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Ancora su Scajola

5 Maggio 2010

Non volevo scriverlo questo articolo, perché sarei apparso un ingenuo e mi sarei attirato l’ironia di molti, che avrebbero detto: Questo qui è un autentico pirla, ed io non avrei saputo che rispondere.
Dire che è un tarlo che non riuscivo a levarmi dalla testa, non sarebbe servito a niente.

Ma ora che Pierluigi Battista lo scrive qui, lo dico anch’io. Leggo, infatti:

“Nel caso opposto, e cioè nel caso in cui Claudio Scajola fosse stato vittima di un «trappolone » per incastrarlo, ci troveremmo di fronte (altro che «processo mediatico ») a una così colossale e capillare macchinazione ai danni di un politico, da far dubitare davvero della tenuta della nostra salute democratica.”

Sapete che sono sempre stato convinto che tutto quanto si muove in Italia ha la regia occulta del potere mafioso. Capitali ingenti non possono stare a bagnomaria. Devono essere impiegati, devono fruttare. E quale miglior frutto manovrare il potere nelle sue numerose sfaccettature, ivi compreso, ovviamente, il potere politico, quello che fa le leggi e regola (o dovrebbe regolare) la società civile?

Un tempo le infiltrazioni mafiose erano selezionate e numerabili; oggi, per la massa ingente dei capitali, non si può più parlare di infiltrazioni. Si deve ammettere, anche se dispiace, che il potere è, sic e simpliciter, mafioso.

Provate ad immaginare per un attimo che Scajola sia innocente, che quello che dice sia vero. Sembra un’assurdità, ma proprio perché appare tale, la si è concertata.

Provate a credere che qualcuno abbia pagato la casa di Scajola a sua insaputa. Voi direte: Ma ci sono le sorelle Papa che affermano di aver ricevuto gli assegni direttamente dalle mani del ministro! Il ministro sostiene di no. A chi dar ragione? La magistratura non ci offre, per la sua parte, risposte, almeno finora.

Scajola potrebbe aver firmato l’atto convinto che il prezzo di 610 mila euro fosse, sì di favore, ma tutto sommato di mercato. Non sapendo che qualcun altro, prima del rogito, aveva pensato di far avere alle sorelle Papa la differenza. Trovo un articolo qui, che dà delle interessanti indicazioni sui prezzi pagati nei vari anni da altri illustri compratori nello stesso fabbricato.

Ammetterete che un’ipotesi di questo genere è sconvolgente, giacché autorizza ad immaginare una corruzione estesa e non conosciuta agli stessi che ne hanno beneficiato. Qualcosa a cui nessuno aveva pensato mai. Una lebbra che si è estesa negli anni.

Se ne può uscire?

Gli uomini che riescono a salvarsi da questa lebbra ci sono, ma sono pochi, e non sono sufficienti a fermare il contagio. La massa di corruzione che si riversa loro addosso, li immobilizza.

Combattere questa infezione è però possibile. Difficile, ma possibile. Con una selezione rigorosa degli uomini. Chi dovrebbe farlo? I cittadini. Scegliendo loro nell’urna i candidati. Modificare a questo scopo la legge 270 del 2005. Certo, anche il popolo potrà sbagliare, ma non conosco, al momento, giudice migliore.

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“Una lettera anonima ha bruciato Scajola” di Roberto Catania. Qui.

“Scajola, addio tra le lacrime. “Berlusconi mi ha mollato”‘ di Francesco Bei. Qui.


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3 Comments

  1. Commento by giuliomozzi — 6 Maggio 2010 @ 09:06

    Bart, una corruzione sconosciuta agli stessi che ne hanno beneficiato è un’assurdita.

    Io ti pago, senza farti sapere che ti pago, senza farti sapere che ti pago io.

    E che ci guadagno?

    Non ha senso.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 6 Maggio 2010 @ 10:41

    Ottenere a disposizione l’arma del  ricatto può essere il guadagno che si cerca  in una eventuale manovra di questo tipo.
    Pare una assurdità, ma in una ipotesi di potere mafioso (dove quelle che appaiono a noi  grosse cifre non rappresentano grandi sforzi finanziari) può non essere fantapolitica.
    Comunque staremo a vedere. Spero che Scajola sia provato colpevole per il bene dell’Italia, perché altrimenti diventerebbe realtà l’ipotesi fantascientifica, che sarà difficile combattere.

    Ciò comunque che   non va nel nostro sistema è che una persona possa essere infangata (come è già successo), rovinata per sempre, e poi risulti innocente.

    Bisogna trovare il modo di rendere effettivo l’art. 27, secondo comma: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”

    Da qualche tempo questo è l’articolo della Costituzione più violato.

  3. Commento by Mario Di Monaco — 6 Maggio 2010 @ 11:01

    Stiamo ancora discutendo del caso Scajola e del confine fra etica e illegalità.
    Vi immaginate cosa accradrà quando fra poco cominceranno a fioccare gli avvisi di garanzia per la vicenda “appaltopoli”?
    Il caso Verdini ripropone il dilemma della decisione che deve assumere un politico che riceve un tale avviso.
    Mi sembra che la magistratura stia vagliando comportamenti che oscillano fra malcostume ed illegalità e nel dubbio sul da farsi presumo che un avviso di garanzia non lo negherà a nessuno.
    Speriamo bene.    

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