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Ancora pressioni sulla trattativa Stato-mafia?

12 Luglio 2012

Si legge che “su input della segreteria generale del Quirinale, l’Avvocato dello Stato chiede a Messineo di confermare o smentire l’esistenza  di quelle intercettazioni”. Si tratta delle intercettazioni in cui viene raccolta indirettamente anche la voce del capo dello Stato.

A mio parere la notizia data da il Fatto Quotidiano dimostra che il pressing del Quirinale è fortissimo e potrebbe anche tendere a nascondere la verità di quanto è accaduto. È naturalmente un mio personalissimo sospetto, e posso dunque sbagliare. Ma il mio ragionamento è questo: se nelle telefonate del capo dello Stato non ci sono violazioni di legge, ossia non si ravvisano pressioni in favore di Nicola Mancino, perché il capo dello Stato non provvede attraverso la sua segreteria a rendere pubbliche quelle intercettazioni?

La segreteria del Quirinale, non appena nacquero i sospetti di una interferenza di Napolitano pro Mancino, di corsa rese pubblica la lettera scritta al procuratore generale della Cassazione, al fine di dimostrare che vi si invocava semplicemente un coordinamento che in verità già esisteva e che Napolitano avrebbe dovuto conoscere. Pietro Grasso fu perentorio nel rispondere che quel coordinamento già era in atto e nulla di avverso alla legge sussisteva. Dunque già la lettera in sé potrebbe essere sospettata di volersi costituire come pressione indiretta affinché uno speciale trattamento venisse riservato a Nicola Mancino, considerato probabilmente dal Quirinale “cittadino più uguale degli altri davanti alla legge”.

Ora interviene l’avvocatura dello Stato, con ciò creando il sospetto nel   cittadino che il Quirinale, al di là delle motivazioni ufficiali (“confermare o smentire l’esistenza  di quelle intercettazioni”), intenda verificare se siano conservate illegittimamente e spingere alla loro distruzione, e comunque questo intervento potrebbe configurarsi quale turbativa nei confronti dell’azione della magistratura.
Dietro la forma, ossia, anche qui, come nella lettera resa pubblica, si potrebbe nascondere un contenuto di sostanziale significato pressorio e perfino intimidatorio nei confronti degli organi inquirenti.

A questo punto, a mio avviso, quanto è successo nel corso di queste famigerate telefonate, deve venire alla luce in tutta la sua verità, senza ritardi, senza appannamenti o addirittura manomissioni.
I cittadini hanno il diritto di sapere se, pur protetto dalla immunità, il capo dello Stato, facendosi scudo di essa, abbia compiuto interventi inquietanti e fuori dalle sue prerogative.

Il Quirinale prima lo fa, meglio è (Napolitano infatti sa bene che cosa ha detto al telefono, senza che ci sia bisogno che glielo riveli l’avvocatura dello Stato). Oppure i cittadini hanno il diritto di sospettare che il Quirinale stia cercando in tutti i modi di nascondere ai cittadini la verità.


Parla Maria Falcone, sorella del magistrato. Qui.


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Bart