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Ancora una volta ho fiducia in Schifani

17 Aprile 2010

È diventato scomodo, Schifani. Vedrete che torneranno gli attacchi che già lo videro bersaglio alcuni mesi fa.
Ieri Schifani ha confermato di nuovo il suo punto di vista, di tornare cioè alle elezioni in caso di scissione della maggioranza, ed ha rivendicato il diritto di esprimere il suo pensiero, pure nel caso che ciò infastidisca Napolitano:

“«Difendo la mia libertà di pensiero, senza per questo scalfire la libertà e le prerogative del capo dello Stato ». Schifani ha messo in guardia anche dai rischi di una scissione dei “finiani” dal Pdl: «Ne uscirebbe un governo denso di contraddizioni e di tensioni e tutto questo rallenterebbe l’azione dell’esecutivo, mentre l’Italia ha diritto ad avere un governo stabile e coeso ».”

Quando Fini pontifica dal suo scranno, né l’opposizione né il capo dello Stato protestano, quando lo fa Schifani, che non fa altro che riportare il pensiero di una stragrande maggioranza di elettori del centrodestra, allora si alzano i muri e lo si attacca.

Vedrete che, se Schifani continuerà a dire la sua in contrasto con l’opposizione e con Napolitano, presto diranno che è stato lui il mandante dell’assassinio di Falcone e Borsellino. Ci hanno già provato con Berlusconi e hanno fatto cilecca, vediamo se con Schifani andrà meglio.

Troveranno qualche nuovo Spatuzza e quei noti ed addestrati pm pronti a cavalcare la bufala. Repubblica aprirà una sottoscrizione per chiedere le dimissioni di Schifani, e ad essa prontamente aderiranno i soliti affitta cervelli e firmaioli.

A proposito di Spatuzza, avrete letto che il pg Antonino Gallo ha rincarato la dose per Marcello Dell’Utri proprio servendosi della deposizione che tutti abbiamo ascoltato in tv. L’ha definita perfetta:

«Le dichiarazioni di Spatuzza si integrano alla perfezione, in maniera armoniosa, con le prove precedenti e tracciano un quadro preciso dei rapporti tra il senatore e i Graviano ». Andiamo bene!

Ma mi pare che Schifani non sia un “cachetta”, e contro di lui i calunniatori ci si potrebbero anche smusare. Gli affido perciò tutta la mia fiducia affinché sia respinto qualsiasi tentativo scalfariano di pervenire ad un ribaltone, rischio che – conoscendo i nostri politicanti – è sempre dietro l’angolo, come leggo anche qui:

“Ma nella maggioranza si teme che non si possa arrivare allo scioglimento delle camere e che nell’eventualità, di una caduta anche volontaria del Governo, dietro l’angolo ci possono essere esperimenti di Governo istituzionale. Il presidente del Consiglio ha già fatto sapere di non essere disponibile a pastrocchi.”

Ieri sera ho assistito alla trasmissione L’ultima parola e sono rimasto sconvolto dalle frasi e dagli accenti usati da Italo Bocchino e Adolfo Urso contro gli altri colleghi di partito presenti in studio. Come ha detto Maurizio Lupi, aggredito verbalmente più di una volta come la Daniela Santanchè,   pareva di avere di fronte non due politici dello stesso partito, bensì Marco Travaglio e Antonio Di Pietro.

È apparso evidente che tanto Bocchino quanto Urso sono stati punti dalla tarantola dell’antiberlusconismo. Parlavano con gli stessi toni e con lo stesso sarcasmo adoperati dall’opposizione. Sono saltato sulla sedia: Ma questi, Berlusconi lo odiano! Non c’è nessuna differenza tra questi due e Franceschini.

Dubito che una eventuale riconciliazione tra posizioni così contrapposte possa essere sincera e portare lontano. Secondo me, si avvierebbe una fase di logoramento destinato a paralizzare l’azione di governo. Meglio evitarla. Italo Bocchino, Adolfo Urso e Gianfranco Fini non hanno più nulla in comune con il Pdl.

Una delle loro rivendicazioni più insistite è quella che, siccome alcuni ex An in quota del 30% (secondo la spartizione al momento della nascita del Pdl) sono in sintonia più con Berlusconi che con Fini, devono essere sostituiti con altri più vicini al presidente della Camera.

Vi sembra un modo di ragionare di persone che intendono amalgamarsi dentro il nuovo partito? O non vi pare piuttosto il tentativo di mantenere il fucile puntato contro Berlusconi?

Da chi utilizza questo modo di pensare, non si può ricavare niente di buono.
Ma dobbiamo attrezzarci ed essere pronti.

Sono sicuro, infatti, che qualcuno sta già lavorando nell’ombra ad una ipotesi di governo istituzionale. Questa ipotesi avrà una sua accelerazione nel momento in cui (forse giovedì prossimo dopo la riunione della direzione del Pdl) Fini deciderà di costituire un gruppo autonomo. Bocchino ha confermato che questa alternativa resta ancora valida.

Se l’ipotesi di un governo istituzionale dovesse concretizzarsi in seguito alla crisi della maggioranza, mi rivolgo a Schifani perché la respinga con tutte le forze. Non solo, ma gli chiedo di fare anche un gesto clamoroso di protesta dimettendosi da presidente del Senato.

Gli elettori hanno il diritto di non essere presi in giro, e qualcuno dovrà protestare per loro.


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3 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 17 Aprile 2010 @ 09:45

    Dal Legno

     

    Hai centomila ragioni Bart, ma cerchiamo di mantenere la calma.
    Siamo in piena bega, ma vedrai che il polverone si dissolverà di fronte alla fermezza di Berlusconi e ad un insieme di altre prese di posizione, non ultimo il timore di dover ricorrere a nuove elezioni, che Napolitano non vuole, nè vuole l’opposizione tutta, ben sapendo che sarebbe la sua fine ignominiosa.
    Troppi fanno finta che la volontà popolare non conti, ma sanno benissimo che ormai il Popolo si è svegliato e vuol dire la sua.

    Questo da Libero

  2. Commento by Felice Muolo — 17 Aprile 2010 @ 18:43

    Bart,  nessun partito politico, amico o nemico, consegnerà mai nelle mani di    Berlusconi tutto il potere che cerca.  A torto o a ragione. Semplicemente perchè le bocche da sfamare sono tante  e troppo affamate.    Oltre che ambiziose.

  3. Commento by Mario Di Monaco — 18 Aprile 2010 @ 11:42

    Ogni volta che Urso e Bocchino affrontano il tema della crisi della maggioranza,

    propongono con insistenza la tesi che l’atteggiamento ostile di Fini trova le sue ragioni nel fatto che egli è il cofondatore del PDL e che quindi con lui bisogna fare i conti per definire l’azione di governo.

    Sembra di capire che, secondo loro, in virtù di questo indubbio merito egli avrebbe una sorta di diritto di veto sulle scelte del partito.

    Ovviamente non può essere così e gli organi   preposti alla guida della nuova formazione politica devono affermarlo con estrema chiarezza.

    Fini, come qualsiasi altro autorevole esponente del PDL, ha il diritto/dovere di concorre con il suo contributo di idee alla costruzione della linea politica del partito, ma le scelte unitarie devono essere definite secondo le regole democratiche e portate avanti dal leader eletto dalla maggioranza degli iscritti, attraverso gli assetti organizzativi che ritiene più opportuni e di cui si assume la piena responsabilità.

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