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Ancora geremiadi sulla libertà di stampa

20 Maggio 2010

A Ezio Mauro andrebbe bene che le cose continuassero così. Che cittadini innocenti venissero esposti alla gogna mediatica per il solo fatto di essere stati intercettati da qualcuno, messi in un elenco, e offerti, dietro ovviamente un buon compenso, a giornalisti in grado di spremere da quell’elenco il gossip di richiamo, utile a far vendere di più.

Questa per Ezio Mauro è la libertà di stampa. Non mi stupisco: è il giornalismo che piace a lui. Vendere, vendere e ancora vendere. Poi se gli articoli di Repubblica sono un tritacarne di innocenti, il fine – ossia il guadagno – giustifica i mezzi.
Se poi qualcuno di quelli finiti nel tritacarne querela Repubblica, allora sì che la libertà di stampa è minacciata.

Insomma, un giro capzioso da cui non se ne uscirebbe, se non si decidesse di tagliare la testa della medusa.
Quello che combinano insieme intercettazioni farlocchie e giornalismo degenerato lo abbiamo visto e lo vediamo tutti i giorni. Oggi sul Giornale c’è una lettera di Bruno Vespa a Vittorio Feltri che vale la pena di leggere. La trovate qui.

I giornali non si sentono più obbligati al rispetto di alcuna deontologia. I direttori sono chiamati a rendere conto, anziché della qualità e serietà del loro giornale, del numero di copie vendute.

Così i quotidiani, che una volta venivano letti per capire ciò che sta succedendo nel nostro Paese, sono diventati gossipari, e i cittadini leggono articoli in cui si seminano in modo scriteriato sospetti su questo e su quello, senza che nessuno ne paghi le conseguenze.

Per indovinarne una, ne sbagliano novantanove. La domanda è: È giusto che si spari alla cieca sul mucchio per colpire una pernice ed ammazzare novantanove passerotti?

Non v’è dubbio che la libertà di stampa è degenerata, giacché non rispetta i diritti altrui. Addirittura in molti casi si tratta di diritti costituzionali.

Quando c’è una crisi, se la deontologia non funziona più perché non la si insegna o la si disconosce, occorre ricordare che essa esiste e fa parte della professione.

Non occorrerebbero leggi, se il giornalismo di oggi sapesse da sé quali sono i limiti che non si possono oltrepassare.

Ezio Mauro avvierà l’ennesima sottoscrizione dicendo che la libertà di stampa è minacciata. Ma gli domando: Di quale libertà di stampa si parla?

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“Berlusconi: «Appaltopoli? Casi personali che non riguardano governo e Pdl »”. Qui.


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1 commento

  1. Commento by Mario Di Monaco — 20 Maggio 2010 @ 15:26

    Che l’abuso della gogna mediatica richiedesse una revisione delle regole che fissano il giusto punto di equilibrio del conflitto fra due diritti fondamentali quali la libertà di cronaca e la privacy,  è una esigenza condivisa da tutti.

    Già nel 2007 la Camera aveva approvato a larga maggioranza (447 favorevoli, 7 astenuti, nessun contrario)  un ddl che vietava la pubblicazione di documenti contenuti negli atti del fascicolo del pubblico ministero durante la fase delle indagini e fino al termine dell’udienza preliminare. Poi però il provvedimento si arenò al Senato e non se ne fece più nulla.

    Tutto sta a stabilire fino a che punto occorra ritrarre il paletto che segna il confine della libertà di stampa affinchè non sia leso l’altrettanto fondamentale diritto alla riservatezza della persona.

    E qui entrano in gioco le sensibilità di ciascuno di noi per valutare a quale dei due diritti  sia più doveroso riservare un maggior riguardo.

    E’ ovvio che chi campa d’informazione non può che battersi per la difesa del proprio orto.

    Chi, invece, aspira a costruire una società civile basata sull’ inviolabilità dei diritti della persona dovrà pretendere il ripristino di un più corretto equilibrio rinunciando magari  a qualche scoop.

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