, stiamo veramente messi male.

  6. Commento by Giapass — 19 Gennaio 2011 @ 11:50

    Se e’ per questo, stando a cio’ che riporta la stampa, prove inconfutabili esistono anche nel Rubygate.
    Gli assegni emessi e le bollette (utenze) pagate alle avvenenti fanciulle, le telefonate (ed i fax) della questura, e prima o poi (ne sono certo) usciranno anche foto e video dei festini, rappresentano prove per me schiaccianti.
    Se i PM hanno chiesto il rito abbreviato e’ perche’ le prove ci sono. Se Berlusconi ha deciso di (forse) non presentarsi dai giudici e’ perche’ sa di essere colpevole, e se i suoi avvocati piuttosto che difenderlo dalle accuse cercano cavilli (leggittimi s’intende) per spostare la competenza altrove significa che il problema e’ oramai fuori controllo.

    Lei e’ libero di pensare e scrivere  cio’ che vuole ma, per carita’, la smetta di trasformare in  profumo   il fetore che  emerge da questa vicenda.
    Perche’ vede, al di la’ degli aspetti giuridici, esiste un problema di sobrieta’ istituzionale che io, quale cittadino, pretendo da chi mi amministra.  
    E su questo, caro Di Monaco, al contrario di Lei non svendo la mia dignita’.

  7. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 19 Gennaio 2011 @ 13:10

    Sulla vita più sobria di Berlusconi sono d’accordo con lei. Piacerebbe anche a me.  E la vicenda in cui è caduto (non da ora: le donne sono il suo disastro) colui a cui ho legato la mia speranza di riformare lo Stato, non mi rallegra.
    L’ho scritto altre volte.

    Tuttavia, in questo momento, bisogna guardare a ciò che sta sotto l’attacco della magistratura. E qui possiamo divergere, ma non ho dubbi che ci troviamo (non lo scrivo ora ma da tempo) davanti ad un tentativo di sottomettere la politica all’arbitrio di certa magistratura. Ossia, in termini brevi, di sovvertire le scelte democratiche del popolo italiano.

    Di fronte a questo,  il caso Ruby, di per sé deprecabile, passa in secondo piano.
    Noi tutti, anche lei, dovremmo difendere la sovranità del popolo e il primato della politica.  

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