Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Ancora su Napolitano e la trattativa Stato-mafia

4 Luglio 2012

Mancino, il Colle e la violenza sulla Costituzione
di Franco Becchi*
(da ‚ÄúLibero‚ÄĚ, 4 luglio 2012)

Tutti conoscono o dovrebbero conoscere i nomi di quegli intel ¬≠lettuali, quei professori, quei giornalisti che, a partire dall’en ¬≠trata in carica del Governo Mon ¬≠ti, hanno sub√¨to una vera e pro ¬≠pria ¬ęmutazione genetica ¬Ľ. Die ¬≠tro teorie ¬ęneutrali ¬Ľ e ¬ęscientifi ¬≠che ¬Ľ, una schiera numerosissi ¬≠ma di ¬ęchierici ¬Ľ difende strenua ¬≠mente gli interessi politici del governo, rispetto al quale si √® organicamente ¬ęalli ¬≠neata ¬Ľ. Non pu√≤ essere spiegato altrimenti, del resto, il silenzio terrificante che ha accompagna ¬≠to l’inquietante vicenda del coinvolgimento del presidente della Repubblica nella ¬ętrattativa Stato-mafia ¬Ľ. Alcuni giuristi si sono persino spinti a dichiarare che il Presidente della Repubbli ¬≠ca sarebbe il ¬ępi√Ļ alto giudice ita ¬≠liano ¬Ľ, giudice supremo. Prima d’ora, soltanto Carl Schmitt era giunto a tal punto, quando, per giustificare l’epurazione della notte dei lunghi coltelli tra il 30 giugno e il 2 luglio 1934, defin√¨ Hitler ¬ęgiudice supremo ¬Ľ (Ober ¬≠ster Gerichtsherr): ¬ęil vero F√ľhrer √® sempre anche giudice. La giurisdizione fluisce dall’essere-F√ľhrer (F√ľhrertum) ¬Ľ.

LA LETTERA DEL COLLE

Ma torniamo al presente, o, meglio, a ricostruire brevemen ¬≠te le vicende di questi mesi. I114 Febbraio scorso, l’inchiesta dei Pm palermitani, diretta ad ac ¬≠certare presunte trattative inter ¬≠corse tra organi dello Stato, poli ¬≠tici e la mafia nell’estate 1992, sembra conoscere una svolta: Claudio Martelli, ex ministro della Giustizia, chiama in causa Nicola Mancino, allora ministro dell’Interno, sostenendo di es ¬≠sersi lamentato con lui dei collo ¬≠qui riservati intercorsi tra uffi ¬≠ciali del Ros e Vito Ciancimino. Il 15 Giugno viene coinvolto il Quirinale: risulterebbero una serie di telefonate tra Mancino e Loris D’Ambrosio, consigliere di Na ¬≠politano, avvenute dopo un’au ¬≠dizione del primo in procura a Palermo. Mancino chiedeva, in quelle telefonate, un intervento del Capo dello Stato sui magi ¬≠strati. ¬ęIl Presidente ha preso a cuore la questione ¬Ľ, risponde D’Ambrosio. Il 16 Giugno una nota del Quirinale censura le ¬ęir ¬≠responsabili illazioni ¬Ľ. Il Presi ¬≠dente della Repubblica dichiara di aver gestito la vicenda ¬ęsecon ¬≠do le sue responsabilit√† e nei li ¬≠miti delle sue prerogative ¬Ľ.
Ma a cosa √® dovuto dunque l’intervento del Presidente della Repubblica? Quale era l’autenti ¬≠ca preoccupazione? Nessuno sembra avere interesse a do ¬≠mandarselo. Un giorno di incer ¬≠tezze, e la vicenda si chiude. I partiti che sostengono il Gover ¬≠no si allineano. La notizia, in me ¬≠no di due giorni, perde interesse: la stampa non ne parla pi√Ļ. Si √® trattato solo di ¬ęinsinuazioni sul nulla ¬Ľ.

A noi pare, invece, che si tratti di una vicenda estremamente grave. Il Presidente della Repub ¬≠blica rende pubblica la lettera inviata al procuratore generale presso la Corte di Cassazione, in cui egli interviene direttamente per assicurare il collegamento delle indagini, ritenendo di aver agito nei limiti dei propri poteri e prerogative. Poteri che derive ¬≠rebbero dal fatto che il Capo del ¬≠lo Stato presiede il CSM, l’organo di autogoverno della magistra ¬≠tura. Poteri che, tuttavia, il Capo dello Stato non possiede, nono ¬≠stante nessuno pare averlo nota ¬≠to. Il Presidente della Repubbli ¬≠ca presiede il CSM in quanto ¬ęfuori da ogni potere ¬Ľ (cos√¨ Ruini in sede di Assemblea Costituen ¬≠te) e non in quanto ¬ęespressione dell’interferenza di un altro po ¬≠tere ¬Ľ (Leone). La Presidenza Cossiga tent√≤, √® vero, di ridise ¬≠gnare il ruolo del Capo dello Sta ¬≠to all’interno del CSM, ma i suoi poteri non possono spingersi si ¬≠no a intervenire direttamente, al di fuori del CSM stesso, sulle attribuzioni del procuratore gene ¬≠rale presso la Corte di Cassazio ¬≠ne. Pertanto √® tutt’altro che paci ¬≠fico che al CSM sia attribuita la competenza ad assicurare il coordinamento e collegamento delle indagini, imponendo de ¬≠terminate condotte al procura ¬≠tore generale della Cassazione, che √® l’esclusivo titolare del po ¬≠tere diretto di sorveglianza sul procuratore nazionale antima ¬≠fia. Ma, anche a voler prescinde ¬≠re da tale questione, certo √® che l’intervento del Capo dello Stato in quanto Presidente del CSM non potrebbe che essere eserci ¬≠tato attraverso l’organo collegia ¬≠le che presiede, e non autono ¬≠mamente. N√© il Capo dello Stato √® intervenuto pubblicamente, con una lettera indirizzata al CSM, bens√¨ indirizzando priva ¬≠tamente una lettera al procura ¬≠tore generale presso la Cassazio ¬≠ne, nella sua qualit√† di titolare di poteri e attribuzioni distinte ri ¬≠spetto a quelle del CSM stesso. Si tratta di un atto che non rientra n√© tra le attribuzioni ¬ęinterne ¬Ľ (nella sua funzione di presidente del CSM) n√© tra quelle ¬ęesterne ¬Ľ del Capo dello Stato, il quale avrebbe potuto, al limite, inviare un messaggio al CSM in quanto titolare della funzione di indiriz ¬≠zo politico costituzionale.

LA CAMERA SILENTE

Resta ancora un’osservazione da fare. Nessuno si √® chiesto se non fosse quantomeno insolito che il Presidente della Repubbli ¬≠ca, per difendersi da ¬ęillazioni ¬Ľ e sospetti di un suo coinvolgi ¬≠mento, abbia reso pubblica una lettera che dimostra con ogni evidenza un esercizio, da parte sua, eccedente i propri poteri ed attribuzioni.

Tutte queste considerazioni a cosa portano? √ą difficile che vi siano oggi le condizioni – costi ¬≠tuzionali e, soprattutto, politi ¬≠che – per procedere aduna incri ¬≠minazione del Presidente della Repubblica per alto tradimento o per attentato alla Costituzione (art. 90 Cost.). La vicenda impo ¬≠ne, per√≤, almeno una discussio ¬≠ne politica sulla condotta tenuta dal Capo dello Stato. Il Parla ¬≠mento ha la responsabilit√† di di ¬≠scutere quanto accaduto, di esprimere una posizione netta: Napolitano si √® o no posto fuori (se non contro) dalla Costituzio ¬≠ne, al di sopra della legalit√† costi ¬≠tuzionale che egli stesso avrebbe dovuto garantire? Un ostinato silenzio, come quello che si √® ve ¬≠rificato in questo caso, crea, con ¬≠sapevolmente o meno, un pre ¬≠cedente costituzionale inquie ¬≠tante.

*Docente di Filosofia del di ¬≠ritto all’Universit√† di Genova


‚ÄúPolitici e istituzioni fanno di tutto per ostacolare i pm‚ÄĚ
di Silvia Truzzi
(da ‚Äúil Fatto Quotidiano‚ÄĚ, 4 luglio 2012)

E fu cos√¨ che le emozioni en ¬≠trarono nella storia dell’in ¬≠chiesta sulla trattativa Sta ¬≠to-mafia: ai turbamenti del ¬≠l’ex ministro Mancino, Ernesto Galli della Loggia dedica il suo editoriale di ieri sul Corriere, per ¬≠ch√© questi timori “sono la spia di una condizione del generale del Paese”. Un’Italia ostaggio dei meccanismi inquirenti della macchina giudiziaria. Anche Barbara Spinelli, su Repubblica, critica i politici. Ma con tutt’al ¬≠tre motivazioni: per lo scarso so ¬≠stegno alle inchieste sulla stagio ¬≠ne delle stragi.

Crede che la difesa di Manci ¬≠no giustifichi l’attacco alla magistratura?

Galli della Loggia si concentra sullo stato d’animo di una perso ¬≠na oggi indagata per falsa testi ¬≠monianza, sulla sua paura di es ¬≠sere “incastrato”. √ą stupefacente che nessuna parola sia dedicata alle lacrime che Borsellino vers√≤ un mese prima di morire, quan ¬≠do scopr√¨ che poteri ritenuti vi ¬≠cini tramavano la sua morte. O al pianto irato di Rosaria Schifani, vedova di un agente della scorta di Falcone. Nessuna piet√† per i morti per mano della mafia. Stu ¬≠pisce che uno storico s’improv ¬≠visi psicologo, per dedurre che c’√® un potere giudiziario perse ¬≠cutorio, che va ridimensionato.

Il professor Cordero ha det ¬≠to: “non √® buon segno che riappaia un’idea di justice retenue”, come quando i mo ¬≠narchi potevano impadronir ¬≠si dei processi.

Certo, cos√¨ si ritorna ai giudici sottomessi al buon volere del re. Si dice: i giudici tracimano nell’esercizio dei loro poteri. Non √® vero, i magistrati si muo ¬≠vono nell’ambito dei loro pote ¬≠ri. Sono le autorit√† politiche che tracimano.

A proposito: Galli della Loggia sostiene che i politi ¬≠ci non hanno il coraggio di denunciare le distorsioni della magistratura. L’oppo ¬≠sto di quello che lei sostiene su Repubblica.

Cosa vuoi dire che i politici non hanno saputo frenare i magistra ¬≠ti e i loro “teoremi”? O Galli della Loggia sa una verit√† che i giudici ignorano, e il “teorema” allora √® suo. Oppure, come credo, fa parte di coloro che la verit√† non la vogliono. La verit√† di questi trent’anni √® quella di una classe politica che – contro le vittime e i parenti delle vittime – non vuole lo scoperchiamento di quello che il procuratore Scarpinato chiama il fuori scena, il rimosso, il nascosto.

Antonio Ingroia ha detto: “Le istituzioni ci lasciano so ¬≠li”.

Ho le stesse sue preoccupazio ­ni. Il problema, non da oggi, è che le istituzioni fanno di tutto per ostacolare le procure che si attivano sul patto Stato-mafia.

Atteggiamento che getta una terribile ombra, perché ge ­nera un sospetto.

C’√® una frase, detta da Ingroia, che chiede alla politica di fare la sua parte, accertando la verit√† storica. Sono le parole che Bor ¬≠sellino disse prima di morire: la politica non faceva la sua parte, la giustizia era sola. Siamo sem ¬≠pre l√¨: le istituzioni vogliono o non vogliono sapere la verit√†? La vogliono dire agli italiani? E dalla morte di Dalla Chiesa e Chinnici che non la vogliono sapere: aspetto prove del contrario. E poi: che giudizio viene dato sul patteggiamento tra parti dello Stato e la mafia? Un negoziato non presunto, come dicono tan ¬≠ti, ma certificato dalla sentenza che condann√≤ all’ergastolo il boss Tagliavia. Si tratta ora di configurare il reato, se c’√®.

Cordero ha definito le dichia ¬≠razioni del presidente Napo ¬≠litano sulle intercettazioni una gaffe. Lei √® d’accordo?

S√¨, perch√© la legge sulle inter ¬≠cettazioni in Italia ha una storia torbida, scritta da leader politi ¬≠ci insofferenti all’indipendenza della stampa. Se anche ci sono dei problemi sulle conversazio ¬≠ni pubblicate, non √® in occasio ¬≠ne di una discussione sul patto Stato-mafia che si ritira fuori dal cassetto la legge bavaglio. Comunque non sono apparse sui giornali le conversazioni del capo dello Stato, sono circolate quelle del consigliere giuridico D’ambrosio: diranno i giudici se hanno qualche rilevanza penale. Non vedo nessuna aggressio ¬≠ne al Capo dello Stato.

L’aggressione starebbe nell’a ¬≠ver chiesto conto al Quirinale delle telefonate di D’ambrosio e Mancino. Nel suo editoriale, lei ha parlato “d’im ¬≠proprio favore del Colle a Manci ¬≠no”

Il favore e stato di verificare, come chiesto da Mancino, il buon coordinamento tra le pro ­cure: un coordinamento già as ­sicurato un anno prima da un protocollo fra procure, SU inizia ­tiva del Procuratore nazionale anti-mafia Grasso. Il Colle si è at ­tivato perché un politico gli ha chiesto aiuto. Questo mi pare improprio.

Ci sarà mai un momento di verità o andremo avanti con gli slogan usati come bandie ­rine durante le cerimonie?

Ormai sono ipocrite le frasi sulle “verit√† da cercare a ogni costo”, e anche le commemorazioni. Condivido lo “spaesamento” di Scarpinato, sempre pi√Ļ grande man mano che passano gli anni e le cerimonie. Ma i giudici stanno lavorando. Ne usciremo perch√© dev’essere dato un senso al loro lavoro e sacrificio, anche se, co ¬≠me tutti, sono fallibili. Perch√© ri ¬≠schiano di essere isolati e attac ¬≠cati come lo furono, ai tempi del poni di Palermo, Falcone e Bor ¬≠sellino.


Mafia e stato (d’animo)
di Marco Travaglio
(da ‚Äúil Fatto Quotidiano‚ÄĚ, 4 luglio 2012)

Si attendeva con ansia l’illuminato parere del professor Ernesto Galli nonch√© della Loggia sulla trattativa Stato-mafia e sulle pressioni del Quirinale per tentare di deviare il corso delle indagini. E ieri, finalmente, √® arrivato sul Corriere della sera. Anzitutto, sia chiaro che la trattativa √® solo “supposta”, mentre le pressioni del Quirinale sono “presunte” e dunque le polemiche sono “infondate”. A due settimane dalla pubblicazione delle telefonate Mancino-D’Ambrosio, nessuno ha ancora indicato quale norma consenta al capo dello Stato e ai suoi consiglieri di ordinare il “coordinamento” delle indagini fra diverse Procure (peraltro gi√† disposto dal Csm e da Grasso un anno fa). Ma queste – trattativa e pressioni – per Galli della Loggia sono quisquilie. Il “dato centrale” delle telefonate √® un altro: “lo stato d’animo di Mancino”. L’ex ministro dell’Interno, presidente della Camera e vicepresidente del Csm, ora privato cittadino ma speciale, al punto di potersi lamentare col capo dello Stato dei pm che lo interrogano, “non √® per nulla tranquillo… posseduto da un’inquietudine angosciosa, molto simile alla paura… Paura di essere `incastrato’ dai magistrati che conducono l’indagine… di diventare vittima di qualche loro `teorema’, di un loro partito preso che lo trasformi da testimone in imputato”. Infatti di li a poco lo divenne, per falsa testimonianza. Un ingenuo dir√†: se non sta bene, si prenda un tranquillante; se invece ha qualcosa sulla coscienza, se ne liberi. Invece no: Galli della Loggia e il Corriere che lo ospita in prima pagina hanno deciso di infangare tutta la magistratura inquirente del Paese, accusandola di condotte gravissime, criminali, eversive: la paura di Mancino non √® “un mero fatto personale”, ma “la spia di una condizione generale del Paese”. Chiss√† che gente frequenta, Galli della Loggia: a suo avviso, 60 milioni di italiani han paura come Mancino. E di che? Delle tasse? Delle banche? Della disoccupazione? Di non arrivare a fine mese? Della mafia? No, di tutti i pm, che com’√® noto passano il tempo a “incastrare” il primo che passa per la strada per poterlo accusare di aver trattato con la mafia o di aver mentito sulla trattativa. Supposta, s’intende. “Alzi la mano chi, nelle sue condizioni, non avrebbe gli stessi timori”. Dite la verit√†, cari amici che leggete questo articolo: chi di voi non ha mai temuto di essere incastrato nelle trattativa Stato-mafia? Ergo, i partiti si liberino al pi√Ļ presto del “timore di passare per ‘nemici dei giudici e riformino su due piedi la giustizia, anzi “l’accusa”, cio√® “le “Procure” perch√© la smettano di incastrare e spaventare milioni di piccoli Mancino. Il solito ingenuo dir√†: ma per non finire indagati, pardon “incastrati” per falsa testimonianza sulla trattativa basta non mentire sulla trattativa. Certo, ma andatelo a spiegare a Galli nonch√© della Loggia. Lui non sa (non legge nemmeno il suo giornale) che Mancino √® indagato non in base a un “teorema” , ma in seguito alle due bugie che √® accusato di aver raccontato al processo Mori. Primo: dice che nel giugno ’92, quando stava per diventare ministro dell’Interno al posto di Scotti, lo preg√≤ in ginocchio di restare al Viminale Peccato che Scotti lo smentisca. Secondo: dice che mai Martelli l’avvert√¨ dei contatti border line del Ros con Ciancimino. Peccato che Martelli lo smentisca. Non contento, dice pure di non aver saputo nulla del mancato rinnovo del 41bis a 334 mafiosi da parte di Conso nel novembre ’93. Strano, perch√© in agosto la Dia l’aveva avvertito con una nota riservata firmata da Gianni De Gennaro che le stragi di luglio erano finalizzate a una trattativa per ammorbidire il 41bis e qualsiasi cedimento su quel fronte sarebbe stato letto dai boss come una resa dello Stato e avrebbe prodotto altre stragi. Ma tutto questo Galli non lo sa, e nemmeno della Loggia Infatti scrive che “tutto porta a escludere” che Mancino “sia responsabile di qualcosa”. Tipico intellettuale di un Paese dove la mafia √® sempre certa, ma lo Stato no. Al massimo, √® uno Stato d’animo.


Il corazziere della sera
di Enrico Fierro
(da ‚Äúil Fatto Quotidiano‚ÄĚ, 4 luglio 2012)

Se un uomo potente, che nella sua vita politica √® stato ministro dell’Inter ¬≠no e poi numero due del Consiglio superiore della ma ¬≠gistratura, chiede l’intervento del Quirinale per difendersi da una indagine giudiziaria, fa bene. E Nicola Mancino, l’uo ¬≠mo potente in questione, ha fatto bene a chiamare in causa il consigliere giuridico di Na ¬≠politano, perch√© era un uomo terrorizzato. Ce lo ha spiegato ieri sulla prima pagina del Cor ¬≠riere della Sera Ernesto Galli della Loggia. Di cosa ha paura Mancino? si chiede l’editoria ¬≠lista. “Di essere incastrato dai magistrati che conducono l’indagine. Cio√® di diventare vittima di un qualche teore ¬≠ma, di un loro partito preso che lo trasformi da testimone in imputato… “.

L’EX MINISTRO dell’Inter ¬≠no, secondo Galli della Loggia, teme i “teoremi” dei pm di Pa ¬≠lermo. Quei magistrati che hanno concluso l’indagine sul ¬≠la “trattativa” tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra negli anni delle stragi di mafia, e che per anni hanno lavorato per ricostruire cosa accadde nell’esta ¬≠te del ’92. Nelle settimane che separano gli assassini di Falco ¬≠ne e Borsellino, anche loro iso ¬≠lati e al centro di poderosi at ¬≠tacchi ai tempi del pool anti ¬≠mafia. Ma la vicenda delle indagini sulla trattativa e sui ti ¬≠mori di Nicola Mancino, forni ¬≠sce l’occasione all’editorialista del Corsero per una riflessione pi√Ļ generale sul sistema giudi ¬≠ziario italiano. “Mancino non ha paura della giustizia, come invece piace fraintendere alla retorica giustizialista, bens√¨ dell’Accusa, che √® cosa assai di ¬≠versa”. Il “male”, quindi, sono le procure, “i meccanismi in ¬≠quirenti”, che terrorizzano tut ¬≠ti, potenti e comuni cittadini, “il maggior numero dei mem ¬≠bri del Parlamento e degli uo ¬≠mini dei partiti del centrosini ¬≠stra”. Che per√≤ non parlano, si guardano bene dall’interveni ¬≠re, per “il timore di passare da nemici dei giudici… “.

“E una visione apocalittica del ¬≠la giustizia italiana. Galli Della Loggia sa bene che le conclu ¬≠sioni dei pm sono sottoposte ad una serie di valutazioni, al ¬≠l’interno della procura e all’e ¬≠sterno di essa”. Pierfrancesco Morosini, segretario generale di Magistratura democratica, non condivide l’editoriale del Corriere. “La cosa che pi√Ļ mi colpisce in queste polemiche √® clic nessuno si pone il pro ¬≠blema delle interferenze, nes ¬≠suno spinge perch√© la giustizia faccia con tranquillit√† il suo corso. Qui siamo di fronte ad una indagine che cerca di far luce sulla trattativa Stato-ma ¬≠fia, per capire a che titolo e perch√© uomini delle istituzio ¬≠ni, pezzi dell’Arma dei Carabi ¬≠nieri e dei servizi, ebbero con ¬≠tatti con sensati di Cosa Nostra. Per un malinteso senso dello Stato? O per altro? Mi chiedo perch√© in questi lunghissimi venti anni, il Parlamento italia ¬≠no non abbia istituito una com ¬≠missione d’inchiesta per rico ¬≠struire la verit√†. Eppure, in altri momenti, della nostra storia, penso alle commissioni sulla P2 e sull’omicidio Moro, il Pae ¬≠se e le sue istituzioni seppero trovare momenti di verit√†”.

√ą FURIBONDO Antonio Di Pietro. “L’editoriale inizia con due parole: infondata polemi ¬≠ca, in riferimento al ruolo del Quirinale in questa vicenda. Non sono d’accordo. In pochi abbiamo parlato e scritto di questa vicenda per sottolinea ¬≠re la gravit√† e la irritualit√† di un intervento a favore di un testi ¬≠mone. Altro che infondata polemica. Mi meraviglia che un giornale importante come il Corriere accolga tesi totalmen ¬≠te fuori dalla realt√†, anticosti ¬≠tuzionali. Quello che sta suc ¬≠cedendo in questo Paese, con l’opinione pubblica che mette tutti nello stesso calderone, politici onesti e politici corrot ¬≠ti, guardie e ladri, magistratura contro politica, √® anche colpa di questi intellettualoidi, di questi sapientoni che voglio ¬≠no spiegarci come deve anda ¬≠re il Paese. Ha ragione il dottor Ingroia, questo Paese non vuo ¬≠le la verit√† sulle stragi di mafia, tutti gli sparano addosso, ma ha fatto solo la fotografia della realt√†”.

Andrea Orlando, responsabile Giustizia del Pd, nota un “salto logico nell’editoriale”: “Se Mancino non ha paura dei giu ¬≠dici, non ha neppure paura dei pm che non emettono condan ¬≠ne, fanno inchieste, poi ci so ¬≠no i processi. Il nostro sistema giudiziario ha un suo equili ¬≠brio e capacit√† di discernere. Il problema √® come l’indagine nelle sue fasi iniziali viene rac ¬≠contata, il processo mediatico, gli articoli e i dibattiti in tv. Ma anche questo aspetto non lo ri ¬≠solvi a livello normativo. Indi ¬≠viduare procure e pm come obiettivo √® sbagliato”.


Letto 1205 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart